L’avventura coloniale libica raccontata da un coratino
Un libro del coratino Francesco Mennuni ambientato nell’Italia imperiale fascista, dove ventimila coloni abbandonarono il proprio Paese per imbarcarsi nell’avventura coloniale libica.
E’ stato pubblicato nei giorni scorsi “I Ventimila. Ritorno in Italia” (pag.371, prezzo 14,20 Euro), un testo edito da ARPANet di Milano e scritto da Francesco Mennuni, nato a Corato ed emigrato con i genitori in Cirenaica, terra mitica della sua infanzia, in tenera età.
Il libro è ambientato nell’Italia imperiale fascista, dove ventimila coloni abbandonarono il proprio Paese per imbarcarsi nell’avventura coloniale libica.
Dopo anni di duro lavoro e sogni di una prosperità duratura, la guerra distrusse le loro speranze, obbligandoli al ritorno in una patria ormai divenuta ostile.
Contrapposti ad altri contadini in una contesa senza fine per la proprietà della terra, frustrati nelle aspirazioni ad una vita indipendente, sfruttati da chi cerca di arricchirsi a loro spese, i protagonisti di questo denso racconto gettano luce su una delle realtà meno note della nostra storia recente: il rimpatrio dei profughi dalla Libia.
Un intreccio di famiglie, di rancori, di passioni, di separazioni, ma anche di perdono e di fiducia nell’operato della Divina Provvidenza: in un grandioso affresco, I Ventimila restituisce lo spaccato di una Puglia contadina, legata a tradizioni ormai scomparse, lontanissima dalla ventata di progresso che investe il Paese negli anni Settanta.
Sotto il cielo implacabile delle Murge si svolgono le vicende degli abitanti di Corato, impegnati in una lotta per la sussistenza che non risparmia nessuno, finché non è più possibile distinguere tra torto e ragione, successo e sconfitta, buoni e cattivi.
Su tutti troneggia la necessità, che spinge alle risoluzioni più estreme: nuclei familiari si disgregano sotto la spinta di un’emigrazione forzata, amori vengono soffocati nel miraggio del benessere e madri prendono la via della prostituzione in favore dei propri figli.
Nel vuoto istituzionale, quando sembra che anche la giustizia divina sia venuta meno, ai personaggi non rimane che accettare e svolgere il proprio compito con umiltà e rassegnazione, in attesa di tempi migliori.
In contrasto con la durezza dell’esistenza, il paesaggio pugliese che affascina con i suoi ulivi, i mandorli, il profumo penetrante delle erbe aromatiche, l’arcano mistero delle casedde e la sensualità di torride notti.
Una narrazione venata di lirismo, un passato che riaffiora con forza, uno stile profondamente evocativo, che restituisce appieno il sapore di tempi e luoghi lontani.
Francesco Mennuni, nato a Corato, a tre anni, emigrò con i genitori in Cirenaica. Nel 1940, il regime fascista decise il rientro in Italia suo e di altri ragazzi che, per cinque anni, vissero nelle colonie della G.I.L.
Ritornato a Corato, completò gli studi, diplomandosi come insegnante. Da allora, ha lavorato in molti istituti, muovendosi per la penisola: partendo da Corato, si è spostato a Bitetto, Trani, Andria, Areisate, Louino-Motte, Louino-Voldomino, Germignaga, per concludere la propria attività a Varese.
Vive ora nella splendida e tranquilla Gazzada, a un passo da Varese.
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