Chi comanda la piazza di Corato?
Un microfono. Un avversario. Un pubblico. Nel rap lo chiamano dissing, e serve a stabilire chi comanda la piazza. Il genere ha un suo codice d’onore: si mette la faccia, si nomina l’avversario, si accetta la replica e possibilmente si resta sulla stessa base. Altrimenti non è una sfida, sono due persone che parlano da sole nella medesima stanza.
A Corato, nell’ultima settimana, non si è discusso: si è dissato. Tanto, e su più fronti, che a riascoltarla tutta insieme questa settimana sembra un disco. Tre tracce, per la precisione. Sempre per la piazza. E, in qualche modo, sempre per il comando. E allora mettiamolo sul piatto, questo disco.
Traccia uno: Zona VS De Benedittis. Nel consiglio comunale di venerdì scorso, il consigliere Pietro Zona chiede quanto costa la festa patronale. Anzi, non lo chiede: dice di aver sentito che il Comune si appresterebbe a spendere centinaia di migliaia di euro, e che spera non sia vero. Da lì picchia, e picchia forte. Memore del suo ex ruolo di comandante e con l’impeto di un rinnovato Serpico parla di sprechi mascherati da devozione. Le celebrazioni religiose le paghino i fedeli e gli sponsor privati, dice, non la fiscalità generale. “Mando tutto alla Corte dei Conti. E voi consiglieri fatevi un’assicurazione”. Poi passa a rimproverare ai rappresentanti della sinistra più estrema di non difendere abbastanza il suo punto di vista, loro che con la religione cattolica non avrebbero granché a che vedere. In tre minuti la laicità è diventata un esame di fede politica. È il caso di dirlo: Dio ti vede, Stalin no.
Corrado De Benedittis ha raccolto la provocazione e ha risposto con un dissing colto, specialità nella quale il sindaco può vantare una certa esperienza. Zona aveva tirato in ballo San Cataldo e gli sprechi, lui ha risposto con l’antropologia culturale, la Rivoluzione francese e Napoleone Bonaparte, lasciando intendere che persino lui, Napoleone, dopo qualche iniziale eccesso laicista, avrebbe saputo gestire una festa patronale con maggiore devozione. Soprattutto De Benedittis, con il piglio di chi comanda davvero, ha rivendicando con orgoglio gli investimenti nella cultura e ha invitato l’assessore Beniamino Marcone ad accelerare, promettendo non solo centinaia di migliaia, ma addirittura milioni di euro.
Verdetto del primo dissing: nessun vincitore. Zona contestava il finanziamento pubblico della festa patronale, De Benedittis difendeva gli investimenti culturali. Temi confinanti, forse, ma non identici. Si sono colpiti a lungo senza mai trovarsi sullo stesso ring. Una battle combattuta da due palchi diversi, con San Cataldo in mezzo a chiedersi come fosse finito tra Robespierre e la Corte dei conti.
Traccia due: Sciscioli VS Bucci. L’assessore Gennaro Sciscioli riceve la delega alla Polizia locale e qualche giorno fa pubblica su Facebook la sua strofa, che sembra essere una linea di comando più che una comunicazione riservata al comandante (lui sì!) della polizia locale Michele Bucci. Agenti a piedi nelle piazze, controlli serali fino a mezzanotte, pattugliamenti in motocicletta, sequestri di monopattini e biciclette elettriche irregolari, verifiche nei locali, presidio fisso in piazza Di Vagno e controlli sui soggetti sospetti. Un atto di indirizzo politico trasformato in post, con il pubblico convocato ad assistere alla nascita della nuova stagione della sicurezza cittadina.
Ottima barra. Base sbagliata. Il comandante Bucci infatti non la prende bene e rivendica il suo ruolo. Ma non su Facebook: sulla Gazzetta del Mezzogiorno, che nel dissing equivale a replicare a un pezzo trap con una raccomandata. Condivide le preoccupazioni, apprezza le intenzioni, e poi rifila il numero. Venticinque. Tanti sono gli agenti in servizio. In venticinque devono già occuparsi di commercio, edilizia, ambiente, incidenti stradali, servizi pubblici e numerose altre attività: anche gli straordinari ipotizzati dall’assessore non possono sostituire una soluzione strutturale. Poi la stoccata: meno comunicazione social, dice, più programmazione strutturale e un serio piano assunzionale.
Verdetto del secondo dissing: nessun vincitore, un solo grande sconfitto. Il telefono. Sarebbe bastato usarlo come si faceva un tempo, componendo il numero dell’altra persona invece di convocare il pubblico. Assessore e comandante avrebbero scoperto di avere le stesse preoccupazioni e forse perfino qualche idea in comune. Ma una telefonata oltre a non prende like e a non finire sul giornale, non produce alcun dissing.
Traccia tre: Comando abusivo. Perché intanto, in città, gira anche un audio vero. Con la base, l’autotune, il ritornello. Rimbalza di chat in chat con la scritta “inoltrato molte volte”. Non lo trascriviamo. Non per pudore. Il palco è proprio quello che cercano gli autori di questa «meraviglia». Il comando di cui parla il brano non indossa divise. È quello di chi sostiene di tenere la piazza con lo spaccio e, già che c’è, manda ai presunti rivali avvertimenti piuttosto coloriti. Paradossalmente è il pezzo che rispetta meglio il genere, con tanto di base e di rime. Solo che stavolta, a differenza degli altri due dissing della settimana, una risposta nessuno se la augura.
Verdetto del terzo dissing: vince l’algoritmo, perde Corato. Il brano ha ottenuto ciò per cui era stato costruito: circolare di chat in chat, suscitando paura e gonfiando l’ego di chi lo ha prodotto. Nella città del dissing, anche l’indignazione rischia di trasformarsi in ufficio stampa.
Tirando le somme. parlano tutti. E tutti rispondono. Il territorio, ognuno lo rivendica per sé. La città non era mai sembrata così piena di gente al comando. Solo che tra una strofa e una replica il volume è salito, e i problemi non si sentono più.
Un solo personaggio è rimasto in silenzio.
San Cataldo.
Lo hanno discusso, finanziato, contestato, difeso e persino minacciato di denuncia. Lui niente. Nessuna base, nessuna replica, nessuna minaccia. Si narra che un giorno liberò Corato dalla peste. Ma quello è il miracolo minore. Il più grande lo sta facendo adesso, sotto i nostri occhi, da secoli: non ha mai risposto a nessuno. Zitto e buono. E quando arriva agosto, a comandare la piazza è sempre e solo lui.
Commenti
Complimenti Fabio, disamina perfetta di ciò che regna oggi a Corato : IL CAOS TOTALE. E questo è dovuto esclusivamente al Sindaco-Filosofo e a tutti i suoi adepti che sono totalmente INCOMPETENTI. Che peccato, che brutta fine doveva fare Corato, anzi la “città” di Corato.
Caro Fabio desidero da amico e collega formularti di slancio i miei apprezzamenti per il tuo stile di scrittura dei tuoi editoriali settimanali.Non aggressivi, puntuali, rispettosi, attento ai fatti e ai dettagli, mai sdolcinati e giusta dose di ironia. Insomma, per usare una rapida categoria di pensiero (alla Facebook) Mi piace ?