Tradizioni: ormai solo un lontano ricordo?

La Redazione

La nota di un nostro lettore, Nicola Vangi, sulle tradizioni della festa patronale dimenticate e mutate nel tempo

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La nota di un lettore, Nicola Vangi, sulle tradizioni dimenticate durante la festa patronale.

La nostra Corato ha il privilegio di avere tantissime peculiarità, lo “stradone”, l’”estramurale” tutto tondo, tante tradizioni, ma… con il passare degli anni, tali tradizioni vanno “a farsi benedire” per poi ripristinarle con tutte le modifiche “del caso”.

Mi sono divertito, usiamo questo termine, nel leggere il “volantino” apparso sui portoni che si affacciano sul corso cittadino che recitava più o meno un “ripristino” delle tradizioni per quanto riguarda l’esposizione di “coperte, luci e fiori” al passaggio del busto argenteo del Patrono… ma come?

Se non ricordo male (e per un “fissato” come me!) durante la processione penitenziale della domenica, che fino agli anni ’70 si svolgeva alle 13.00 (come facevano i nostri beneamati concittadini a vestire “alla san catalle” con abiti scuri, soffrendo copiosamente il caldo agostano… mentre oggi siamo abituati a vestire con short e maglietta!), insieme al busto argenteo c’era anche la presenza del Santissimo e dell’omonima confraternita, che oggi sfila solo durante la processione del Corpus Domini.

Ecco il perché della tradizione di “esporre” la cosiddetta “coperta buona”, quella del “corredo”… e i fiori, le luci… ma chi le ha mai viste? Probabilmente quando non c’erano le luminarie e si viveva con gioia la festa patronale.

Oramai le tradizioni si stanno perdendo sempre più, chi non ricorda u’ tammurre che percorreva in lungo e in largo il paese già da un mese prima e chi non ricorda la “macchina” di largo Plebiscito… quella era sì una tradizione che doveva essere ripresa appieno e non relegare il nostro Patrono dentro il Palazzo di Città e visitabile in “ore d’ufficio”, per continuare la mia “polemica” per quanto riguarda questa scelta, o la “precisa” assenza alla processione penitenziale, alla faccia delle tradizioni, del vescovo e di tutto il clero locale, cosa che non accade nelle città viciniori anche appartenenti alla stessa Diocesi.

Continua, a dir le verità, la tradizione di passare da un lato all’altro del corso durante le varie processioni… beh, qui a noi coratini non ci batte nessuno!
E come si farà con la tradizionale “vigilia di Natale in piazza” nel momento in cui andranno via le bancarelle di piazza Di Vagno per far posto al previsto parcheggio?

Nell’ambito delle tradizioni “ripristinate” vi è quella della “Barca di Santa Maria” ripresa da una ventina d’anni a questa parte per l’impegno del prof. Giuseppe Sciscioli e rivalutata a “concorso cittadino”.

Il bando 2006, peraltro approvato in consiglio comunale, prevedeva, fra l’altro l’utilizzo di carta crespa o velina, che già nello scorso anno (con una barca premiata) vedeva l’utilizzo di cartoncino… ma, vedasi il cattivo tempo, si potrebbe optare per l’uso anche di plastica trasparente!

Si prevedeva, inoltre, di allegare “fotografia del manufatto” alla domanda di partecipazione entro il 1° agosto 2006, dimenticando, ahimè, che la costruzione della “barca” in canna e velina, per tradizione, si è sempre fatta la settimana precedente il 15 agosto…

Sempre il bando prevedeva l’esclusione delle barche già candidate ai concorsi precedenti… cosa significa? Le “barche” mica possono essere conservate in “carta velina” per un anno… al limite la “scocca” e che vorrà dire il bando, che si potrebbe usare la “scocca” degli anni precedenti oppure… Ed è qui il mio primo “sfogo”.

Da “barcaiolo” scopro alcune barche “rifatte” (quindi con la vecchia “scocca”, come dire un bel lifting e via!) e per giunta ripremiate… e che tradizione è questa? E dove va a finire l’originalità, la realizzazione, la qualità estetica, la creatività e, per dirla in breve, la “tradizione” con la T maiuscola? Peraltro le “barche” vengono valutate “di giorno”, quando, al contrario, sarebbe bene valutarle illuminate “di sera”…

L’ultimo capoverso del bando prevede che “al termine del concorso tutte le barche premiate saranno esposte in data e luogo indicati dall’Amministrazione”, il suggestivo scenario di via San Benedetto e via Monte di Pietà e scopro, tramite il portale internet coratolive.it, che le “barche” vincitrici, ad eccezione di una, sono state esposte in altri luoghi, la prima in vico Mummu e la terza… beh non so!

Peraltro il modello di partecipazione al concorso prevedeva proprio questi due “fondamentali” impegni da parte del firmatario: “esporre la propria barca, se premiata, in data e luogo indicati dall’Amministrazione comunale” e “che la barca in concorso non ha partecipato alle edizioni precedenti”… ergo, tiriamo le conseguenze…

Quest’anno non volevo partecipare al concorso ma mio figlio, undicenne, mi disse: e perché no? La faccio io! Beh, personalmente l’ho aiutato tantissimo… e non vorrei che il mio sfogo fosse inteso come lo sfogo di chi ha perso, ma, leggendo il bando, alcune cose balzano vistosamente all’occhio e un po’ di rabbia viene fuori, e le nuove generazioni rimangono, in tale maniera e ancora una volta, deluse!

Premi da 300 euro (pari a 600000 lire) o 150 o 100 euro… vi è una notevole differenza, sarebbe stato più credibile (non so se il termine sia felice!) assegnare premi più abbordabili e dare un contributo spese per tutti nel pieno rispetto del bando di concorso!

Scoprire che il vincitore dell’anno scorso è risultato quest’anno secondo con la stessa “scocca” di barca… beh, lo sfogo viene spontaneo!

Le tradizioni a Corato… siamo solo capaci a farle decadere nel tempo! L’anno prossimo costruirò una nuova “barca di Santa Maria” e tradizionalmente la esporrò solo al balcone di casa mia partecipando al concorso organizzato da me stesso che mi vedrà unico partecipante, unico vincitore, unico perdente!

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