La banda di Corato nel secondo dopoguerra

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L’era del maestro Miglietta Un’altra guerra era terminata. Alla fine degli anni ’40 si avvertiva tra la gente una gran voglia di buttarsi alle…
L’era del maestro Miglietta
Un’altra guerra era terminata. Alla fine degli anni ’40 si avvertiva tra la gente una gran voglia di buttarsi alle spalle gli odi, i rancori, le
lacerazioni della guerra civile e i lutti provocati dal conflitto mondiale, per tornare subito alla normalità dell’esistenza quotidiana, al lavoro e al
divertimento.
Certo, i tempi continuavano ad essere estremamente difficili e carichi di tensione: c’era stata la spaccatura politica e ideologica
della nazione alle elezioni dell’aprile 1948, erano riprese con una certa virulenza le lotte sindacali per la terra ai contadini, la disoccupazione toccava
livelli molto alti, la miseria era dilagante.
Non era facile ricostruire materialmente e moralmente la nazione.
Il desiderio di reagire, di
ricominciare era forte e il primo segnale fu il numero elevato dei matrimoni celebrati: i giovani tornati dal fronte in gran numero misero su famiglia. Ma
anche la voglia di divertirsi.
Cominciava a diffondersi allora a livello di massa una forma di spettacolo in grado di esercitare una notevole forza di
attrazione: il cinema. Le esecuzioni bandistiche, però, continuavano ad essere l’unica forma di spettacolo e di svago per la gente comune di ogni
età.
Nel 1950 toccò al maestro Raffaele Miglietta, originario di Francavilla Fontana, ricostituire e riportare agli antichi splendori il concerto municipale di
Corato. Era molto sentito nei coratini l’orgoglio della grande tradizione musicale, e vivo il desiderio di ripristinarla.
Il Consiglio Comunale, nella seduta del 24 gennaio 1950 e dietro presentazione di un’istanza del sig. Nicola Caputo, interprete del desiderio di
numerosi concittadini di ricostruire una scuola di musica, deliberò all’unanimità di stanziare la somma di 350.000 lire per tale scopo. Nel suo intervento il
sindaco Tota sostenne che la scuola avrebbe dato buoni risultati, “sia nei riflessi educativi in quanto i ragazzi della scuola erano poveri e non potevano
permettersi lezioni private di musica, sia per ringiovanire il corpo bandistico della città senza ricorrere a forestieri.”
Erano stati contattati vari maestri, tra cui un giovane Raffaele Miglietta. In una cartolina postale scritta dal sindaco Tota al maestro Miglietta si legge:
“Dopo accordo a voce preso per la formazione del Corpo musicale di Corato, dobbiamo assolutamente ripristinare la nostra tradizione. Ho già provveduto a
raccogliere una congrua somma allo scopo. Attendo da lei conferma nell’incontro fissato per il 2 gennaio ’51.”
L’incontro diede l’esito sperato. Agli inizi del 1951 la Gazzetta del Mezzogiorno annunciava che era stato chiamato a dirigere la rinata banda di Corato “il
giovane e valente” Raffaele Miglietta, già direttore nel 1945 della banda della Guardia di Finanza di Roma.
La prima esibizione della banda diretta da Miglietta avvenne a Corato l’8 marzo 1951, in occasione della festa di San Cataldo. Secondo la Gazzetta vi
assistettero oltre diecimila persone con un entusiasmo “di cui non si era visto eguale”. Sempre secondo il quotidiano barese, Miglietta in soli tre giorni di
prove era riuscito a creare un complesso omogeneo di “indiscutibile valore”. Eseguendo il “Guglielmo Tell”, “Il barbiere di Siviglia” e “Aida”, aveva dato
prova di “una grandezza e di un’arte veramente eccezionale”.
Il corrispondente coratino del giornale si affrettava poi a sottolineare che esprimeva
dei giudizi così lusinghieri non per campanilismo, ma perché quello era il parere dei numerosi forestieri venuti appositamente da Ruvo, Terlizzi, Andria,
Trani e Bari. La piena approvazione del pubblico si era manifestata attraverso i fiori, “che avevano letteralmente coperto il maestro”, i confetti lanciati
a piene mani sull’orchestra, gli applausi a non finire, i mortaretti sparati. Concludeva l’articolista: “Una serata veramente grandiosa che né il Maestro,
né gli esecutori e né la popolazione dimenticheranno”.
Due mesi dopo il Gran Concerto “Santa Cecilia” di Corato partecipò al “Maggio di Bari” gareggiando fra molti complessi bandistici del Sud Italia e
conseguendo il 1° premio.
Nel 1951 Miglietta assunse anche la direzione della scuola musicale, che veniva definita una istituzione culturale di primissimo piano.
Per il maestro Miglietta arrivarono presto i successi e le congratulazioni da parte dei sindaci delle varie città in cui si esibiva la banda di Corato.
Il sindaco di Bitritto in una nota del 1953 al collega Cifarelli: “Ritengo doveroso segnalare il maestro Raffaele Miglietta, il quale ha dimostrato
nella direzione del Concerto, preclari doti di genialità artistiche che costituiscono indubbiamente un vanto per la città di Corato.” O di Castellammare di
Stabia: “Le mie più vive felicitazioni per il valore artistico del complesso non disgiunto dalla maestria della direzione. Siatene orgoglioso.”
La tournée a Grenoble
Nel giro di pochi mesi il gran salto: la banda di Corato andò all’estero, a Grenoble. Vi era stata una richiesta del presidente della comunità coratina,
Cataldo Loiodice, il quale aveva scritto di suo pugno al Sindaco perché li aiutasse “a tenere alto il nome dei coratini e di Corato in terra di
Francia…Stiamo facendo dei grossi sacrifici affinchè il nome della nostra città sia più onorato.”
Occorre ricordare che nell’immediato dopoguerra c’era stata una nuova ondata di emigrati a Grenoble dalla nostra città, che aveva portato già a varie
migliaia il numero dei componenti la colonia coratina che si era acquartierata nella zona di Saint-Laurent sulla riva sinistra dell’Isère.
La vita di
questi nostri immigrati non era certo all’insegna del benessere e delle comodità: abitavano in case molto modeste, spesso senza servizi igienici; il lavoro
era duro, ma a fine mese si portava a casa un salario sicuro.
La nostalgia per il paese natio era molto avvertita soprattutto dagli immigrati della
prima ondata che avevano stentato di più ad integrarsi nella società francese sia per le difficoltà linguistiche che per una certa ostilità inizialmente
incontrata. La presenza di varie associazioni di immigrati confermava il forte legame con il paese d’origine, con le proprie radici.
Nel luglio di quell’anno il sogno dei nostri emigrati di vedere a Grenoble un gruppo musicale che li facesse sentire orgogliosi di essere coratini si avverò.
Il viaggio fino a Grenoble fu quanto mai avventuroso su un pullman talmente sgangherato che al valico del Moncenisio le guardie di frontiera francesi ne
impedirono l’ingresso in Francia. Furono così costretti a noleggiare un pullman francese e a fare un ingresso decoroso in Grenoble.
I ritagli degli articoli della stampa grenoblina, inviati poi dal Vice Console italiano nella città francese, sono testimonianze chiare del trionfo di
Miglietta e dei suoi musicanti a Grenoble.
Il Dauphiné Libéré intitolò: DAVANTI AD UNA SALA IN DELIRIO LA “SANTA CECILIA” DI CORATO HA TRIONFATO AL TEATRO COMUNALE. Lo stesso quotidiano il 14 luglio:
“LA SANTA CECILIA DI CORATO HA CONQUISTATO GRENOBLE E LA SUA PERIFERIA”.
La gara radiofonica e le registrazioni RAI
Passati i trionfi francesi, la banda si ritrovò a dibattersi nelle solite difficoltà finanziarie ma continuò a mietere successi.
Alla fine degli anni ’50, esattamente nell’aprile del 1959, il Concerto di Corato partecipò alla trasmissione radiofonica “24ª ora”, una gara
campanilistica di gran successo presentata dal famoso Mario Riva.
Il brano scelto dal maestro Miglietta era stato la “Mignon, Polacca, II atto” di
Thomas, un pezzo difficilissimo per l’indiavolata tecnica strumentale che richiedeva potenti mezzi di espressione e di destrezza.
Nella giuria
c’erano musicisti di alto valore e la Commissione giudicatrice avrebbe assegnato il premio “flicornino d’oro” al miglior suonatore di tale strumento.
Nella banda di Corato era flicornino il prof. D’Amore che aveva offerto una brillantissima prova con i suoi fantastici “voli”. Gli scroscianti
applausi degli spettatori presenti alla trasmissione e le belle parole pronunciate da Mario Riva, “scaturite con sincera ammirazione” sembravano la premessa
per una meritata affermazione del flicornino della banda coratina.
E invece sorprendentemente il verdetto della giuria fu diverso e lo stesso Mario
Riva, mentre annunciava l’esito del concorso, lasciava trasparire incredulità per il giudizio della commissione.
Al di là della delusione diffusa tra i fans, che quella sera erano rimasti incollati con le orecchie agli apparecchi radiofonici, il valore della banda
coratina era indiscusso e se ne accorse la RAI che inviò a Corato i suoi tecnici e le sue sofisticate, di allora, strumentazioni per registrare alcuni brani
d’opera da mandare in onda, a scopi culturali, in Germania.
“Noi ci auguriamo – scriveva il corrispondente del MESSAGGERO DI PUGLIA – che nel paese
che diede i natali a Wagner, a Beethoven e a tanti illustri compositori, il virtuosismo del flicornino del nostro concerto sia apprezzato per i suoi potenti
mezzi tecnici e per la limpida espressione dei sentimenti e degli stati d’animo che esso interpreta.”
Nonostante l’inclemenza del tempo e la mancanza a Corato di una sala adatta alle esecuzioni musicali, la RAI riuscì a realizzare la registrazione di brani
tratti da opere di Verdi, Mascagni, Rossini, Donizetti, Weber, Mancinelli e della “Coratina”, marcia sinfonica dello stesso Miglietta.
L’incontro con Jacqueline Kennedy
La fama di Miglietta e del Gran Concerto Città di Corato raggiunse un livello internazionale con la composizione nel 1960 della “Kennedyana”, una marcia
sinfonica in onore del neoeletto presidente degli USA John F. Kennedy. Tale opera, incisa, fu inviata alla Casa Bianca e il presidente indirizzò a Miglietta
un messaggio di ringraziamento e di apprezzamento attraverso il Console Generale di Napoli.
Nel 1962 ci fu l’incontro fortuito a Ravello con Jacqueline Kennedy che apprezzò tantissimo le esecuzioni musicali della “numerosa e affiatatissima” banda
del Maestro Miglietta, che colse di sorpresa tutte le agguerritissime bande locali, come si ricava dalla cronaca de La Gazzetta del Mezzogiorno dell’11
agosto: “Jacqueline Kennedy è stata svegliata dalle note della Kennediana, una pagina che il maestro Miglietta compose in occasione dell’elezione del marito
alla Casa Bianca. La consorte del presidente degli Stati Uniti ha mostrato di gradire molto l’omaggio della banda pugliese, la quale ha successivamente
eseguito – attentamente ascoltata da “Jackie” e dai suoi parenti – La Coratina, una marcia con la quale il maestro ha voluto testimoniare il suo amore per la
cittadina pugliese. Al termine delle esecuzioni, Jacqueline ha applaudito a lungo e con calore.”
Il maestro Miglietta raccontò poi che Jacqueline Kennedy era un’ottima pianista e che aveva voluto, in modo scherzoso, dirigere personalmente la banda mentre
suonava l’inno composto in onore del marito. “Per me fu un giorno indimenticabile e non nascondo che provai un’emozione profonda, mista ad una felicità che
non riuscivo a nascondere”.
La first lady invitò poi la banda di Corato ad una tournée negli Usa, ma l’assassinio di Kennedy impedì la realizzazione di un grande sogno.
Certo che il figlio di operaio, che con tanti sacrifici si era diplomato al conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, ne aveva fatta di strada.
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