San cataldo e le tradizioni, atto secondo

La Redazione

Dopo la prima lettera su tradizioni e festa patronale e la successiva richiesta di chiarimenti del vicario zonale don cataldo Bevilacqua, ecco le precisazioni del nostro lettore Nicola Vangi.

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Dopo la prima lettera su tradizioni e festa patronale e la successiva richiesta di chiarimenti del vicario zonale don cataldo Bevilacqua, ecco le precisazioni del nostro lettore Nicola Vangi.

Caro don Cataldo,
come richiesto, rispondo “per iscritto”, a quanto rivoltomi nella nota apparsa l’altro giorno su CoratoLive.it.

Non sono un “grande vecchio”, ho solo 46 anni, ma dichiaro serenamente, come già detto, di essere un “fissato” nel ricordare visivamente (soprattutto visivamente) quello che vedevo… che ce posso fa’!

Domanda: cosa vuol dire tradizione? Il dizionario della lingua italiana De Mauro dà diverse interpretazioni…

1) trasmissione del patrimonio culturale delle generazioni passate, costituito specialmente da consuetudini, memorie, notizie, ecc., attraverso la documentazione scritta, la comunicazione orale.
2) qualsiasi contenuto culturale trasmesso dalle generazioni passate – complesso delle consuetudini, degli usi e dei costumi trasmessi nel tempo.
3) nel cristianesimo, il patrimonio di verità e di norme originatosi dal processo di interpretazione del dato rivelato che si sviluppa all’interno della comunità fin dai tempi degli apostoli.


Oggi è proprio il recupero delle tradizioni è alla base della riscoperta di sagre dimenticate, dei bei tempi andati, riscoperta di musiche e danze dei nostri nonni, il nostro buon dialetto, anche per quell’”effetto turismo” che fa tanto bene all’economia!

Ieri, la festa patronale era l’occasione, “sfruttando” (mi si scusi il termine!) proprio la figura del santo, per riunirsi con gioia, ringraziarlo per i frutti della terra e per il guadagno che ciascun “cristiano” aveva ottenuto nell’annata appena trascorsa e per chiedere la “grazia” di una nuova buona annata, tra raccolta di uva, olive, frutta…

La festa era attesa con trepidazione, per divertirsi, per ammirare le luminarie, per ascoltare musica (mica c’erano radio e tv)… insomma la festa onorava il santo e lo ringraziava anche per ciò che, soprattutto per chi viveva in campagna e nelle masserie, aveva l’occasione di vederle una volta l’anno… grazie San Cataldo!

Da bambino (ed è qui che i miei ricordi nascono, grazie alla presenza dell’attività commerciale di mio padre sullo stradone vicino al palazzo di città) mi divertivo nel veder montare le luminarie, quelle di Tarricone, per alcuni anni quelle di una ditta di Barletta, nel 1981 le luminarie “napoletane” con i pali di colore azzurro, una volta ricordo l’installazione di luminarie su via Aldo Moro, il montaggio del luna-park in largo Plebiscito (e chi non ricorda le arrabbiature di don Peppino Mintrone con il titolare dell’autoscontro?), il comitato situato nel locale sotto il livello stradale (piazza Sedile/largo Plebiscito), le bancarelle intorno allo stradone, ricordo una donna anziana che situava la sua bancarella di torrone sul marciapiede dove ora è la sede del gruppo politico “La Margherita”, lo scarico di tavolini e sedie alcuni giorni prima della festa al “Gran Caffé” oppure dove oggi vi è il monumento dedicato all’ing. Santarella…

“U’ tammurre” gironzolava in lungo e in largo per la città, già da un mese prima (ricordo un anno la presenza di un gruppo napoletano, tipo Totò ne “L’oro di Napoli”) e venivano montate le travi, sulle vie principali, per evitare il transito di veicoli lungo il corso… beh, sono o non sono un “fissato” nel ricordare tanti piccoli particolari che oggi, ahimé, sono in tantissimi a non ricordare più? “U’ fuoche de mezzadì”, “u’ fuoche de re ventiquattrore”… Ricordo la processione della domenica mezzogiorno, dopo la messa pontificale in Chiesa Matrice… e se li ricordo io, chissà quanta altra gente ricorderà questo particolare, della gente ben vestita intorno allo stradone!

Non si mette in dubbio che la festa patronale non “deve essere passerella per nessuno”, ma la festa era l’occasione per l’acquisto del vestito buono, per far vedere agli altri che gli affari erano andati bene durante l’anno… era la vita di un paese agricolo, era “LA VITA” caro don Cataldo, il ringraziamento verso il santo dei nostri nonni, onorarlo, pregarlo, crederci, santificarlo durante il lavoro nei campi e… se le cose andavano bene in campagna, se i frutti della terra avevano dato “denaro” tutta la comunità cittadina ne guadagnava, ne andava fiera, la città senza indugio “dava” a chi organizzava la festa e la festa era bellissima… Oggi perché la festa è “povera”, perché nessuno si impegna ad “imitare” le gesta del santo irlandese che Corato scelse sostituendolo a San Cristoforo?

Oggi nessuno ha più bisogno dell’arrivo della festa per comprare l’abito buono, è chiaro più del sole che si acquista l’abito buono, o non buono che sia, in qualsiasi giorno dell’anno… e quindi nessuno deve far defilee per il corso, basta dare una breve occhiata ai giovincelli presenti ogni sera su corso Cavour…

Oggi la “campagna” non è più la primaria fonte di sostentamento della città, per non parlare poi di come la “campagna”, vuoi per le condizioni atmosferiche, per la concorrenza estera, per i costi per “gestire” l’agricoltura, per i molti che hanno abbandonato il lavoro agricolo, è diventata sempre più la “cenerentola” delle attività produttive locali… Oggi si “sopravvive”, alla faccia di qualsiasi governo, e in molti puntano, purtroppo, alla propria esteriorità. Che interesse ha un giovane (ma anche un meno giovane) di oggi per san Cataldo… si risparmia per la vacanza in Grecia, a Praga, di lì, di là… alla bella macchina, al vestito firmato, al vivere “alla giornata” perché, ahimé, ci siamo (e ci hanno sempre più) convinti che “del doman non v’è certezza”!

La preghiera per il santo patrono fino ai primi anni ’80 era sentita… ricordo una volta una processione penitenziale una domenica di giugno (avevo 17 o 18 anni) perché non pioveva da tempo e la campagna era assetata… “penitenziale”, sì, la processione era “penitenziale”, si faceva “penitenza”, si chiedeva al santo, partecipando alla processione, un “aiuto”… del resto il termine “penitenziale” appare sempre, se non vado errato, nel programma della festa!

Caro don Cataldo, io ricordo che prima del busto argenteo di san Cataldo, l’arciprete portava in processione anche il SS. Sacramento ed era presente l’omonima confraternita… sarà accaduto qualche volta, probabile, ma è accaduto!

Caro don Cataldo, Lei mi dice “i segni esterni vanno adeguati all’oggi”! Più che mai giusto, allora non parliamo più di “tradizione”, non parliamo più di “sacro”, visto che oggi il “sacro” viene sempre più messo da parte dal “profano”, dal “sacrilego” finanche!

I coratini, pur nella frenesia agostana, vedevano nella presenza del santo patrono presso la c.d. “macchina” di largo Plebiscito, un occhio benevolo in più, collocare l’icona presso il Palazzo di Città è per me un “sacrilegio” bell’e buono… il palazzo comunale, sede dell’attività amministrativa e politica della città, simbolo per nulla sacro della vita di ogni giorno, in quanto rappresenta TUTTI i cittadini, che oggi appartengono a tante confessioni religiose, cozza in maniera inevitabile, la religione cattolica non è più “religione di stato”… è più “sacro” largo Plebiscito, una “VIA-VITA” di ogni giorno, dove ogni giorno il “cristiano” (inteso sia come uomo credente, sia come UOMO) lavora, si dà da fare, VIVE!

“Relegare” l’icona del santo patrono e, come ripeto, visitabile in “ore d’ufficio” in un luogo non sacro continua ad essere per nulla idoneo… meglio, questo sì, pregare san Cataldo presso la “Chiesa Granne”, quando ognuno di noi lo desidera!

Non si mettono in dubbio le difficoltà che servono per unire, negli anni 2000, “sacro e profano” e ci si ritrova con il dubbio: organizzare la festa ad agosto oppure a maggio?

Per il sottoscritto sarebbe opportuno festeggiare san Cataldo illuminando la sola via Duomo, con la sola processione del busto argenteo, una tradizionale fiera, luna park, fuochi d’artificio e… non importa se a maggio o ad agosto, se rispettare la “tradizione religiosa = maggio” o la “tradizione popolar-religiosa = agosto”!

Non credo che in altri città viciniori, dove le tradizioni profano-folcloristiche si sposano perfettamente con le tradizioni religiose, “carri trionfali” in processione, la “stracciata” della Madonna della Bruna a Matera, cavalli bardati  a Noci o ad Ostuni, creino il distacco del popolo di Dio e il “santo”, anzi… ma noi a Corato vogliamo essere “superiori”, ma superiori a cosa?

Da fedele attendo una risposta relativa all’assenza del nostro Vescovo alla processione della domenica (mons. Pichierri, vedasi servizi televisivi locali, è presente nelle processioni di tutte le altre città della diocesi) e, se ben ricordo, l’ultima volta che ho visto il nostro Vescovo per tutta la durata della processione domenicale è stata nel 2000, in occasione della processione congiunta di san Cataldo e della Madonna Greca.

L’assenza del nostro Pastore e la sola presenza di parte del clero locale fa tanto male alla religiosità a cui Lei, da Vicario Zonale, punta e dà adito a molti di “sparlare”: mancano finanche i sacerdoti ad una delle più importanti processioni della città… Se è riuscito ad invitare tutte le confraternite a presenziare nelle processioni come mai non ci riesce a far sì che tutti i Suoi confratelli ci siano?

Non vorrei che tutto quello che c’è stato insegnato debba, per non so cosa, cadere rovinosamente… tutti hanno bisogno di un “faro” e i “custodi” di tale faro, voi sacerdoti, avete il dovere primario di non farlo spegnere!

Nicola Vangi

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