Non volevo che finisse così…
Siamo in estate, tempo di mare, di vacanze, di amori (per gli altri..) e di novelle lette sul bagnasciuga;
circa quest’ultima consuetudine, vi proponiamo questa storiella coratina di taglio horror, che ironizza sullla condizione delle strade coratine e che potete anche stampare e portare sulla spiaggia: vi prenderanno per esauriti, ma almeno vi abbronzate…
“La triste storia di un anonimo ammortizzatore coratino”
Prologo
Sinceramente non poteva esserci peridodo peggiore, inteso in senso buono, per scrivere questa storiella, poiché, a mia memoria, mai le strade di corato sono state oggetto di un simile sforzo per renderle finalmente “aggarbate”, quindi posso proporvela come “omaggio” ai “bei” tempi andati, e anche come augurio che le cose, da qui in avanti, possano solo continuare a migliorare.
“Il sogno”
…non volevo che finisse così…
.. e pensare che in me è ancora viva l’emozione di quando, con i miei tre fratelli, venni a conoscere la nostra destinazione: una autoconcessionaria di Corato! Ero entusiasta: debuttavo sulle strade, cominciavo a fare il lavoro per cui ero stato costruito, avrei scoperto una città sconosciuta…
e mi lanciai in un sogno ad occhi aperti, pregustando la mia futura vita “vibrante”.
Anche se, a dire il vero, un primo ammonimento su quanto, in realtà, fosse stato avverso il mio destino l’avrei dovuto percepire dalla reazione degli altri: il primo lanciò un gridolino strozzato con voce da eunuco per poi stramazzare in preda ad attacchi epilettici, il secondo svenne direttamente, e il terzo iniziò a ridere ad alta voce ed in modo isterico, come se avesse improvvisamente perduto il senno…
certo, non nascondo che questi comportamenti mi turbarono alquanto, ma pensai si trattasse anche per loro di, magari eccessive, manifestazioni di giubilo…
Ma i tristi presagi continuarono…ah!…quanto sono stato ingenuo a non coglierne nemmeno uno…
Giunti alla concessionaria, un mio collega, sistemato sotto una berlina grigia, ci accolse con una formula di saluto che, al momento, giudicai solo un po’ bizzarra, e che suonava più o meno così: “lasciate ogni speranza, o voi che entrate”…
la notte seguente poi, mi sembrò di vedere un altro collega che si sfilò la molla e la usò come trivella per bucare il serbatoio della sua auto: perì in una pira a forma di coupé tra l’ammirazione e, più preoccupante, l’invidia generale…
Anche la nostra automobile non fu esente da episodi inquietanti: al mio risveglio la ruota posteriore destra bighellonava libera e felice (e forse anche pazza) lungo l’autosalone causa inspiegabile latitanza dell’ammortizzatore a cui era ancorata; e poche ore dopo, un autoricambista, evidentemente noto erotomane, riferì al personale indigeno di aver adocchiato sulla statale una squillo alta 40 cm, smilza e con una provocante parruccona bionda stile Platinette: non vedeva l’ora di finire il lavoro e ripercorrere la strada…
Il giorno della consegna dell’auto al nuovo proprietario poi, si verificò un insolito incidente: un mio fratello, quello dell’anteriore sinistra, cominciò a cigolare con la delicatezza di un Panzer tedesco arrugginito e sepolto nel mare per 40 anni (e questo a macchina ferma), e quando il nostro (neo) padrone si abbassò per capirci qualcosa, si beccò dritto nel naso l’intera carica di gas che lo stese all’istante…
è miracolosamente uscito dal coma 4 settimane dopo.
A quel punto, ammetto che il dubbio che non si trattasse solo di una perdurante e sfigatissima congiuntura astrale, fece in me timidamente capolino..
“La tragedia”
Comunque, nonostante tutto, alla fine cominciammo a circolare per il paese, e, solo da lì in avanti, la realtà si rivelò in tutta la sua tragedia: una continua sfida alle leggi della fisica e della vita, lungo percorsi “asfaltati” col tritolo, in un festival di buche spezza-caviglie comunicanti direttamente con la Nuova Zelanda, fra tombini sadicamente annegati nel bitume, crateri da impatto meteoritico, ingressi per l’Ade, dorsali medio-atlantiche, riproduzioni (in scala maggiore) della fossa delle Marianne, della faglia di Sant’Andrea e del monte K2, crepacci con flora e fauna tipica ed indipendente, laghi salati, picchi del diavolo, Terre di Mezzo, trincee della grande guerra (ancora occupate ed operative), scavi archeologici pre-Atlantidei, catacombe paleo-automobilistiche, mine anticarro, tagliole, valli incantate, bocche vulcaniche, geysers, grand canyon e fossili del pleistocene esposti al pubblico ludibrio…
…E quando calava la notte, dopo il lavoro, anziché riposarci, il terrore si impossessava di noi, poiché ci raccontavamo le storie più spaventose, le leggende più “de paura”..: come quella della buca dell’oblìo, o “buca nera”, dove si sono viste intere etnie inciampare, cadere, e non riemergere più…
(i discendenti sono ancora lì, fiori in mano, in fedele attesa); o quella della grotta “del dittatore”, nella quale, con modalità simili al fenomeno precedente, si dice sia nata una civiltà composta da schiavi al giogo di uno spietato monarca assoluto; o, ancora, la leggenda del coratino orbitale, secondo cui, un brutto giorno, un ragazzo alla guida del suo Pandino rosso rimbalzò nell’alto dei cieli dopo aver urtato il bordo di una piccola catena montuosa che si andava formando lì per lì in piena estramurale, zona via Andria…: il poveraccio non e’ ancora atterrato…
(secondo un eminente astrofisico ucraino, si è rifatto una vita su Hale Bopp, e non intendo la cornetteria del centro, ma la cometa vera e propria)
…Iniziavo ad invidiare i miei colleghi che “villeggiavano” sulle auto da rally, o sui fuoristrada Africani, o sulle moto da cross: quella sì che è vita allegra e spensierata!
“La disperazione”
Ecco perché sono arrivato a tanto…non voglio il vostro perdono, ma almeno la vostra comprensione..come ultima ratio, prima di cedere alla più folle disperazione, avevo chiesto una misera buonuscita: la Luna, letteralmente; ..sogno quella sabbia così soffice, quella gravità così debole, che trasforma ogni balzo in un delicatissimo volo.. chi è più meritevole di una così felice pensione?
E invece nulla!! Sono stato semplicemente bollato con un: “le faremo sapere”, presentandomi improbabili problemi tecnici… , sporchi bugiardi!
Epilogo
…non mi resta quindi che il gesto estremo: quando leggerete queste righe, avrò già dirottato la mia auto su via Gravina, affrontando l’odioso nonché butterato manto alla temeraria velocità di 75 all’ora… i miei resti gloriosi pioveranno negli anni a venire per tutto il Barese…o il BATese, questo lo deciderete voi quando si scioglierà la nota querelle…
Non dimenticatemi, addio.
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