Sornione, bonario, sfigato: ecco a voi Dario Vergassola
Ieri sera al Teatro Comunale le “Interviste impossibili ” del comico genovese
Non era uno scherzo. Quando esattamente un anno fa un trentenne dagli occhi blu, che di teatri se ne intende e di nome fa Giampiero Borgia, ci disse che esisteva un antidoto contro la maledizione del teatro scomparso, aveva ragione. Quell’antidoto era un progetto che si chiamava “La stagione dei teatri estinti”. Ed oggi, dicembre 2005, grazie all’Amministrazione Comunale, ha funzionato di nuovo. Forse allora non ci credeva neanche lui.
Ieri sera al posto di due spalti posticci – ricordate quelli di un anno fa? – c’era tanto di sedie (nere!), e il pavimento, un tappeto di cemento rosso lucidato per l’occasione. Il palco era di quelli “veri”, che per poco non ti prende un colpo a pensare che – diamine – tra non molto potremmo averne uno! Ore 21. Dieci minuti di saluti, due di strette di mano, uno di inutili istruzioni per l’uso. Ok. 21,25. Sipario. Dario Vergassola era sul palco. Maledizione svanita. Nessun bluff allora.
Chi si aspettava il Vergassola mordace e pungente è rimasto deluso, ha trovato quello sornione, bonario e sfigato dei tempi del Costanzo show, quando di suo aveva appena uno sgabello e una chitarra, e non una comoda poltrona come oggi su RaiTre. Ma ha trovato un Vergassola piacione, che la butta sulle donne e sulle grane da ex operaio.
Lui che “sta al sesso femminile come un diabetico alle meringhe”. È stato il Vergassola che ha saputo riscaldare davvero quelle quattro mura con su ancora i ferri dei “lavori in corso” e dentro, duecento persone un po’ intirizzite. Ma chi se ne frega del freddo. Il comico genovese l’ha chiamato “caldo Sud” questa bella temperatura di inizio Dicembre, e si è scaldato col calore dei fari.
Lui. Un’ora e venticinque minuti di monologo, due pause per prendere fiato e poi via con la storia delle interviste impossibili alla Estrada, quella che ha ringraziato di cuore perché “aveva letto 47 sceneggiature di fiction senza sceglierne una”, alla Marini “che sembra un carro di carnevale con tanto di coriandoli”, alla Freddi che “dice di farsi conoscere a 360° ma tutti hanno visto solo a novanta”…
Tutte rigorosamente “che non gliela danno” neanche a pagarle. E lui, questo omino che ieri – ha detto – si sentiva come dentro una macchina della TAC, per via di quella scenografia tutta nera, torna serio quando gli chiedo, “ma ci sarà mai una persona a cui l’intervista non riesci a farla perché ti si blocca la voce dall’emozione?”.
Mi è successo con Gino Strada. Un grande. Davanti a lui niente sfottò, mi piego. A proposito – giusto per stare in tema di sfiga sessuale – lo sai che dalle nostre parti nascere il 3 maggio (è il giorno del suo compleanno) non è proprio lusinghiero? Ma dai…si scherza.
Comunque sia le interviste di Vergassola erano “impossibili“, i tempi per ricevere il Teatro speriamo di no.
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