“Le cattive compagnie del Sindaco Perrone”

Francesco Stolfa

I successi locali del Sindaco contrastano con le performance negative dei suoi amici e compagni di strada

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In questo referendum il Sindaco si è trovato proprio dalla parte sbagliata.

Questa volta non sono serviti a nulla neanche il suo carisma, i suoi consigli, i suoi bigliettini distribuiti da viale Cadorna e da via Parini: la Devolution i Coratini proprio non l’avevano digerita e la Casa delle Libertà, anche a Corato, ha rimediato una sonora sconfitta (praticamente si è invertito il risultato del referendum cittadino sulla sesta provincia, anzi peggio).

Del resto, mi ha davvero meravigliato che il nostro Gino abbia disciplinatamente fatto questa campagna elettorale senza un’ombra di dissenso verso una riforma che contrastava con tutto quello che lui ha sempre sostenuto. Che cosa fa la disciplina di partito!

Ti fa appoggiare anche cose in cui non credi e sono certo che Gino non credeva in una riforma costituzionale che serviva soltanto a rafforzare le ali estreme dello schieramento politico, che sembrava fatta su misura per la Lega e per Rifondazione Comunista.

In realtà gli capita da un po’ di tempo: i suoi successi locali contrastano con le performance negative dei suoi amici e compagni di strada.

Il Silvio nazionale ha collezionato una lunga serie di figuracce e probabilmente passerà alla storia (com’era sua ambizione) ma solo come l’unico leader politico al mondo che abbia stravolto il sistema democratico del suo Paese cambiando – a colpi di maggioranza e nell’imminenza del voto – la legge elettorale e mezza Costituzione solo per rimediare una serie di sonore sconfitte che con la legge vecchia avrebbe evitato. Se questo non basterà a decretarne la fine politica vuol dire proprio che l’Italia è il Paese di Pulcinella.

Per quanto riguarda il suo referente regionale, Raffaele, peggio che andar di notte! È accusato di aver intascato una enorme tangente (lui sostiene che è stato un finanziamento lecito) con cui avrebbe finanziato la sua brillante campagna elettorale del 2005, quella in cui l’astro nascente forzista perse la poltrona sul filo di lana riuscendo a far eleggere in Italia l’unico Governatore di Rifondazione Comunista.

Della serie: cornuto e mazziato, come diciamo da queste parti. Noi gli auguriamo di venirne fuori immacolato però non ci pare, in ogni caso, che neanche per lui si prospettino radiosi orizzonti politici.

In questi anni il nostro Gino ha dimostrato una buona capacità di gestione della macchina amministrativa locale, una enorme capacità di interpretare i bisogni e le voglie dei Coratini, una indiscussa abilità politica (un esempio ne è anche l’andreottiana capacità di incassare elegantemente le punzecchiature satiriche), è la macchina da voti che tutti conosciamo, eppure ha le ali tarpate a causa delle cattive compagnie.

Non sarebbe il caso di cambiarle?

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