A proposito di affettivita’ e sessualita’ in adolescenza

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Scrivere per una rubrica di Psicologia – se mi concedete di definirla in tal modo – fa sorgere numerosi e amletici dubbi. Primo fra tutti, quale…
Scrivere per una rubrica di Psicologia – se mi concedete di definirla in tal modo – fa sorgere numerosi e amletici dubbi.
Primo fra tutti, quale possa essere il miglior esordio per un progetto del genere, soprattutto se rapportato al mezzo che ne sostiene la diffusione, la Rete.
Dopo le altalenanti riflessioni che mi hanno visto protagonista negli ultimi giorni, ho scelto di comunicare con chiunque vorrà leggere questa rubrica nella maniera più diretta, senza dover produrre noiosi scritti didattico-didascalici, e di scrivere e rispondere in modo interattivo con chi abbia desiderio di confrontarsi, condividere, conoscere, esprimere dubbi, perplessità, richieste e quant’altro.
Forse proprio per questo motivo, per invitare alla discussione e al confronto, con questo mio primo intervento vorrei cominciare con un argomento complesso, dalle molteplici sfaccettature, quale l’affettività e la sessualità in adolescenza.
L’età di “transizione” determinata dall’iniziale distacco dalle figure genitoriali e dall’ambiente familiare, è riconosciuta, soprattutto dagli adulti, come l’età della ribellione, della turbolenza d’eventi, dell’ambiguità, dell’ambivalenza dei rapporti sentimentali. Spesso i grandi criticano negativamente l’alternanza e la frequenza delle relazioni amorose, così come l’età delle prime esperienze sessuali. Di fatto, durante la mia esperienza clinica e psicoterapica con le famiglie e di formazione con gruppi di genitori, mi capita spesso di sentire madri e padri che si lamentano di non riconoscere più i figli che fino a poco prima erano i loro “bambini”, poco propensi a condividere la libertà di “sperimentazione amorosa” dei ragazzi di oggi.
Tutto ciò è vero quanto significativo, perché ha inizio un mutamento che investe la tanto la sfera emozionale quanto la corporeità.
La Differenziazione dalle famiglie e dalle figure genitoriali, dal NOI famiglia, e quindi appartenenza, meno TU, appunto per differenza, porta all’IO, avviando quel processo agito e complesso che è la costruzione dell’identità.
E’ un processo attivo di crescita, durante il quale grazie alle relazioni interpersonali ci si identifica, ci si confronta, si percepiscono le caratteristiche individuali, soggettive, ci si individua e si procede per gradi fino a costruire un Io sempre più articolato, più strutturato.
Tuttavia, l’eccessiva individuazione può condurre alla solitudine, poiché si tende ad escludere gli altri. L’eccessiva identificazione può portare all’annullamento, poiché si introiettano parti degli altri e non si riconoscono più le proprie.
La mia esperienza mi porta senz’altro a ritenere che non permettere ad una persona, di essere se stessa possa provocarle molti più problemi e disagi di quanti ne deriverebbero dal non essere amata.
L’esigenza e la richiesta di indipendenza dalle figure genitoriali si costruisce sul nuovo bisogno di autonomia e si correla alla capacità di entrare in intimità con l’altro, di fidarsi.
L’intimità si gioca sulla riduzione delle distanze fisiche ed emotive nella relazione, ma é un’operazione del tutto soggettiva, che richiede il rispetto dei tempi di ciascuno, basati sulla propria individualità.
Nell’ambito della sfera affettiva inizia a delinearsi la capacità di creare “legami” attraverso l’amicizia, di trovare nei coetanei un supporto affettivo efficace e allo stesso tempo lo specchio che aiuta l’adolescente a ristrutturare la propria identità corporea, socio-affettiva e sessuale.
Il bisogno di aggregazione nelle esperienze con gli amici crea non solo legami, ma funge anche da “contenitore”, in grado di comprendere le difficoltà e i conflitti, le insicurezze e le paure, ma anche le gioie e la felicità, le passioni e l’entusiasmo, le scoperte e le promesse della vita, e contribuisce a far acquisire quella consapevolezza che sarà alla base della vita futura.
Le ripercussioni somatiche, affettive, sociali, si differenziano nei due sessi poiché i segnali biologici dei ragazzi sono differenti da quelli delle ragazze. La delicata fase evolutiva di cui parliamo è proprio quella in cui attraverso l’interiorizzazione dell’identità di genere ci si confronta con la propria mascolinità e la propria femminilità.
Parte importante in questo processo rivestono le sperimentazioni relazionali, affettive e sessuali, sia con lo stesso sesso che con l’altro, fondamentali per la conferma del proprio Sé, in quanto aggiungono tasselli al complesso mosaico dell’identità.
Ha inizio così un percorso che dovrebbe portare all’essere unici ed irripetibili, a vivere poi l’affettività e la sessualità in maniera adulta. Ma come per tutti i percorsi, può rivelarsi piuttosto accidentato, pieno di difficoltà, di pesi e ostacoli che potrebbero sembrare invalicabili.
Durante questo cammino vorrei – rivolgendomi agli adolescenti – sottolineare l’importanza di non escludere le persone adulte, quelle da cui ci si sente più compresi, coloro che rivestono un’importanza significativa, e anzi consiglierei loro di lasciare a questi adulti lo spazio necessario per instaurare un dialogo e per non permettere che le difficoltà restino nascoste tanto a lungo da divenire quasi insormontabili.
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