Affidamenti diletti

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Viviamo tempi difficili. Se dici che sono comprensibili i dubbi su come certe somme siano state spese, i comunisti col Rolex ti danno del perroniano. E se non vedi in ogni determina l’anticamera di Tangentopoli, i perroniani ti danno del comunista col Rolex. In entrambi i casi, nessuno ti dà mai un Rolex.

Ci provo lo stesso. Il termine che in questi giorni spacca Corato in due tifoserie è uno solo, e non è nemmeno bello da pronunciare: affidamento diretto.

Il fatto lo conoscete già: due concerti per la festa di San Cataldo, quello di Alex Britti e Bandabardò, e una cifra che scivola di bocca in bocca: 148.840 euro, stanziati e destinati a Puglia Culture, e da liquidarsi previa rendicontazione. Da una parte c’è chi grida allo scandalo, dall’altra invece chi grida all’invidia. Nel mezzo, come sempre, c’è il fatto vero che di solito è più noioso di entrambi gli schiamazzi.

Cominciamo da una cosa impopolare, così i primi possono già armare la tastiera. Un affidamento diretto non è di per sé un reato, ma uno strumento previsto dalla legge e usato da tutti i Comuni per sveltire le pratiche. E ancora, una cifra alta, presa da sola, non dimostra, fuori da ogni ragionevole dubbio, uno spreco di denaro. Dentro i costi di un concerto ci sono cachet, palco, service, sicurezza e logistica. Soldini che qualcuno deve pur mettere. No, non bisogna giocare nemmeno al “Britti a Ferrandina costava meno“. Confrontare un ingaggio singolo con un pacchetto da due concerti in due città con esigenze diverse è come confrontare l’intero conto di un ristorante con il prezzo di una singola portata di un altro ristorante. Numeri diversi, che non spiegano nulla.

Ma ora veniamo alla parte che scontenterà i secondi: proprio perché quella spesa può avere una valida spiegazione (e non abbiamo motivi per dubitarne), la medesima dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo da ottenere. Un prospetto, una determina dettagliata, una voce per ciascun capitolo di spesa e la polemica muore lì, in meno di mezza giornata.

Il sindaco Corrado De Benedittis, riferendosi proprio al concerto di Britti, ha scritto che “l’arte è politica”. Come dargli torto? Ne deduciamo che politica è decidere quanto denaro pubblico destinare all’arte, con quali strumenti e secondo quali priorità. Ci sta. Ma allo stesso tempo politica è anche  chiedere conto di quelle decisioni senza che questo rappresenti un attentato alla cultura, così come chiedere quanto costa un lampione non significa essere contrari all’illuminazione pubblica.

Invece no. Per sapere quanto sia costato ciascuno dei due eventi, la consigliera di opposizione Giulia Tandoi ha dovuto presentare una richiesta formale di accesso agli atti. Protocollo, articolo di legge, due note da farsi consegnare. Tutto questo per leggere una cifra che, se davvero è regolare, potrebbe stare su un manifesto.

Ma il nocciolo, l’unico che dovrebbe interessarci, è un altro. Quando si amministrano soldi pubblici, poter spiegare con chiarezza come sono stati utilizzati dovrebbe essere parte integrante dello spettacolo e non il fuori programma del giorno dopo. Se per comprendere la composizione di una spesa servono articoli di giornale, confronti con Ferrandina, interrogazioni politiche e richieste di accesso agli atti, allora almeno un problema di comunicazione esiste già prima ancora di sapere se esista un problema amministrativo. Non è una questione di destra o di sinistra. È una mera questione di ricevute.

Lunedì prossimo in Consiglio comunale si parlerà proprio di questo. Potrebbe essere l’occasione per fare una cosa rivoluzionaria e davvero gentile allo stesso tempo: ridare a quegli affidamenti ciò che il loro stesso nome promette. Ovvero renderli “diretti”. Cioè leggibili. Cioè nostri. Come del resto è nostro, da qualunque parte si stia, il conto da pagare.

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Commenti

  • NaN (utente non verificato)

    È una questione di metodo, che evidentemente manca.

  • Elementare, Watson. Scritto benissimo

  • Mario (utente non verificato)

    Ben scritto! Bravo! Un ottimo articolo

  • In Cina gli affidamenti diretti sono sempre diletti! 😀
    A parte gli scherzi, complimenti per questo tuo editoriale, come anche per gli altri che hai scritto in precedenza. È inevitabile stare da una parte o dall’altra, in questa faccenda. Ognuno può pensarla come vuole, però spiegare con chiarezza come vengono spesi i soldi pubblici (magari anche prima di averli spesi) credo che sia un atto doveroso da parte di una amministrazione pubblica. In caso contrario, le domande ed i dubbi sulle spese ed i confronti con le altre amministrazioni diventano legittimi, così come le richieste delle minoranze. Il problema più grave, a mio parere, è quando non si sa cosa rispondere. E ciò avviene quando ci si affida ciecamente a terzi (che, per carità, hanno i loro margini e contribuiscono a gonfiare il cachet) per inesperienza o per fretta, senza valutare bene costi e benefici. Adesso arriveranno carte, documenti, che avranno il sapore di una pezza a colori. Passato il santo, passata la festa.

    • NaN (utente non verificato)

      E si sa, purtoppo, che spesso la pezza è peggiore del buco.

  • Francesca (utente non verificato)

    Una cifra, presa da sola, è perfetta per fare polemica. Molto meno per raccontare la realtà. Quando si parla di soldi pubblici è giusto informare e anche criticare, ma sarebbe altrettanto corretto spiegare cosa rappresentano quei numeri, cosa comprendono e quale peso abbiano realmente sul bilancio comunale. Altrimenti non si fa informazione: si prende un numero, lo si mette in vetrina e si aspetta che faccia scandalo.
    Le critiche, quando sono fondate e costruttive, possono essere utili. Diverso è scrivere soltanto per alimentare malumore, insinuazioni e divisioni. La polemica fine a sé stessa non serve ai cittadini e non porta alcun beneficio alla collettività.
    Le amministrazioni si possono giudicare, certo. Ma giudicare significa conoscere e contestualizzare, non cercare continuamente un pretesto per attaccare.
    La critica prova a migliorare le cose. La polemica cerca soltanto qualcuno da mettere nel mirino.

  • Nico (utente non verificato)

    Eee però ti piace vincere facile. Con questo pezzo hai dato una colpo al cerchio e l’altro alla botte…. ?? Un abbraccio Nico