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Emergenza cinghiali, pericoli e danni senza fine: «Noi imprenditori lasciati soli»

Veronique Fracchiolla
Veronique Fracchiolla
Solo alcuni giorni fa dei cuccioli di cinghiale sono stati investiti in via San Magno, a ridosso del centro abitato di Corato
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Con l’emergenza Covid che ha ridotto per mesi la presenza dell’uomo all’aperto si sono moltiplicati, con un aumento del 15%, i cinghiali che invadono città e campagne in Puglia. Tanto che, dopo il lockdown, nella regione i cinghiali hanno raggiunto la cifra record di 250mila esemplari. È quanto emerge dalla stima di Coldiretti Puglia che sollecita provvedimenti urgenti contro l’aumento esponenziale dei cinghiali. Una invasione che rappresenta un pericolo per la sicurezza dei cittadini e per le attività agricole.

«Serve responsabilità delle istituzioni per un intervento immediato di contenimento della popolazione dei cinghiali, perché è necessario la loro riduzione numerica attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 con l’articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette e anche nei centri abitati» afferma Savino Muraglia, presidente Coldiretti Puglia. I branchi – sottolinea la Coldiretti regionale – si spingono sempre più vicini ad abitazioni e scuole, fino ai parchi dove giocano i bambini, distruggono i raccolti, aggrediscono gli animali, assediano stalle, causano incidenti stradali con morti e feriti e razzolano tra i rifiuti con pericoli per la salute e la sicurezza delle persone. Solo alcuni giorni fa dei cuccioli di cinghiale sono stati investiti in via San Magno, a ridosso del centro abitato di Corato. 

I cinghiali raggiungono i 180 centimetri di lunghezza, possono sfiorare i due quintali di peso e hanno zanne che in alcuni casi arrivano fino a 30 centimetri. La situazione è diventata insostenibile nelle campagne con danni per almeno 20 milioni di euro all’anno alle produzioni agricole ma – sottolinea Coldiretti Puglia – viene compromesso anche l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico con la perdita di biodiversità sia animale che vegetale. Senza dimenticare il pericolo della diffusione di malattie evidenziato dallo stesso Piano di sorveglianza e prevenzione per il 2021 pubblicato dal ministero della Salute che ribadisce come i cinghiali abbiano una responsabilità fondamentale per la diffusione della Peste Suina Africana (Psa).

Esperienza esemplare delle tante difficoltà affrontate dagli operatori del comparto agricolo che convivono con questo problema, soprattutto nell'alta Murgia, è quella dell'imprenditrice Mariateresa Camerino.

 

«Condivido pienamente l'allarme lanciato da Coldiretti e da altre associazioni di categoria relativamente alla presenza massiva di cinghiali in Puglia, soprattutto in questo preciso periodo storico che stiamo vivendo» afferma. «La guerra in Ucraina deve insegnare a riprendere nelle nostre mani di imprenditori agricoli la produzione di materie prime indispensabili alla nostra stessa sopravvivenza come grano, orzo, avena, leguminose da granella e foraggio per l’allevamento zootecnico. La presenza dei cinghiali elimina drasticamente la possibilità di portare a compimento il ciclo produttivo di queste materie prime, oggi indispensabili, e che l’Ucraina nostro fornitore non potrà più garantirci e assicurarci. L’elevata presenza dei cinghiali nel territorio del Parco dell’Alta Murgia impoverisce lo stesso e lo rende degradato lasciandolo alla mercé di attività criminose allorquando le aziende agricole sono costrette ad abbandonare l’attività di allevamento e di coltivazione storicamente svolte, ma impedite dalla presenza degli ungulati».

Da imprenditrice che opera nell'alta Murgia quale è la sua esperienza?
«La mia esperienza è altamente negativa. La presenza dei cinghiali impedisce alla mia azienda di coltivare leguminose da granella perché altamente appetibili dai cinghiali presenti, capaci di distruggere un intero seminativo con la loro azione di grufolamento nel giro di qualche ora. Il danno che l’azienda riceve è un danno economico elevato: spese per l’acquisto del seme, spese sostenute per la preparazione del terreno, per la messa a dimora del seme, l’impossibilità di rispettare una delle condizioni fondamentali del metodo dell’agricoltura biologica che prevede la rotazione delle colture con le leguminose da granella in sostituzione della concimazione chimica del suolo».

Come viene gestita, secondo lei, l’emergenza?
«Il problema non viene gestito. Il Parco, trincerandosi dietro il divieto di caccia perché zona protetta, ha lasciato che il numero degli ungulati raggiungesse un limite insopportabile per il territorio, ma anche la Regione Puglia, pur avendone i mezzi per intervenire e adottare misure idonee a contenere il numero degli ungulati, ha preferito ignorare il problema e lasciare che le aziende agricole subissero e continuassero a subire i danni alle loro attività, impoverendole ingiustificatamente. Io da imprenditrice mi auguro che gli enti Regione Puglia e Parco si decidano ad adottare soluzioni volte a dare sollievo alle poche aziende agricole che, con caparbietà, insistono a svolgere la loro attività nel territorio dell’alta Murgia».

Secondo lei quale sarebbero le soluzioni per risolvere o almeno diminuire l'impatto che i cinghiali hanno sul territorio?
«Alla luce delle misure adottate dagli altri Parchi nazionali in conformità con le disposizioni date dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) l’unica possibile misura per contenere questi ungulati importati dai paesi dell’Est a favore dei cacciatori è l’abbattimento selettivo. In alternativa proporrei la chiusura di tutti i cinghiali all’interno di un bosco recintato di proprietà della Regione Puglia così da non arrecare danni alle colture. Naturalmente, in quest’ultima ipotesi, Parco e Regione dovrebbero prendersi l’onere di alimentare gli ungulati che invece oggi si alimentano a spese degli agricoltori».

Il Parco dell'Alta Murgia ha introdotto, nel settembre 2021, nuovi criteri per l'indennizzo dei danni da fauna selvatica. Sono utili?
«No, non sono utili per la semplice ragione che l’agricoltore ha diritto a un risarcimento del danno, come ha sentenziato il Giudice di pace di Trani in una recentissima sentenza, e non a un banale indennizzo di poche centinaia di euro quale è quello offerto dal Parco».

Tanti i nodi irrisolti – conclude Coldiretti Puglia – a cui non vi è ancora risposta, dallo stato dell’arte del confronto tra Parchi e Regione Puglia, alla VAS del Piano di Monitoraggio e Gestione della specie cinghiale, dall’attuazione della delibera di giunta che ha previsto una procedura regionale informatizzata per consentire ai proprietari dei fondi di inoltrare la richiesta di intervento di controllo sui terreni “a rischio” al Regolamento regionale per l’attività della caccia di selezione, fino all’Albo regionale dei cacciatori abilitati alla caccia di selezione, di cui non vi è ancora traccia.

lunedì 16 Maggio 2022

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Luigi Murgiano
Luigi Murgiano
1 mese fa

Fatevi risarcire dalle associazioni di cacciatori, visto che i cinghiali furono introdotti nel nostro territorio per soddisfare la loro passione.

Giannandrea - Corato
Giannandrea - Corato
18 giorni fa
Rispondi a  Luigi Murgiano

Non so’ della direz. di provenienza dei cinghiali, ma, almeno se dessero autorizzazione ai cacciatori, avremmo soddisfatti gli uni e, dall’altra, avremmo risolto il problema.
… a meno che, non intervengano ambientalisti, lega protezione animali… macellai, netturbini ecc. pur di ostacolare e/o creare ulteriori problemi, intralci, ritardi ecc.
Si spera che qualcuno capisca…

Ctarricone
Ctarricone
1 mese fa

Il nostro è un paese allo sbando! Non si può intervenire perché immediatamente scattano ii divieti degli ambientaliati, delle pro loco, delle province, delle Reguoni, dei ricorsi al Tar evia di seguito! Assurso! È così per qualsiansi ooera che potrebbe rendere più snello e civile il nostro paese! I cinghiali? Un delitto di Stato ridurne il numero o procedere xon una sterilizzazione preventiva! E mentre il medico studi, il Malato, muore!

franco
franco
1 mese fa

possibile mai che Regione e Parco chiamati pesantemente in causa tacciono di fronte al problema? siamo ormai al menefreghismo acuto ! Il Parco non fa altro che sbrodolarsi in convegni mostre discorsi altamente improduttivi di idee e la Regina avvalla il non far niente in proposito tanto…ma il lamento della imprenditrice così chiaro e bisognevole d'aiuto NON DEVE restaare voce nel deserto quindi cari Preidente TARANTI e EMILIANO DATEVI UNA MOSSA-spero pubblichiate il post

Ss
Ss
1 mese fa

Si i cacciatori contemporanei……

Gigi Gusto
Gigi Gusto
1 mese fa

Un plauso alla lungimiranza dei cacciatori, veri responsabili di questa situazione

Sesto senso
Sesto senso
1 mese fa

Ripeto polemiche sterili. Vorrei ricordare che il parco è nato dopo…nei pochi anni precedenti i cinghiali se pur presenti non creavano problemi. Addossare la colpa alla caccia è più facile che dire alla politica di smetterla di dar poltrone a persone non competenti seguendo solo logiche politiche