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«Gli uomini passano, le idee restano»: trent’anni dopo la strage Corato ricorda le vittime di Capaci

Giuseppe Di Bisceglie
Giuseppe Di Bisceglie
Profondo momento di riflessione sul tema della legalità
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Migliaia di sindaci, ieri, alle 17.57 in punto hanno indossato la fascia tricolore e hanno sollevato il capo, mentre la tromba suonava il Silenzio. Tra loro c'era anche il sindaco di Corato, Corrado De Benedittis. In quel preciso momento è come se le tante comunità che compongono l'Italia si siano prese per mano ed abbiamo, insieme, visto i segni di quella ferita allo Stato inferta 30 anni fa, quando i corpi del giudice Giovanni Falcone, della dottoressa Francesca Morvillo e dei componenti della sua scorta, Rocco Di Cillo, Vito Schifani e il pugliese Rocco Di Cillo, furono fatti saltare in aria nell'attentato di Capaci. La mafia aveva colpito al cuore chi la stava combattendo con forza, chi era arrivato ad un punto troppo scomodo. Solo 2 mesi dopo, il 19 luglio del 1992, il collega di Falcone, il giudice Paolo Borsellino, avrebbe fatto la stessa fine, ucciso da un'autobomba in via D'Amelio a Palermo. 

In tutta Italia si sono svolte celebrazioni. Il presidente dell'Anci nazionale, il sindaco Antonio Decaro, nella lettera inviata ai sindaci ha ricordato il grande impegno che i Comuni e i sindaci sono chiamati a profondere per instillare una cultura di legalità diffusa. «Ritengo – ha scritto Decaro – che il trentesimo anniversario della strage di Capaci vada commemorato con un appuntamento di forte valenza simbolica. In aggiunta alle commemorazioni pubbliche in programma in tutto il Paese anche i sindaci saranno uniti nel ricordo ritrovarsi virtualmente insieme, alle 17.57 del 23 maggio, per un minuto di raccoglimento accompagnato dalle note de Il silenzio, indossando la fascia tricolore, simbolo dell'unità nazionale e dei valori costituzionali».

La lettera di Decaro ai sindaci dei Comuni capoluogo di provincia si chiude così: «Celebrare la Giornata nazionale della legalità nel giorno dell'anniversario della strage di Capaci significa non solo onorare quelle morti, ma anche e soprattutto esaltare quelle vite che hanno compiuto fino all'estremo il proprio dovere per difendere i valori e i principi fissati nella nostra Costituzione».

E Corato non poteva non farsi trovare presente. Il rischio di cadere nella retorica era altissimo e lo ha evidenziato anche la referente del presidio Libera di Corato nel suo discorso, che ha preceduto lo svelamento della figura dei due giudici, a Palazzo di Città. Un rischio che è valso la pena correre, con l'effetto di non sprecare questa occasione ma valorizzarla per riflettere sulla necessità di fare squadra, di fare rete, di non essere isolati di fronte a dei buchi di legalità dai quali la nostra città non è esente. Prima ancora delle relazioni degli organi investigativi su presunte ingerenze della criminalità organizzata nella contesa del nostro territorio, è la riflessione sul tema della legalità, declinato nelle forme più semplici, il punto da cui partire per sradicare una cultura di prevaricazione che, inevitabilmente, appartiene anche a noi. Lo ha evidenziato, nella mezz'ora dedicata alle riflessioni, la presidente del Consiglio Comunale Valeria Mazzone. Lo stesso hanno fatto il consigliere Alessandro Palmieri, il vice sindaco Marcone e il sindaco De Benedittis. Pensieri condivisi con la numerosa platea di persone intervenute e che hanno vissuto con grande emozione il dono di una corona di fiori alla memoria del Giudice Falcone, di Francesca Morvillo e degli uomini della scorta, proprio sotto la targa che intitola a loro una strada tra via Gigante e via Andria. Pensieri che continueranno a riecheggiare ogniqualvolta si guarderà quello stendardo che riprende le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, proprio sulla facciata di Palazzo di Città. Sotto una didascalia: "Gli uomini passano, le idee restano". 

martedì 24 Maggio 2022

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Franco
Franco
1 mese fa

Semmai gli uomini passano ma noi non abbiamo ancora una idea precisa di quello che è successo. E c'è chi lavora perché questa idea resti confusa.

G. R.
G. R.
1 mese fa

Nell'articolo non viene menzionato Antonino MONTINARO che era il capo scorta e che cone tale siedeva nella “Quarto Savona 15” nome in cidice della scorta del Giudice Falcone. A mio personale pensiero, credo che lo Stato non debba partecipare a nessuna manifestazione in ricordo di quelle stragi, vista l'ALTA COMPLICITA' che apparati deviati dello Stato hanno avuto in quelle vicende che videro teatro la cittá di Palermo in quel 1992. Servitori dello stato mandati al sacello. Riposino in pace.