Buongiorno anche a te, Gino

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Avete presente quel preciso momento in cui un gruppo WhatsApp smette di essere uno strumento di comunicazione e diventa una forma di persecuzione? Di solito accade di primissima mattina. Il gruppo può avere nomi multiformi e rassicuranti: “Mamme 2° B”, “Amici del calcetto”, “Condominio via Dante”, “Cugini”, “Quelli della maturità 1994”.

In realtà ognuno di loro nasconde una trappola: da qualche parte, al suo interno, vive sempre qualcuno che si sveglia prima degli altri e sente il bisogno urgente di comunicarlo al mondo. “Buongiorno!”. E da lì, succede l’irreparabile: parte il primo “Buongiorno!” di risposta, seguito da “Buona giornata!”, “Buongiorno a tutti!”, “Buongiorno anche a te!”, e in pochi minuti il gruppo si trasforma in una catena di saluti, caffettiere animate, rose ricoperte di rugiada, gattini dentro tazze di cappuccino, Padre Pio che augura un sereno venerdì e paesaggi alpini sui quali qualcuno ha scritto Che sia per tutti una giornata speciale.

Nel frattempo tu stai dormendo. Oppure stai lavorando. Oppure, caso ancora più grave, hai accostato l’auto convinto che la maestra avesse comunicato qualcosa di importante e invece scopri che Carmela ha augurato buongiorno  a trentotto persone che, per educazione, ritengono necessario risponderle una per una. Santo Steve Jobs per aver inventato la modalità silenziosa.

Ma c’è qualcuno in città che il buongiorno non lo subisce. Lo governa. Gino Perrone, per esempio.

Aprire il suo profilo pubblico su Facebook al mattino significa avere una certezza in un mondo che ne offre sempre meno. L’umanità può essere sterminata dall’AI, il clima può collassare, l’Italia e l’Europa possono essere tirate in mezzo in una guerra di cui non si capisce chi è il nemico, ma Gino Perrone sarà lì, con una parola sola, sempre la stessa.

“Buongiorno!”.

Null’altro. Ogni santo giorno. Cambia lo sfondo, naturalmente. Una volta rosa. Una volta blu. Un giorno le dune sotto le stelle. La domenica, nei casi più solenni, arriva persino l’espansione semantica: “Buongiorno e buona domenica”. I messaggi dei Baci Perugina, al confronto, sembrano trattati di filosofia.

E ogni mattina, puntuali, arrivano loro. Cento. A volte di più. Spesso gli stessi, come chi timbra il cartellino. Centinaia di reazioni e centinaia di risposte: Buongiorno. Buongiorno Luigi. Buongiorno Gino, per chi lo conosce da prima. Buongiorno Giggì, per chi lo conosce da molto prima. Buongiorno Perrone, per chi mantiene le distanze. Buongiorno Senatore, per chi i titoli non li scorda mai. C’è chi arriva a mezzogiorno e augura buon pranzo. C’è chi arriva la sera e al buongiorno risponde “buona serata”.

Il sospetto viene. E se dietro ci fosse un guru? Un social media manager di Milano, di quelli con le sneakers bianche e vistosi occhiali maculati, che parla di engagement, di community, di tone of voice, che ha passato le notti a studiare i trend e alla fine ha detto: “Onorevole, less is more. Lasci perdere i reel. La gente vuole una cosa sola: sapere che lei si è svegliato”.

In barba ad altri politici cittadini che sui social si sforzano di pattinare sulle loro belle frasi che qualche forma di intelligenza sintetica ha partorito dai loro prompt legnosi e inevitabilmente vengono trascinati a fondo: tre like, due faccine, un commento: “vaffanculo!”.

Poi però ci ripenso. Conosco Perrone, il guru non c’è. C’è qualcosa di più atavico.

Una volta passeggiava sul corso,  leggeva le facce e le scrutava. Chi saluta, chi abbassa lo sguardo, chi cambia marciapiede. Gli bastava uno sguardo per capire le tendenze del suo elettorato. Il “buongiorno” è la stessa cosa. Solo che il corso adesso lo custodisce in tasca, come una piccola stazione meteorologica. Rileva la temperatura umorale della città. Centoventi buongiorno: sereno. Ottanta: variabile. Un “buongiorno Perrone” al posto di “buongiorno Gino”: vento freddo in arrivo da nord. Un’emoticon a forma di sole: alta pressione. Un cuore: anticiclone delle Azzorre. Un “buona serata” alle dieci di sera: ottimo, c’è ancora qualcuno che lavora.

Il colonnello Bernacca prevedeva il tempo spiegando le cartine. Gino lo fa con i like e i commenti. Per questo, da domani, gli risponderò anch’io: buongiorno anche a te, Gino. Per scaramanzia. Non sia mai che, a causa mia, a Corato si preveda maltempo.

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Commenti

  • ReCuoratino (utente non verificato)

    Buongiorno!
    Sarà per la motivazione di non avere accesso agli strumenti sociali, ma lo scritto di oggi non ha aggiunto niente alla mia personale riflessione sociologica del venerdì. Un mezzo sorriso, nemmeno, forse un quarto. Ti pare poco? Mi chiede una voce. No, infatti, non è poco.
    Grazie, buona giornata a tutti.

  • Buongiorno (utente non verificato)

    Il gallo canta e la città si sveglia!

  • angela mazzilli-ventura (utente non verificato)

    No vabbè!
    Questo articolo è una vera chicca, un capolavoro!
    Aggiungo (con grande umiltà) a ciò che ha scritto il giornalista che, spesso, tutti “quelli” che ti inviano: buon giorno, buon pranzo, buon pomeriggio, buona sera, buona cena, buona notte (ah, dimenticavo…buona digestione), ti incontrano per strada e NEMMANCO (?) ti salutano o ti guardano proprio…
    Ma per piacere!!!

  • Come ci ha abituato il bravissimo editore, la descrizione del suo articolo è come sempre precisa ed esilarante. Il Sig. Perrone sicuramente si sarà divertito di questo “vestito nuovo dell’imperatore” che nessuno osa affermare, per lesa maestà, ma che il bravo Fabio Ferrante, ha il coraggio di farlo e anche con una capacità descrittiva, da vero osservatore dei fatti, da autentico verista e senza ombra di dubbio, con garbo e senza offendere nessuno, giacché è stato fedelissimo alla realtà. L’unica sciagura che possa succedere al nostro Senatore non è essere osservato nei suoi usi e costumi, ma piuttosto di scomparire dai radar della politica locale. D’altro canto un grandissimo fotografo da poco scomparso Oliviero Toscani affermava: “bene o male, l’importante è che se ne parli!”