La passeggiata (ultima parte)

© n.c.
Luigi prese l’invito e lo lesse interessato. “Poi dicono che a Corato non si fa mai niente”, pensò. “Ma Assunta, il dottore non ha tempo….
Luigi prese l’invito e lo lesse interessato. “Poi dicono che a Corato non si fa mai niente”, pensò.
“Ma Assunta, il dottore non ha tempo. Chissà quante cose avrà da fare”, disse il fornaio preoccupato dall’intraprendenza di
Assunta.
“Ma no… ma no… mi interessano il teatro, la nostra storia. Eccome. Solo che ora non ricordo bene se sarò libero domani sera. Ma se lo sarò, mi farà senz’altro piacere venire”, concluse Luigi.
Scambiò un’ultima battuta col fornaio, pagò il pane ad Assunta che gli regalò un ultimo sorriso, salutò, salì le scale ed uscì.
Quando fu in strada
si rese conto di non aver dato ad Assunta la risposta che meritava il suo invito.Sapeva bene che per la sera dopo on aveva alcun impegno. E gli sarebbe
piaciuto molto assistere allo spettacolo. E poi Assunta. Ma allora perchè non aveva accettato?
La piazza intanto si era svuotata. Poche persone erano ancora in giro. Incontrò una coppia di amici. Anche loro si recavano al forno per acquistare del pane.
Loro, al contrario suo, erano dei clienti abituali.
Si divertirono molto al racconto di ciò che gli era capitato. Naturalmente parlò solo dello scambio avuto col fornaio.
Si salutarono, col proposito di rivedersi il venerdì successivo per andare insieme ad acquistare il pane.
Si guardò intorno. Le botteghe erano già chiuse o avevano le saracinesche per metà abbassate. Si avviò così verso casa.. Arrivato sul corso fu investito da
un nugolo di ragazzini chiassosi e colorati che per qualche motivo a lui oscuro cominciarono a canzonarlo. Ma non si irritò come gli era capitato altre
volte.
Anzi, quegli sfottò gli fecero quasi tenerezza. In quel momento un lieve suono lo scosse. Preannunciava un messaggio telefonico per lui.”Ci vediamo giovedì
mattina alle nove dall’avvocato per la separazione. Buona serata. Alessia”.
Lo cancellò subito. La notizia, anche se non inattesa, lo turbò profondamente. Pensò anche al modo in cui l’aveva appreso. Così freddo ed impersonale.Chissà
come se li sarebbero scambiati loro certi appuntamenti, pensò, guardando i ragazzini mentre rumorosamente si allontanavano verso via Trani.
Prese a camminare velocemente, quasi correndo, cercando di evitare nuovi possibili incontri. Presto arrivò dinanzi al portone di casa sua in via Carmine.
Richiuse il portone dietro di sè. Respirava a fatica. Forse per la corsa che aveva fatto.
Si appoggiò al portone e rimase lì, quasi senza forze, per alcuni minuti. Quando si fu calmato, salì lentamente le scale fino al secondo piano ed entrò nel
suo appartamento.
Poggiò le buste con il pane sul tavolo in cucina e si diresse stancamente verso la camera da letto per cambiarsi. Si sedette sul
letto. Si levò le scarpe. Si tolse la giacca e iniziò a sciogliere il nodo della cravatta. Avrebbe ascoltato solo un pò di musica prima di addormentarsi.
Di uscire ancora non ne aveva voglia. Di cenare non se ne parlava. E fu allora che si ricordò del pane. Precipitosamente, con la cravatta che gli penzolava
davanti, si recò in cucina e levò il pane dalle buste di plastica.
Era ancora caldo. Ebbe voglia di scartarlo e poi di toccarlo e di schiacciarlo. potè così apprezzare come fosse croccante, ma morbido al tempo stesso. Si
sentì percorso da una strana energia.
Si ricordò che suo nonno, una volta portato il pane in tavola, doveva spezzarlo con la mani, nonostante la nonna lo rimproverasse.: “Gino! Pigghie n’
curtiedde. Nan s’ rombenne r’pane p’ r’mane. Ca la criature acchessì s’ambare”.
Ma il nonno nel frattempo stava già mangiando il pane e gliene aveva già offerto un pezzo. “Mangia Luigì, mangia. Arrecuerdete: n’panette se rombe’pe’re
mane”.
Adesso capiva il perchè. Anche lui allora ruppe il pane con le mani staccandone un bel pezzo. Uscì sul balcone.
Sul muro, sulla destra, erano appesi
dei pomodorini. Ne staccò un paio e li schiacciò sul pezzo di pane. Lo portò allora alla bocca e dette un bel morso. Masticò lentamente per gustare appieno
l’antico sapore di quel boccone prelibato.
Aveva proprio ragione Assunta. Era proprio buono. Quello era proprio n’ panette giusto per lui. E perciò
avrebbe cenato quella sera. A modo suo, come avrebbe fatto suo nonno, come un coratino.
Lo avrebbe detto ad Assunta l’indomani sera.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Tre mezzi in fiamme nella notte in via Bovio, incendiati anche due cassonetti