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In città nasce il comitato per i Beni Comuni. Il 9 giugno la presentazione

La Redazione
La presentazione del comitato si terrà il 9 giugno alle 19 nel giardino della Chiesa dei Cappuccini in viale IV Novembre. Interverrà il prof. Michele Loporcaro - Comitato Pugliese Acqua Bene Comune
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Da alcune settimane a Corato si è costituito il comitato per i Beni Comuni. Lo scopo del neo-gruppo è «lanciare una campagna di informazione e di mobilitazione sul territorio di Corato e in quelli limitrofi al fine di rivendicare la tutela dei beni comuni contro la nuova ondata di privatizzazioni previste nel Disegno di Legge sul Mercato e Concorrenza, di cui si attendono i Decreti Legislativi». La presentazione del comitato si terrà il 9 giugno alle 19 nel giardino della Chiesa dei Cappuccini in viale IV Novembre. Interverrà il prof. Michele Loporcaro – Comitato Pugliese Acqua Bene Comune.

«Oggetto della privatizzazione è l’acqua potabile» spiega Teresa Elena Caputo a nome del comitato. «Le priorità del Comitato sono rivolte alla tutela dell’acqua e della salute e al contenimento delle tariffe e dei costi dei servizi, affinché beni essenziali siano accessibili a tutti e sottratti alla logica del mercato. Esso agirà sul territorio con campagne di informazione, convegni, manifestazioni per promuovere una maggiore consapevolezza della collettività sui processi in atto. Il Comitato fa proprio quanto riportato dal Forum dei Movimenti per l’acqua sul DDL Concorrenza: è un manifesto ideologico che, dietro la riproposizione del mantra “crescita, competitività, concorrenza”, si prefigge una nuova ondata di privatizzazioni di beni comuni fondamentali, dall’acqua all’energia, dai rifiuti al trasporto pubblico locale, dalla sanità ai servizi sociali e culturali, fino ai porti e alle telecomunicazioni; l’art. 6, individua nel privato la modalità ordinaria di gestione dei servizi rendendo residuale la loro gestione pubblica, per cui gli Enti locali che opteranno per tale scelta dovranno giustificare il mancato ricorso al mercato; espropria le comunità locali dei beni comuni dei diritti e della democrazia azzerando la storica funzione pubblica e sociale dei Comuni; è un attacco complementare a quello portato avanti con il disegno di legge sull’autonomia regionale differenziata; contraddice la volontà espressa con i referendum del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni».

Perché il Movimento di Corato dice no alle privatizzazioni? «Il privato ha interesse ad acquisire i settori più remunerativi del pubblico; l’efficienza dei servizi offerti viene valutata sulla base degli utili conseguiti; gli utili vengono generati dal maggior costo delle tariffe; le innumerevoli esperienze fallimentari della gestione privata hanno, nella gran parte dei casi, generato delle pesanti ricadute in termini di costi sulla collettività; le conseguenze sui contratti di lavoro si traducono in un impoverimento dei salariali ed una erosione dei diritti dei lavoratori, a fronte di stipendi dirigenziali spropositatamente elevati; la privatizzazione dei servizi pubblici locali va contestualizza all’interno di un una logica politica ed economica che si incardina nel principio federalista e di decentramento in atto da tempo; si pone, inoltre, come un attacco complementare a quello portato avanti con il disegno di legge sull’autonomia regionale differenziata e come condizionalità per l’accesso ai fondi europei del Pnrr.

A partire dagli anni 90, si è progressivamente ridotto l’ambito di intervento dello Stato Sociale andando in un spirito palesemente contrario a quello della nostra Costituzione già nei suoi principi fondamentali. Il settore pubblico non sempre è stato all’altezza dei compiti affidatogli: sono mancati i necessari investimenti, riforme e snellimenti dei processi burocratici, producendo una radicale sfiducia nell’opinione pubblica. Tuttavia ci sono servizi così essenziali il cui accesso universale non può  essere affidato a delle S.p.A. Di fatto, la riforma proposta dal Governo, si abbatterà come una scure accrescendo le povertà già in atto e aggiungendone altre. Accanto a gestioni pubbliche carenti e a volte inefficienti, in Italia vanno riconosciuti anche gestioni pubbliche di eccellenza. Anziché estendere questi ultimi a tutto il territorio nazionale si è scelta la strada del disimpegno, della rinuncia e dell’abbandono del settore “pubblico”. A tutela dei beni comuni e per assicurare il loro accesso universale alle future generazioni è urgente un impegno della società civile per fermare questa deriva neoliberista».

sabato 4 Giugno 2022

(modifica il 10 Giugno 2022, 17:42)

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