Tre colpi sono pochi
Venerdì scorso, a Corato, la notte è arrivata come arriva sempre a giugno: senza fretta. Mezzanotte passata da un pezzo, i locali di piazza Sedile che tiravano le somme della serata, gli ultimi clienti che non si decidevano ad andare a casa perché tanto l’indomani è sabato.
In mezzo a quella normalità c’era anche un uomo che di mestiere fa la guardia giurata. Ma quella sera no. Quella sera era semplicemente uno dei tanti: un tavolino, due chiacchiere, una serata libera. Non era il suo turno. Non era il suo compito.
Poi la normalità si è rotta. Quattro ragazzi su di giri – dicono – hanno cominciato a rovinare la serata di tutti. E lui ha fatto quello che certi uomini fanno per istinto o per mestiere: si è alzato. È intervenuto. Mentre gli altri guardavano altrove, lui ha guardato lì.
Poco dopo e pochi metri più in là, in una stradina a ridosso della piazza, la serata normale è finita. Uno contro quattro, al buio. Non c’è tempo per il senno di poi. C’è solo quella cosa antichissima che si chiama paura.
Ha sparato. Tre colpi.
Su quello che è accaduto dopo si pronunceranno gli inquirenti. Stabiliranno le responsabilità, ricostruiranno i fatti, valuteranno se quei tre colpi sparati siano stati o meno legittimi, necessari, proporzionati. È giusto che sia così. Ma c’è una domanda che nessuna indagine potrà esaurire fino in fondo.
Che cosa deve accadere nella testa di un uomo perché arrivi a premere il grilletto tre volte?
E subito dopo un’altra.
Che cosa deve accadere nella testa di quattro ragazzi perché un uomo arrivi a premere il grilletto tre volte?
Intanto chi quei tre colpi li ha presi, il giorno dopo è già tornato a parlare. Dal letto d’ospedale, sui social, con una frase che è insieme un bollettino medico e un biglietto da visita: “Tre colpi sono pochi per uccidermi“.
Ha ragione.
Tre colpi sono stati pochi per ucciderlo, e di questo – va detto senza ipocrisie – siamo tutti sollevati: nessuno deve morire così in una piazza di Corato, nemmeno chi la frequenta nel modo sbagliato.
Ma adesso speriamo che valga anche il contrario. Che siano pochi anche per distruggere chi quei colpi li ha sparati: la sua vita, il suo lavoro, le sue notti che già erano difficili prima. La legittima difesa va commisurata, dice il codice. Come se la paura, di notte, con quattro persone addosso, si potesse pesare al grammo. Come al banco del salumiere: “Mi scusi, avrei voluto un etto di spavento, me ne è scappato un chilo.”
E speriamo che siano pochi, soprattutto, per ammazzare una città intera. Perché poi sono arrivate le prescrizioni, le responsabilità aggiuntive, le inevitabili preoccupazioni, e qualche locale della piazza ha annunciato la sospensione degli eventi programmati.
Ma stavolta, lo confesso, sono ottimista. Questo cinismo spacciato per onnipotenza potrà seminare un po’ di paura e sedurre qualche algoritmo, ma mi rifiuto di credere che possa diventare norma, linguaggio, identità della nostra città: ciò che una comunità non riconosce come proprio, prima o poi, lo respinge.
In cuor suo Corato sa di essere molto più dei tre colpi che l’hanno attraversata. Sa di essere i tavolini pieni, non i bossoli vuoti. I forni che si accendono all’alba, non i lampeggianti che si accendono di notte. Le mani che producono, non quelle che impugnano. Questa città non è soltanto ciò che accade nelle sue notti peggiori. È soprattutto quello che riesce a fare il mattino dopo.
E il mattino dopo, per fortuna, arriva sempre.
Commenti
Bravo Fabio, bell’editoriale!
Auguro di vero cuore al ragazzo ferito di voltare pagina di cambiare vita; perché oggi hai trovato la guardia che sicuramente non lo ha fatto per uccidere, perché ne basta solo uno, ben piazzato per uccidere una persona.
Ci vorrebbero più articoli di questo genere come risposta a certi fatti di cronaca. Servono a dare speranza e soprattutto voce al no a certe logiche di onnipotenza e senso di impunità. Servono per dire che Corato è e sarà una sempre città “sana” che vuole “vivere” e non soccombere a paure o soprusi.
esimio Ferrante questo articolo dovresti indirizzarlo -credo , presumo- a tutti coloro che soffiano a pieni polmoni sulla scorta della cd SICUREZZA della città- che a loro dire manca e per colpa di chi?- certo che CAORATO RIMANE UNA COMUNITA’ SANA e del giorno dopo ricorda solo che chi vuole “MANNGIARE” deve lavorare e produrre onestamente. Poi ci sono le solite eccezioni che fanno male in primis a loro stesse
ottime considerazioni, pienamente condivisibili. mi auguro che i magistrati tengano in debita considerazione le personalità degli attori di questa scena, quella di aggrediti ed aggressori. quella di chi si è trovato addosso quattro o cinque scalmanati e si è trovato costretto a difendersi, quella riconfermata dall’atteggiamento post facta, discreta e contrita l’una, spavaldamente sbeffeggiante l’altra. e mi auguro che tenga conto dello stato di panico in cui una persona per bene viene costretta ad agire per difendersi da una violenza vigliacca e senza senso .