«Sono vivo per miracolo». Salvo un coratino a Sharm el Sheik

La Redazione

Grazie ad una festa dedicata agli italiani, molti connazionali si sono salvati. Paura e terrore alla vista dell’albergo distrutto

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“Sono vivo solo per miracolo”, così ci parla il coratino Francesco Marcone appena rientrato da Sharm el Sheik, dove alloggiava al Ghazala Gardens a Naama Bay, l’albergo in cui è avvenuto il tremendo atto terroristico che ha causato oltre 90 morti fra cui 1 italiano. Una vacanza agognata tutto un anno che insieme ad un collega di lavoro Salvatore Di Lella di San Severo, inizia proprio il 22 luglio.

“Siamo arrivati a Sharm” – continua Francesco –  nel tardo pomeriggio e dopo essere arrivati in albergo, siamo stati informati dal nostro tour operator che in serata saremmo dovuti andare ad un locale nel deserto, la Dolce Vita, dove ogni venerdì c’è uno spettacolo dedicato agli italiani. Questa è stata la nostra salvezza perché con quasi tutti gli italiani presenti al Ghazala Gardens, siamo partiti per il locale”.

Verso le 3 di notte, la festa termina, “è fatta terminare, perché si accendono tutte le luci e c’invitano ad abbandonare il locale e a salire sui pulman. In quei momenti ci arrivano le prime notizie, molto frammentarie, però, di quanto è accaduto in città. La paura subentra in noi, ma veniamo portati lontani da Sharm in un altro residence. Lì veniamo sistemati in camere con delle brandine per la notte, ma nessuno riusciva a dormire perché il quadro, con il passar del tempo, faceva intendere cosa era successo. La nostra preoccupazione – continua Francesco – aumentava e non era facile comunicare con l’Italia per tranquillizzare i parenti. Il sabato mattina, mentre devo dire che l’intera organizzazione egiziana e dei tour operator era perfetta, è arrivato il Console italiano che ci ha spiegato cosa era successo e ci ha riportato in città e nel nostro albergo per vedere se c’era la possibilità di riprendere le nostre robe e ripartire per l’Italia”.

Arrivati davanti all’albergo per gli italiani presenti sul pulman, si presenta l’inferno. “E’ giusto definirlo così, la hall era praticamente devastata e il grande albergo che ci aveva accolto maestosamente, era solo un accumulo di macerie. A piccoli gruppi chi aveva una stanza ancora, più o meno, sana, entrava per recuperare quello che poteva. Io per fortuna sia i soldi sia i documenti li avevo con me, ho recuperato quello che potevo e sono uscito fuori. Invece, nella stanza del mio compagno di viaggio, erano passati gli sciacalli che come avvoltoi su un cadavere, erano subito arrivati per rubare tutto ciò che poteva avere un valore, ma non solo”.

Ma in queste occasione i beni materiali passano in second’ordine, “si è proprio così, poterla raccontare è già un miracolo. Se solo la serata italiana non fosse stata il Venerdì, noi appena giunti dall’Italia, saremmo rimasti in camera e la mia era al piano terreno, prospiciente alla hall. Chissà cosa sarebbe successo”. Francesco sabato sera è ripartito per l’Italia, destinazione Milano, “devo dire che l’assistenza è stata perfetta. Il Console ha provveduto a consegnare dei documenti provvisori ai molti connazionali che li avevano persi. Noi oggi siamo qui a casa, ma pensiamo ai tanti turisti che hanno perso la vita per una guerra invisibile e dove il nemico può essere dietro l’angolo e colpire delle persone innocenti che questa guerra non la vogliono fare”.

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