Il “Chiosco” della discordia
Le polemiche del proprietario su una travagliata apertura
“Bella” storia quella di Antonio De Palma e del suo chiosco di gelati che si trova in Largo Plebiscito, vicino al monumento di Matteo Renato Imbriani! Bella perché, dopo lunghe e travagliate vicissitudini burocratiche, ha potuto finalmente ristrutturare il suo punto ristoro, notoriamente conosciuto come il “Chiosco di Luchett”, creato da nonno Luca che agli inizi del novecento era proprietario di alcuni bar, che fu costretto a chiudere a causa della crisi del ’29.
Pur non essendo stato ancora inventato ufficialmente il “marketing”, per aumentare il numero dei suoi consumatori, il signor Luca pensò di aprire un bar che potesse anche avere come utenti l’altra parte del cielo, le donne, che a quel tempo non potevano permettersi di entrare in un bar, luogo ad uso e consumo eslcusivo degli uomini. L’idea si rivelò vincente perchè il “Chiosco di Luchett” iniziò bene i suoi affari. Il Podestà Zanardelli approvò il progetto e da allora la gestione del chiosco si è tramandata di padre in figlio, fino alla sua chiusura negli anni ’70, in concomitanza col nascere di locali pubblici sempre più alla moda.
Una decina d’anni fa Antonio de Palma decise di riaprirlo, incontrando una serie di difficoltà prima con l’amministrazione di centro-sinistra, che gli negò il permesso di ristrutturazione e contro la quale ricorse al TAR, arrivando, in seguito, ad un accordo. Tale accordo prevedeva il pagamento, da parte del Sig. De Palma, di una cifra pari a venti milioni delle vecchie lire a titolo di risarcimento per le spese legali sostenute dal Comune, in cambio del permesso di ristrutturazione. Il signor De Palma aveva, infatti, fatto erigere dei pilastri in cemento armato che risultarono inadeguati a preservare un locale considerato ormai storico.
Durante il periodo di “vacatio sindacale” il Commissario Straordinario, dottor Antonio Nunziante, concesse il permesso a ricostruire il chiosco, un permesso ratificato dal Sindaco Perrone, non senza problemi però, “più volte mi è sembrato che ci fosse dell’ostruzionismo nei miei confronti, sia dalla parte politica che da quella tecnica-comunale, ma per fortuna ora siamo vicini alla riapertura di un bar che fa parte integrante della storia di Corato. La verità è una soltanto e cioè che se non avessi spinto con tutte le mie forze, a quest’ora il chiosco chissà dove sarebbe. Poi me la prendo con un certo tipo di stampa che non indaga sui problemi e sulle mille difficoltà che un imprenditore, con la voglia di lavorare, incontra tutti i giorni”.
Alla fine del mese finalmente lo storico chiostro ottagonale riaprirà definitivamente, con le bellissime colonne cilindriche in acciaio e molte novità che il proprietario si riserva di proporre alla cittadinanza.
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