Corato-Norvegia, un viaggio “griffato” CoratoLive.it
Nella galleria fotografica, gli stupendi paesaggi norvegesi con un’ape sullo sfondo…
Perché andare in vacanza in Norvegia ad agosto, quando tutti se ne vanno in spiaggia a farsi un bel bagno? Una bella domanda, a cui possiamo rispondere ricordando un episodio avvenuto qualche tempo fa, in una precedente vacanza a Bruxelles.
Ci eravamo recati lassù per assaggiare le celebri birre trappiste belghe, ma il giorno di Ferragosto decidemmo di fare una scappata ad Oostende, località turistica sul mare del Nord: un vento gelido ed umido ci accolse sulla bella spiaggia, battuta non da tiepide ed indolenti onde a cui siamo abituati, ma da tremendi cavalloni di acqua ghiacciata.
Invece di esserne tuttavia inorriditi, come molti avrebbero forse reagito, ne fummo al contrario affascinanti, tanto da riprometterci un futuro viaggio in un paese ancora più a nord.
La scelta cadde, dopo un paio d’anni, sulla Norvegia, dove il sole tramonta per poche ore al giorno e il salmone lo servono persino a colazione.
Il gruppo era formato da Gennaro, corniciaio di Corato, suo cugino Luciano, architetto di Milano, Nicola, un comune amico, architetto di Parma, e dalla simpatica Yoko, una stilista giapponese, passata anche da Corato, conosciuta via internet ed entusiasta del programma di viaggio, tanto da unirsi al gruppo italiano senza problemi.
Partenza in aereo da Milano Malpensa il 31 luglio, tappa di una notte a Köln, Germania, per giungere finalmente a Oslo – la città delle statue nude – il 2 agosto, dove il sole tramonta intorno alle 23.
La prima notte norvegese la trascorriamo all’albergo più economico di Oslo – la nave MS Innvik. L’avventura norvegese ha inizio in treno, con biglietti acquistati per cabine letto – ovviamente bellissime e dotate di comfort sconosciuti ai nostri treni – via internet qualche mese prima, passando per Lillehammer, piccola città, ma che ha ospitato le olimpiadi invernali del 1992.
Il treno arriva la mattina dopo alle 7 del mattino a Trondheim, una bella città vichinga; nonostante un bel sole, il vento gelido del fiordo ci colpisce per la prima volta con una certa forza, ma in fondo era quello che stavamo cercando, qualcosa di diverso. Dopo una bella cena su un tipico ristorante in legno metà sospeso sull’acqua del mare, la sera partiamo nuovamente per Bodø, cittadina di pescatori, poco interessante – fu distrutta completamente nella Seconda Guerra Mondiale in una battaglia tra Tedeschi ed Inglesi e ricostruita in un anonimo stile moderno che potrebbe sfigurare persino nelle nostre periferie italiane – dove ha termine la linea ferroviaria norvegese.
Se l’architettura lasciava a desiderare, non così i paesaggi, che si facevano sempre più belli: alte montagne che improvvisamente scendevano a picco sul mare, un mare nero, non blu come quello a cui siamo abituati nel nostro Mediterraneo, ed un cielo sempre mutevole, con nuvole di ogni tipo che a velocità sorprendente correvano in continuazione.
A Bodø ci imbarchiamo sul traghetto Hurtigruten, la compagnia che un po’ presuntuosamente – ma certamente non senza ottime ragioni –percorre quella che viene definita la “più bella crociera del mondo”, dalla città di legno di Bergen, a sud, sino a Capo Nord. Le Isole Lofoten ci aspettano davanti a noi, presentandosi come una alta catena montuosa, verde e bruna.
All’arrivo al porto di Stamsund, sull’isola di Vestvågoy, subito ci rendiamo conto di essere in un altro mondo: la cittadina, davvero poco più che un agglomerato di costruzioni, è silenziosa e sembra disabitata.
Non abbiamo però tempo di dare una occhiata in giro, in parte perché ci aspetta subito la coincidenza con l’autobus che di porterà a Ballstad, un’altra cittadina posta su una piccola baia, in parte perché Gennaro sembra avere un po’ di febbre, forse dovuto al passaggio repentino dal caldo coratino intorno ai 35° al fresco nordico intorno ai 10°, ed anche gli altri tre non sembrano passarsela molto bene, chi, come Luciano e Nicola, con problemi intestinali da risolvere, chi, come la piccola Yoko, sembra aver ceduto alla stanchezza. Siamo insomma tutti decisamente bisognosi di riposo; del resto in quattro giorni abbiamo percorso circa 5000 km verso nord da Corato a Ballstad!
L’autobus, a differenza di quelli italiani, non ha praticamente fermate fisse – tranne qualcuna in corrispondenza dei centri abitati un po’ più grandi di qualche casa – ed è possibile scendere semplicemente dicendolo all’autista. In questo modo rimaniamo soli fino a Ballstad, dove noi infatti non sapevamo esattamente dove scendere.
L’autista stesso, direttamente in inglese, ci chiede dove vogliamo andare, e dopo avergli detto la località ci dà brevemente le indicazioni per raggiungere il nostro posto. La cittadina è piccola e silenziosa, composta quasi esclusivamente da abitazioni basse, in muratura o legno, e da qualche costruzione adibita a ricovero per le imbarcazioni, che in queste isole sono più numerose delle automobili.
Dopo aver percorso un tratto di strada, riconosciamo il gruppo di casette in legno “Kræmmervika Rorbu” che fino ad allora avevamo visto solamente su un sito internet. Alle 20 di sera, nonostante fosse ancora giorno, tutti sembrano già riposare nelle loro case. Dopo aver sbrigatole consuete formalità di check in alberghiero, finalmente possiamo entrare nella nostra agognata “rorbu”: parola norvegese che indica semplicemente una capanna in legno, spesso per metà sospesa direttamente sull’acqua del mare, che fino a pochi decenni fa ospitava durante le stagioni estive i pescatori.
La nostra rorbu è piccolina ma con dentro tutto quello che ci serve: due letti al piano terreno, due su un soppalco, una cucina a vista, un tavolo, una stufa, un radiatore, quattro sedie ed una poltrona ed un bagno dotato di tutti i comfort. La finestrella si apre su una bellissima vista verso la baia di Ballstad. C’è anche una piccola radio, che ci consente, nei momenti di pausa, di ascoltare la curiosa lingua norvegese…
Per quattro giorni questa casetta sarà tutta nostra, accogliendoci dopo le nostre rapide escursioni nei vari luoghi di interesse dell’isola. Non abbiamo voluto rischiare di rimanere più di quattro giorni, non conoscendo direttamente quei luoghi; ma dopo esservi stato possiamo dire che sono davvero il minimo, e che quando ci recheremo la prossima volta non vorremo stare meno di dieci giorni…
La prima notte – la notte oltre il circolo polare artico dura circa 3 ore ad agosto ed inizia verso le 24 – non riusciamo ad accendere il radiatore – differente da quelli italiani – e ci addormentiamo distrutti dalla stanchezza solamente sotto le nostre coperte; al risveglio, verso le 9 del giorno dopo, la capanna è gelata: praticamente c’è la stessa temperatura che c’è fuori, intorno ai 10° o forse meno.
Intirizziti dal freddo, Gennaro, Luciano e Nicola – Yoko vuole dormire ancora – escono per fare colazione, scoprendo però che se vogliono una vera “colazione norvegese” devono prenotarla il giorno prima al prezzo di circa 10 euro a testa (ma in Norvegia c’è la corona norvegese, non l’euro), e che per quella giornata si devono accontentare di brioche e caffé o té caldo, che però servono per iniziare la giornata. La colazione norvegese è però davvero ricchissima: varietà di pesce, salmone in testa, creme di burro, insalate, qualcosa di simile a formaggi freschi, prosciutti di vario genere, oltre a varie bevande calde a scelta e a dolci buonissimi.
Subito dopo la piccola colazione chiediamo ai nostri ospiti norvegesi dove si può fare una spesa di cose da mangiare; senza scomporsi, ci indicano direttamente col dito un luogo al di là della baia. Come possiamo raggiungerlo? Bah, se volete vi affittiamo la barca. Sarebbe stato in effetti facilissimo raggiungerla, essendo nel punto più breve distante solamente 200 metri forse, ma ci sentiamo un po’ insicuri, con quel tempo inclemente, quel vento gelido e quel mare affascinante con i suoi riflessi neri. Potremmo aspettare l’autobus, ma non abbiamo voglia di pagare circa 3 euro a testa per fare in fondo solo 4 km a piedi (!) e decidiamo di fare una bella passeggiata.
In fondo le strade di Vestvågoy (si pronuncia “vestvogoi” e significa semplicemente “ad ovest di Vagoy” che il nome dell’isola… più a est!!) sono quasi prive di automobili per gran parte della giornata, riempiendosi un po’ solamente verso mezzogiorno e soprattutto il sabato, quando tutti corrono a fare la spesa perché tutti i negozi chiudono il sabato pomeriggio fino a lunedì mattina. Ci facciamo così una bella e lunga camminata, cominciando a prendere contatto con quel paesaggio particolare, fatto di mare ed alte montagne (dai 600 agli 800 metri di altezza) che immediatamente si affacciano su di esso.
Prima del supermercato ci facciamo un altro tè caldo in un bar assolutamente deserto, dove la signora rimane sorpresa ma contenta di poter ospitare tre turisti per qualche minuto. Questo rito del té diventerà un rito consueto per noi, per poterci riposare ma soprattutto riscaldare tra una escursione e l’altra. Il supermercato è straordinariamente costoso per noi… in pratica tutto costa il doppio o il triplo di quello che costerebbe in Italia – per fortuna Gennaro ha portato con sé un po’ di pasta coratina!
A mezzogiorno ci facciamo così un bel piatto di spaghetti olio, aglio e peperoncino – anche l’olio è coratino… ma la bottiglia è piccolina e finisce tutta in una volta sola! Siamo così costretti a comprare olio norvegese!! Non vogliamo sapere da dove hanno preso le olive…
Il pomeriggio cominciamo ad esplorare un po’ l’isola, anche Yoko si sente meglio ed esce con noi. Ci rechiamo al centro turistico di Leknes, capoluogo dell’isola, ed acquistiamo una cartina dell’isola, molto dettagliata, che ci aiuterà nelle nostre esplorazioni. Nei due giorni che seguono scegliamo una direzione e la percorriamo fin dove pensiamo le nostre forze potranno aiutarci a compierla…
Di queste varie passeggiate, una vale la pena di ricordarla: un pomeriggio Luciano e Nicola, che erano soli in quanto Gennaro e Yoko stavano preparando la cena, decidono di vedere se davvero a poche centinaia di metri dalla loro “rorbu” c’era un grosso lago incastonato tra le montagne, a soli 33 metri sul livello del mare. Esso sembra nascondersi dietro un boschetto, e facendo un lungo giro per aggirarlo, finalmente il duo si trova di fronte improvvisamente uno splendido, isolato e quieto laghetto, praticamente invisibile da terra.
Lo spettacolo è tale da togliere il fiato. Subito decidono che quella bellezza merita un rito che accompagna sempre i nostri viaggiatori: “bagnare i piedi nelle sacre acque” come dicono loro… scelto un luogo adatto, Nicola per primo si toglie coraggiosamente le scarpe e mette i piedi nudi nell’acqua gelida… seguito poi da Luciano.
Sono talmente colpiti da questa “scoperta” del lago che vogliono subito portarvi Gennaro e Yoko, ma la sera comincia a farsi davvero fredda, e nessuno ha voglia di uscire nuovamente. Il giorno dopo Luciano si sveglia prestissimo, verso le 6:00 per impellenti necessità fisiologiche… scoprendo per la prima volta da quando sono arrivati alle Lofoten che la giornata si prospetta davvero stupenda: un caldo sole si alza privo di nuvole sulla baia!! Verso le 9 i quattro escono a fare colazione (norvegese!!) finalmente riscoprendo le proprie ombre, scompare da quasi tre giorni (l’ultimo sole era quello di Oslo!).
L’isola di Vestvågoy sotto i raggi solare appare completamente diversa! Così c’è l’occasione per esplorare un sentiero che si snoda strettissimo tra le montagne… Luciano e Yoko, dotati di scarpe poco adatte, sono costretti a rimanere a metà strade per evitare di cadere – e questo sarebbe stato davvero pericoloso in un luogo dove vanno solo le capre o quasi e farsi male è facilissimo – mentre Gennaro e Nicola riescono ad arrivare sino in cima ad una sorta di altopiano, che le carte dicono essere a circa 270 metri, dal quale si può vedere tutta la baia.
Questa è stata la nostra breve esperienza alle Lofoten… che dobbiamo lasciare proprio quando cominciavamo ad apprezzare le sue particolarità, il suo modo di essere un mondo particolare, un po’ selvaggio ed un po’ accogliente.
A differenza del viaggio d’andata, fatto in gran parte in treno, questa volta abbiamo deciso di farci un tratto più lungo della “crociera più bella del mondo”, dalla nostra isola fino a Trondheim, un giorno e mezzo di navigazione. Possiamo vedere il punto in cui convenzionalmente ha inizio il Circolo Polare Artico ed una serie di paesaggi uno più bello dell’altro.
Ma il più bello ce lo offrono proprio le nostre isole Lofoten… perché ci salutano con un tramonto indimenticabile, uno spettacolo mai visto nella nostra vita.
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