L’uva a Corato conosce la crisi

La Redazione
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1.500 ettari di vigneti, due terzi per uva da vino e il rimanente per quella da tavola, per una produzione che supera i 200 mila quintali: queste le cifre dell’uva a Corato. Nonostante la quantità e la qualità del prodotto, però, la nostra città rischia seriamante di essere investita dai problemi legati alla raccolta e commercializzazione dell’uva.

Tutto questo trova conferma nelle parole di Donato Rossi, coratino, produttore di uva e consigliere provinciale di Confagricoltura: “Il problema che ha investito l’intera conca del nordbarese, come un’onda lunga a giorni arriverà anche a Corato, una zona in cui il taglio dell’uva coinvolge i cosiddetti prodotti di quarta epoca come il Bombino e il Montepulciano. Un problema che come Confagricoltura stiamo cercando di valutare anche dalla fonte dove, una crisi annunciata da tempo per la forte contrazione degli impianti e per un mercato saturo, non ha ancora trovato soluzioni. Inoltre il problema si acuisce se pensiamo al prodotto che arriva dal Cile e dalla Turchia senza o con pochi controlli alle nostre frontiere, dove non ci sono regole certe per preservare i nostri agricoltori”.

La situazione florida successiva agli anni ’90 sembra si stia quindi incrinando, nonostante l’ottima qualità dell’uva presente sugli impianti del territorio coratino, “purtroppo però – aggiunge Rossi – le nostre cantine sono ancora piene di prodotto scadente dell’anno scorso e se non si trova una rapida soluzione per svuotare le cisterne, si potrebbe arrivare a non poter tagliare e vendere un prodotto qualitativamente ottimo. Noi crediamo che il problema possa essere quello di far funzionare meglio le Organizzazioni di Prodotto, presenti a volte solo sulla carta, ci vorrebbe maggiore organicità in tutte le componenti della filiera”.

Il prezzo fissato, tra le parti in causa, per l’uva da vino è di 17 euro al quintale, “Corato al momento possiede solo una piccola parte di quel tipo di prodotto e il suo prezzo di mercato comunque non supera gli 11 euro. Le aziende per quello che sta succedendo e per quello che potrà succedere, sono in preda al panico e i loro problemi sono strettamente legati e proporzionali anche all’entità delle loro imprese”.

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