Simona Bencini e Mario Rosini, che spettacolo
Un venerdi Sera movimentato quello scorso del Jubilee Jazz & Groove in cui, oltre alla presenza della bella Simona Bencini, c’è stato l’arrivo a sorpresa della band di Lorenzo Cherubini, reduci da un concerto.
La star indiscussa della serata, Simona Bencini, non ha certo lasciato scontenti i suoi fan vecchi e nuovi. Ha aperto il concerto con “sottovoce”, continuando con “l’importante è finire” della grande Mina, e “Sincera”, pezzo che lei ha definito molto autobiografico, un pò come tutto il suo album. Non sono mancati i pezzi targati “Dirotta su Cuba“: suonati con una ritmica diversa “Gelosia” e “Solo Baci”. Durante il concerto sono state cantate tre canzoni in coppia con il pugliese Mario Rosini, tra cui spicca un brano degli U2, “I still haven’t found what I’m looking for”.
Altra sorpresa, l’arrivo di Riccardo Rai, componente della band di Jovanotti ed amico di Simona con cui ha cantato “è andata così”. D’obbligo qualche domanda alla fine del concerto
Simona Bencini oggi, Simona Bencini ai tempi dei “Dirotta su Cuba”, quali le differenze?
Fondamentalmente sono più cresciuta. Questo è un cambiamento interiore, non ho usato una bacchetta magica. Coi Dirotta ero meno consapevole, oggi invece ho avuto dei dolori e questo mi ha trasformata. E’ stato un processo lento, quasi inconsapevole e tutto questo volevo metterlo su musica e con l’atmosfera festaiola dei Dirotta non mi identificavo più. Di qui l’esigenza di qualcosa di più introspettivo, una musica più morbida, anche se questo non vuol dire lasciare il ritmo: non voglio stare qui a filosofeggiare ma quando i neri andavano a raccogliere il cotone cantavano… Ecco, il soul per me era ed è la giusta chiave per non rinunciare alla magia della musica.
Prima che tu entrassi nei Dirotta, facevi parte di un gruppo con Irene Grandi?
Si, con Irene facevamo parte di questo gruppo assieme ad altre due persone, un gruppo che colpì moltò Firenze perché noi andavamo in giro nei locali e cantavamo cover, soul. Parliamo del 1993: di quella esperienza non c’è nulla di registrato, era tutto live, il primo pezzo con Irene è in questo CD.
Simona, i tuoi prossimi obiettivi?
I progetti sono tanti: il prossimo disco sarà in chiave soul, un attenzione ai testi, insomma soul d’autore. Poi vorrei continuare a cantare cose belle, il che non è poco.
A Mario Rosini chiediamo: hai iniziato nel 1976 con il Cantapuglia. Da allora cosa è cambiato?
Beh, mi è rimasta la scuola di quel tempo, abbiamo affrontato prove difficili e poi se si impara da piccoli si è temprati da grandi.
Hai composto anche New Age, come ci sei arrivato?
Mi avvicinai alla new age per caso, all’epoca ero sotto contratto con la Ricordi e un dirigente ascoltò dei miei pezzi strumentali: di lì partì una produzione che durò tre anni.
Mario Rosini, cosa si augura?
Spero di fare un altro cd, di avere la massima visibilità e soprattutto di star bene in salute!
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