La precarietà del lavoro

Filippo Ferrante

Una riflessione sul mondo del lavoro dopo lo sciopero all’ex stabilimento Barilla

4 commenta

I 40 dipendenti della “Logistic Center” che ieri hanno manifestato  tutto il giorno fino a tarda notte davanti l’ex deposito Barilla sono l’ennesima testimonianza della precarietà del lavoro, l’ennesimo focolaio del malcontento. I dipendenti da diversi mesi chiedevano l’aumento salariale e solo ieri sera (11/05/05) hanno ricevuto una risposta alla loro civile protesta. La risposta è stata: “niente”. Se poi si scopre e si aggiunge che i 40 dipendenti non percepivano né la tredicesima, né la quattordicesima allora si capisce anche quanto le aziende sopraffacciano i diritti dei lavoratori da queste parti d’Europa. I sindacati ci sono ma non possono fare molto. Se protesti sei segnalato. Il “sindacato delle aziende” ti chiude la strada. Le aziende non ti chiamano più per lavorare, sei uno troppo sveglio, uno che conosce i propri diritti e che non ama farsi sfruttare. E’ meglio tenerti lontano.

rnQuanti sono i giovani da poco entrati nel mondo del lavoro con un contratto a tempo determinato e quanti ragazzi da anni oscillano da un lavoro ad un altro, da un tipo di contratto determinato ad un altro tipo di contratto determinato. Sono la fascia di ragazzi che va dai 20 ai 35/40 anni di età, la generazione della precarietà. Siamo noi. Condannati al supplizio e alla miseria. E’ poi ingiusto quando al telegiornale delle tv nazionali ci dicono che i ragazzi del sud sono i più mammoni e quindi i più svogliati, quelli che meno riescono a trovare un’indipendenza perché sono attaccati alla mamma, quelli che non vogliono trovarsi un lavoro perché non è vero che il lavoro non c’è. Ma quale lavoro? Il lavoro dello sfruttamento, a tempo determinato, a chiamata, lavori del tipo “ti chiamiamo noi quando abbiamo bisogno” o lavori con contratti co.co.co, “collaboratore esterno” e cioè “lavori con noi ma non veramente.” E non è solo un problema del Sud. Il problema si estende su tutto il territorio nazionale e se ci si tiene aggiornati ci si rende conto che è un problema su scala mondiale.

Il progresso nel ventunesimo secolo và al contrario. L’Italia si avvicina sempre di più verso il terzo mondo, nel senso della precarietà e dei diritti del lavoratore e ci allontaniamo da quegli ideali di diritto e di benessere che appartengono ai paesi scandinavi. I medio-borghesi sono sempre meno, il benessere comune diventa sempre meno comune, i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più precari. Si stà perdendo l’equilibrio, l’ago della bilancia. La precarizzazione colpisce anche coloro che hanno un lavoro stabile perché con quello che recepiscono non riescono neanche più a sopravvivere. La precarietà del lavoro ha portato ad una precarietà generale, ci ha portati verso una temerarietà dei valori sociali e culturali. Chi non lavora di conseguenza non può permettersi un’abitazione stabile, non può avere un’istruzione ed un’assistenza sanitaria adeguata “ per il costante e progressivo smantellamento del servizio pubblico , precaria è la nostra cultura foraggiata da un sistema d’informazione che fa di tutti per alimentare paure e insicurezze atte a giustificare processi di militarizzazione delle nostre esistenze.” La precarietà di conseguenza non fà che alimentare l’egoismo e l’individualismo perché ognuno instintivamente fà di tutto per proteggere il poco che ha utilizzando ogni mezzo di sopraffazione.

Ci hanno riportato al minimo, allo stato primitivo della sopravvivenza e non bastano le parole dei politici per allievare le pene. C’è bisogno di azioni, forti e rivoluzionari, c’è bisogno di amore e di costanza, c’è bisogno di coesione e di grandi gruppi che rifondino la società civile sulla memoria e sulla coscienza storica, c’è bisogno che ridiscenda Gesù a riportare l’umiltà frà gli uomini, c’è il bisogno che si ritrovi la via di Dio al di là delle istituzioni e di ogni demagogia, c’è bisogno che si ritrovi la civiltà perduta di Atlantide, c’è bisogno del genio dell’artista che stabilisca l’amore universale, che si fondi una nuova civiltà dell’oro in nome di Pan, nessuno escluso.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!