Giovani artisti a Corato: Francesco Spadola
Il nostro portale continua a dedicare spazio ai ragazzi che si impegnano e che vogliono intraprendere la carriera artistica.
E’ la volta di Francesco Spadola, 20 anni, cantautore e poeta, una delle figure che nei prossimi mesi porterà il nome della nostra città in giro per l’Italia. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.
Quando inizi a cantare e come ti accosti alla musica?
Ho iniziato senza grosse pretese ad 11 anni con Luigi Palombo. In realtà partii con l’idea di prendere lezioni di pianoforte, per poi maturare la consapevolezza di voler cantare. Da allora lasciai le attività strumentali per darmi al canto: non avevo voce, tutti mi davano per spacciato e nessuno credeva che questa sarebbe stata la mia vita.
E poi?
Ho costruito tutto a piccoli passi: questo è il miglior insegnamento che mi ha dato la musica.
Raccontaci qualcosa sulle tue prime esibizioni…
A 15 anni i miei primi concorsi, sempre ultimi posti ed una valanga di critiche, ma di quelle così negative che mi buttavano giù. In realtà nessuno capiva il mio stile musicale, all’inizio ne ero inconsapevole anch’io, fino a quando sono arrivato tra i vincitori lo scorso anno a “La Nota d’Oro”. Lì le cose sono cambiate. Ho iniziato a capire che davvero amavo quello che facevo e dal quel momento si sono aperte nuove prospettive per me.
Ma non ti sei fermato solo a partecipare a “La Nota d’Oro”, vero?
No, anzi…ho partecipato all’Accademia di Sanremo, ho aperto diversi concerti come quello di Gerardina Trovato, il Festival della Solidarietà, Maghilandia.
Ho anche partecipato ad una compilation di artisti locali che ha venduto 6.000 copie in Basilicata e Campania: fui poi scelto su 4.000 partecipanti per esibirmi al Teatro Olimpico di Roma, dove di solito si esibisce Pavarotti, cantai ed ebbi, lo ricordo come se fosse ieri, un sacco di critiche positive.
Sono anche stato ospite al Jubilee.
Ed hai già all’attivo parecchie canzoni…
Ne ho 20, realizzate con la stretta collaborazione di Giuseppe Di Bisceglie. Ma il mio mondo non si ferma lì: infatti compongo anche poesie.
Ora vivi a Milano e collabori con un etichetta.
Praticamente studio e lavoro. Nei ritagli di tempo cerco di studiare e nella restante parte della giornata lavoro per la Gene Record.
Come ci sei arrivato?
Il mio ingresso in Gene Record nasce per caso. Una mia amica modella ha ascoltato il mio Cd e tramite un amico sono arrivato lì.
Progetti?
Abbiamo inciso il primo singolo, lo abbiamo riarrangiato con batteristi e chitarristi che seguono i tour per Ramazzotti. Se va tutto bene il 2 settembre singolo uscirà in distribuzione.
Come si chiamerà?
E allora lascia stare.
Ti è mai successo qualcosa che non potrai mai dimenticare facilmente?
Onestamente è difficile, ci sono tante di quelle cose, sia belle che brutte.
L’incontro più bello forse è stato quello con Gerardina Trovato. Andò così: mia zia, che è una giornalista, andava ad intervistarla a Rionero in Vulture e volle portarmi con se. Io approfittai per portarmi dietro un Cd.
Quando terminò l’intervista, mia zia mi presentò ed io intimidito feci alla Trovato un complimento del tipo “sono molto onorato di conoscerla” e lei mi rimproverò. Io arrossii come un peperone ma lei mi mise a mio agio, prese il mio cd e parlammo per circa 45 minuti. La gente che ci circondava rimase meravigliata. Gerardina mi prese a braccetto e camminammo per Rionero sino a quando arrivammo dietro al palco, poi mi chiese quale fosse il mio cantante e la mia canzone preferiti. Dopo qualche minuto di silenzio risposi Albachiara di Vasco Rossi. A quel punto chiamò il suo chitarrista e mi fece prendere accordi per la tonalità. Morale? Lei non sentì neppure il mio cd, ma mi parlò per più di 45 minuti, mi fece una presentazione da paura a metà del suo concerto e cantai per la prima volta davanti ad un sacco di gente. Poi non ci siamo più risentiti perché era il periodo in cui lei stava abbandonando le scene.
Sai, ho aperto altri concerti, ma questo è stato come il primo bacio…non si scorda mai!
Buona fortuna!
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