Le Associazioni: il cuore della cittadinanza attiva.

Giuseppe Quercia e Benny Piarulli

Nel percorso che ho scelto di seguire, e cioè quello di esporre le forme varie della partecipazione civica alla vita della città, assumono una…

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Nel percorso che ho scelto di seguire, e cioè quello di esporre le forme varie della partecipazione civica alla vita della città, assumono una fondamentale importanza le associazioni, in particolare quelle non profit.

Ricordo che un giornalista locale, pubblicando una nota dell’associazione a cui aderisco, scrisse: “…i soci definiscono la loro un’associazione «culturale e di promozione sociale»…”.
Questo virgolettato apparentemente insignificante ci fa intuire che il giornalista non conosceva affatto l’esistenza delle Associazioni di Promozione Sociale (definite, regolate e valorizzate dalla Legge 383 del 2000) che, insieme a quelle di volontariato ed alle cooperative sociali, costituiscono l’ossatura del Terzo Settore nella nostra nazione. Definirsi “di promozione sociale” non è dunque adducibile a carenza di modestia ma è dettato dalla legge.

In Italia sono attive circa 200.000 associazioni di questo tipo e sono circa 10 milioni i cittadini soci. Già in base a questi dati, facendo una semplice proporzione sui numeri, potremmo giudicare carente la presenza di realtà associative e di iscritti a Corato. Ma di questo parlerò dopo.

L’uomo ha l’esigenza istintiva di unirsi con altri che hanno le stesse passioni, le stesse idee, le stesse esperienze. Ma di motivi per creare associazioni o aderirvi ce ne sarebbero molteplici: occupare il tempo libero, organizzare iniziative, lavorare per il sociale, fare impresa (ebbene si, anche nel non profit si può fare impresa…), ecc. Faccio notare che in questa trattazione sto escludendo le associazioni di assistenza ai disabili o ai poveri, quelle ecclesiali, quelle di categorie economiche, i partiti, i sindacati e le cooperative.

Le associazioni non sono luoghi anarchici: la loro costituzione prevede un regolamento (lo Statuto), un formale Atto Costitutivo firmato davanti ad un notaio, un responsabile ed un gruppo dirigente, un regime fiscale preciso, e via dicendo. Quelle associazioni, poi, che fanno parte di una rete nazionale, prevedono rappresentanze ai livelli superiori, congressi, delegazioni, ecc. Accanto ai doveri ci sono dei diritti e delle agevolazioni: poter accedere a finanziamenti, poter dire la propria nelle consulte, poter richiedere spazi pubblici, ecc
Ma le associazioni prevedono innanzitutto dei soci ed una attività sociale, altrimenti non hanno senso. Lo stare insieme, lo scambio democratico di opinioni, il confronto sono le fondamenta ed al tempo stesso l’humus in cui si sviluppano le proposte di crescita per la collettività comunale.
Ecco perché ho esordito parlando di “una forma di partecipazione civica alla vita della città”.
La domanda che ora mi pongo è: perché i coratini non amano aderire alle associazioni?

Mentre rifletto per darmi una risposta, mi sorgono altri pensieri.
Le semplici (e sicuramente insufficienti) definizioni che ho dato ci rendono capaci, ora, di valutare se un’associazione che si iscriva, ad esempio, all’albo cittadino, meriti o meno di essere riconosciuta.
Un’associazione che non ha soci se non i componenti della famiglia del presidente può essere riconosciuta tale?
Un’associazione la cui attività consista, ad esempio, in noleggio di palloni gonfiabili può essere riconosciuta tale?
Un’associazione che non faccia mai riunioni sociali può essere ritenuta tale?
Un’associazione che organizzi un “grande evento” l’anno può essere definita di promozione sociale?
La nostra Corato, cari lettori, conta purtroppo diversi esempi di questo tipo, che io sono solito definire Agenzie di Spettacolo invece che associazioni culturali. Ed esse sono talmente radicate che il giornalista di cui sopra, poverino, non sapeva quasi dell’esistenza delle forme legali di associazionismo.

Lo sviluppo di mezzi di comunicazione di massa ci permette, per fortuna, di far conoscere realtà lontane, diverse, migliori. Ed allora seguitemi un attimo. Digitate sul vostro navigatore internet l’indirizzo del comune di Rho ( www.comune.rho.mi.it ), un paese in provincia di Milano anagraficamente ed economicamente simile a Corato e scoprirete che lì vi sono più di cento associazioni culturali, di ogni tipo. Potete leggere il numero di soci, la sede, il nome del presidente ed il contatto. A Corato non si arriva a cinquanta circoli.
Vi prego, se avete qualche minuto in più, visitate quel sito internet fino in fondo: gustatevi l’esistenza dell’Ufficio Pace, guardate il link “cosa fare per avere un animale”, apprezzate la sezione “Io sono un disabile”, sorprendetevi per il Servizio SMS del Comune, immaginate a Corato la “Card contro il carovita” con la convenzione per gli ultra 65enni con 400 negozi della Città.

Se avete scandagliato a fondo il sito iniziate a chiedervi, ora: perché a Corato non avviene lo stesso? No, non intendevo farvi notare la differenza con il sito internet del nostro Comune in cui non c’è nemmeno l’elenco delle associazioni; né pensavo di richiedere l’istituzione dell’Ufficio Pace, esso presuppone una forma mentis che al momento non vedo negli amministratori. Volevo semplicemente che vi chiedeste, ad esempio, perché a Corato non viene ancora istituita, dopo quasi tre anni di governo attuale, la Consulta della Cultura peraltro prevista dallo Statuto comunale? Come usa l’Amministrazione l’albo delle Associazioni culturali? Oltre che ricevere proposte e scegliere quale patrocinare non farebbe bene, l’Assessorato alla Cultura, a proporre idee ed iniziative in base alle peculiarità delle associazioni? Come mai si trova difficoltà a una collaborazione nelle spese per iniziative di interesse sociale e culturale? E perché invece i palloni gonfiati, poco utili alla società, sono sempre presenti? Cosa fa il Comune per impedire la “massificazione culturale” inculcata dalla televisione (argomento che tratterò in un altro appuntamento di questa rubrica) e di cui i giovani coratini sembrano ingordi?

Le associazioni sono la forma più semplice e bella di partecipazione alla vita della città. La loro presenza e la loro qualità concorrono di certo alla crescita sociale e culturale, favoriscono l’integrazione i soggetti in difficoltà, sono un freno preventivo alla devianza minorile.

Alla luce di ciò ritiro la domanda che mi stavo ponendo: prima di addossare ai cittadini la responsabilità della carenza di associazioni ed iscrizioni, cerchiamo di comprendere se coloro che dovrebbero promuovere e facilitarne la nascita e la crescita fanno veramente tutto il possibile. La tirata d’orecchie non è solo all’Amministrazione, ma anche alle associazioni già esistenti: non si lavori solo per il proprio angolo di protagonismo; si renda pubblica la propria attività sociale ed il proprio programma in modo da attirare sempre nuovi ed interessati iscritti; ci si adoperi per costruire una rete interassociativa programmatica; si chieda a gran voce la Consulta della Cultura per dialogare con le scuole; si esigano (è un diritto) dalle istituzioni luoghi, tempo e risorse in modo da collaborare attivamente per una Corato migliore.

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