31 maggio 1885: Viva Garibaldi

Pasquale Tandoi

Nell’agosto del 1860 Corato era stata una delle prime città ad insorgere, sull’onda suscitata dalla spedizione dei Mille, contro il regime…

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Nell’agosto del 1860 Corato era stata una delle prime città ad insorgere, sull’onda suscitata dalla spedizione dei Mille, contro il regime borbonico e a

darsi un governo provvisorio; molti coratini avevano indossato la camicia rossa e seguito Garibaldi nelle sue campagne militari.

Per questo la morte

dell’Eroe dei Due Mondi, avvenuta nel 1882, suscitò profonda commozione nella nostra città. Ben presto si formò un comitato promotore, con le più importanti

personalità coratine del tempo, che raccolse i fondi necessari per un monumento, fece eseguire l’opera e organizzò la grande festa

dell’inaugurazione.

30 maggio 1885.
Sin dalle prime ore del mattino i concerti cittadini percorsero le strade suonando gli inni garibaldini e annunciando l’inizio della festa. La città era

tutta imbandierata. Verso le sette del mattino le carrozze del Comitato Organizzatore si mossero alla volta di Trani per accogliere l’on. Giovanni Bovio

proveniente da Roma. Un corteo di trenta carrozze lo accompagnò nel pomeriggio a Corato dove un immenso concorso di popolo, le associazioni operaie, due

bande coratine e una di Ruvo lo accolsero “fuori porta con frenesia”.

Acclamato tra due fitte ali di folla entusiasta, il parlamentare percorse un

lungo tratto di stradone fino al Palazzo di Città dove il Sindaco e la Giunta gli tributarono i dovuti onori. Poi l’on. Bovio si affacciò a salutare una

folla di circa diecimila persone. Alle nove di sera ebbe luogo la serata di gala al Teatro Comunale dove Bovio tenne un applauditissimo discorso. Seguirono

inni, poesie e scenette patriottiche.

31 maggio.
Alla stazione.
Già dalle sei del mattino le dieci società operaie di Corato erano schierate sul grande piazzale della tramvia ad attendere l’arrivo delle società consorelle

da altri paesi. Cinque bande musicali ripetutamente suonavano inni patriottici. Le prime a giungere furono le società di Brindisi e Spinazzola, poi via via

quelle di Minervino, Barletta, Andria, Ruvo, Trani, Molfetta, Bari, Bisceglie. Ad ogni arrivo sventolio di bandiere, fazzoletti rossi e stendardi, frenetici

applausi. L’entusiasmo salì alle stelle quando giunsero i reduci garibaldini di Corato. Verso le 9 più di mille e trecento operai erano schierati con l’aria

marziale dei vecchi combattenti.

Il corteo.
Tutto era pronto. Il corteo mosse dalla stazione in questo ordine: lo apriva la banda cittadina, poi il Comitato Organizzatore, seguito dai rappresentanti

delle dieci operaie; venivano poi i reduci garibaldini con le Bandiere delle Patrie Battaglie, infine i delegati delle società operaie dei paesi sopra

citati. Il corteo dopo aver percorso lo stradone ritornò in piazza Municipio e si sistemò intorno al monumento a Garibaldi.

Inaugurazione del monumento.
Alle 11, dopo che tutte le autorità ebbero preso posto sui palchi fatti costruire appositamente dal Comitato, la statua di Garibaldi fu scoperta. Le cinque

bande la salutarono col “magico inno garibaldino e dal petto di tutti gli spettatori si sprigionò un hurrà unanime di plauso”. Fu un delirio.
Iniziarono quindi i discorsi.

Il sindaco Vitantonio La Monica: “Saluto in nome di questa cittadinanza la sacra effigie dell’immortale eroe Giuseppe Garibaldi! Nome leggendario, al cui

solo accenno viva si dipinge innanzi la mente la grandiosa epopea del nostro Risorgimento! Saluto il supremo fattore di libertà, l’uomo provvidenziale che,

congiunto alla splendida figura della padre della Patria, re Vittorio Emanuele, circondati entrambi da un’aureola di illustri martiri, formano l’astro

sublime che s’impone alla venerazione di tutta l’Italia…” Un discorso breve, sentitamente patriottico, interrotto quasi ad ogni frase da uno scoppio unanime

di applausi ed evviva.

Poi prese la parola l’operaio Cataldo Di Gennaro che, a nome delle associazioni cittadine, donò “due diplomi d’onore”, uno al sindaco, presidente del

Comitato, e l’altro al signor Beniamino Quinto, vicepresidente.

Intervenne poi l’avvocato Pietro Grilli che descrisse efficacemente molti momenti della vita di Garibaldi, dilungandosi soprattutto sul suo soggiorno a

Caprera e terminando con una bellissima “apostrofe” ai garibaldini, additandoli nelle future lotte come esempio di sacrificio e di abnegazione.
Ed infine il discorso attesissimo, interrotto da “manifestazioni indescrivibili di approvazione”, dell’on. Bovio.

Dopo i discorsi ebbe luogo il momento della beneficenza con il sorteggio di 13 “maritaggi” (si donava una dote a ragazze orfane o povere); quindi seguì il

ricevimento nel Palazzo di Città per circa mille invitati.

La sera ci fu una stupenda luminaria con più di 25 mila lumi, orchestre per cinque bande, un passeggio animato di cittadini e forestieri. L’entusiasmo crebbe

a dismisura quando verso le 23 una fiaccolata mosse dal Municipio, percorse tutto lo stradone e si fermò per circa mezz’ora intorno al monumento dove erano

state deposte 14 corone di fiori.

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