“I mezzi di comunicazione sociale come comunicatori di speranza”
Un incontro sul tema si è tenuto nei giorni scorsi presso la chiesa di San Domenico
Comunicare la speranza attraverso le pagine web, quelle della carta stampata, nonchè attraverso le voci di tv e radio. E’ stato questo il tema di un incontro che si è tenuto nei giorni scorsi presso la chiesa di San Domenico.
L’incontro, cui hanno partecipato molti giornalisti della stampa locale, è stato presieduto dal vicario zonale Don Cataldo Bevilacqua e da Riccardo Losappio responsabile diocesano della comunicazione sociale. Molti i temi toccati durante il dibattito, dalla resurrezione di Cristo, alla famiglia, alla superficialità con cui a volte i media trattano sia i temi religiosi di ampio respiro che le notizie di ogni giorno.
“Abbiamo voluto questo incontro – ha spiegato Don Cataldo Bevilacqua – perchè nell’anno della speranza è nostra intenzione dare un segnale forte, per indurre i mass-media ad essere non solo veicolo di notizie, ma soprattutto comunicatori di speranza e pace. Non bisogna dimenticare che la comunicazione ha il compito di unire le persone e di arricchire la loro vita, non di isolarle e di sfruttarle. I mezzi di comunicazione sociale, utilizzati in maniera corretta, possono contribuire a creare e a mantenere una comunità umana basata sulla giustizia e sulla carità, e, nella misura in cui lo fanno, divengono segni di speranza”.
Essere giornalista “cristiano” non vuol dire comunicare esclusivamente in termini ecclesiali ma, in ciascuna notizia riportata, rendere dignità all’uomo senza mai svilirne il ruolo ed il significato.
“Nel linguaggio giornalistico – ha detto Riccardo Losappio – bisogna far emergere la resurrezione di Gesù Cristo, attraverso i mezzi di comunicazione sociale è necessario e utile fare uno sforzo comune per rendere ragione a queste verità e ai valori cristiani“.
Diversi gli interventi nel dibattito seguito alle relazioni.
“Il termine cultura – ha detto Annalisa Bucci, referente parrocchiale e componente della commissione di comunicazione diocesana – richiama lo stare insieme, evoca il respiro ampio della comunità. Dunque, per definizione, la cultura è comunicazione, partecipazione e scambio di opinioni. I mezzi di informazione sono neutri e quindi ricevono ciò che si fa dire loro, sono quindi le persone che mettono i contenuti e che ne determinano le scelte, anche cristiane.
Persone le quali non accettano di sottostare ad una logica di mercato, una logica di audience, ma dicono ciò che veramente sentono profondamente dentro di sé, comunicano cose vere, comunicano situazioni capaci di far crescere le persone. Quindi tutto il problema sta nelle persone e nelle scelte che le stesse fanno”.
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