Molto rumore per nulla

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Confesso: anch’io ci ho creduto. Quello di lunedì scorso non sarebbe stato il solito consiglio comunale, ma il thriller imperdibile dell’estate coratina, tanto che in molti ci chiedevamo perché non risultasse tra gli eventi di “Sei la mia città”. Il tema degli affidamenti diretti arrivava preceduto da giorni di attese, sospetti, accessi agli atti, cifre che rimbalzavano sui social e la sensazione che dalle cartelline dell’opposizione potesse uscire qualcosa capace di far saltare il banco.

La città, a giudicare dai numeri della diretta, ha fatto lo stesso. Una delle più seguite di sempre. Tutti davanti allo schermo ad aspettare il colpo di scena. Che non è mai arrivato. Al suo posto, otto ore di trailer. Le prove? Prossimamente. La verità? Prossimamente.

Otto lunghe ore al termine delle quali ogni intervento concepito da dubbia intelligenza umana che eri costretto ad ingoiare, ti tornava su come un congiuntivo di Caputo, che almeno è apparso il più simpatico e genuino del cast. Otto lunghissime ore per capire che tutto quello che c’era da dire era già scritto nell’ordine del giorno. È come se “I soliti sospetti” fosse uscito al cinema col titolo “Keyser Söze è Kevin Spacey“. Il film lo guardi lo stesso. Ma non te lo godi.

L’unico momento clou è stato l’intervento del consigliere Zona che ha annunciato di star esaminando un carteggio. Ma anche qui, un discorso pieno di “sembrerebbe”, “approfondiremo”, “informeremo la città”. Tradotto: l’indagine c’è, i risultati non ancora. Che è un po’ come convocare la stampa per annunciare che presto convocherai la stampa. O, per rimanere nel poliziesco, tema a lui più familiare, è come se Sherlock Holmes si precipitasse dal sospettato per comunicare di avere appena comprato la lente d’ingrandimento. No. Lui prima osservava le impronte, controllava gli alibi, trovava il colpevole e soltanto alla fine spiegava a tutti come ci fosse arrivato. Anche la politica, ogni tanto, potrebbe riscoprire il fascino di arrivare preparata al proprio colpo di scena. Se non altro per non deludere gli spettatori.

Dall’altra parte, il sindaco. Che al contrario aveva avuto una settimana per prepararsi, e lo ha fatto. Ha asfaltato l’opposizione con Robespierre, il Comitato di salute pubblica del 1793, Napoleone, il rasoio di Occam, il Tar Campania, la Cassazione e il Consiglio di Stato. Un bignami di storia moderna e diritto amministrativo in venti minuti. Forse anche troppo, per una mozione. Ma quando l’avversario tira un pugno nell’aria, puoi permetterti perfino di tornare nelle vesti di docente e tenere lezione.

Dopo di che, la ritirata. Nessuno voleva contestare la norma. Nessuno ce l’ha con i dirigenti. Nessuno, insomma, voleva dire quello che sembrava volesse dire. È il riflesso ormai tipico della politica formato social in cui le regole sono dettate dalla dittatura dell’impulso, che porta a puntare il dito prima di sapere e a sostituire la voglia di capire con quella di colpire.

E pensare che già 2500 anni fa, nel celebre trattato L’arte della guerra, Sun Tzu scriveva che i guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra, mentre quelli destinati alla sconfitta prima vanno in guerra e poi cercano di vincere. Lunedì si è scelta la seconda strada. Magari, un giorno, arriveranno davvero le risposte promesse. Il problema è che anche il miglior sequel parte male quando il primo film è stato un flop: riportare il pubblico in sala sarà un’impresa. Fino ad allora sarebbe forse utile ricordare una vecchia regola che vale nel poker, nelle indagini e persino nei consigli comunali: le carte si scoprono quando possono farti vincere la mano, non mentre le stai ancora cercando nel mazzo.

Altrimenti resta soltanto il rumore.

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Commenti

  • Gino (utente non verificato)

    però qualcuno diceva : a pensare male ci azzecchi…

  • Giuseppe (utente non verificato)

    Bellissimo editoriale!!!

  • Roberto Colonna (utente non verificato)

    Sono stato tra i primi a criticare quanto si dicesse sugli affidi diretti. Meglio, non quanto si dicesse, ma come si dicesse. Ci si strappava le vesti, si lanciavano anatemi, si ricorreva ad immagini prese in prestito da disturbi digestivi…..e poi vengono questi, nella sede più idonea, e pare che quasi siano a digiuno. Una proposta. Proviamo a chiedere le dimissioni dei consiglieri legittimamente eletti ed il subentro dei cosiddetti “leoni da tastiera”. Le sedute consiliari potrebbero essere più vivaci, interessanti. Il vero problema potrebbe essere trovare a destra migliori sostituti…..