Attualità

Cento anni fa i crolli che fecero sprofondare il centro storico di Corato

Pasquale Tandoi
Il 1 maggio del 1922 il primo grande boato a cui seguirono, nei giorni successivi, altri crolli
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Cento anni fa Corato fu travolta da uno delle tragedie più importanti della sua storia. Il 1° maggio del 1922, il primo grande boato a cui seguirono, nei giorni successivi, altri crolli. All'inizio palazzo Pedone e metà di palazzo Pagano. Poi palazzo Ducale, cuore dell'attuale piazza Di Vagno e la chiesa del Monte di Pietà. Fu l'acqua che scorreva nel sottosuolo a distruggere il centro storico. La storia di quei mesi fu raccontata da Pasquale Tandoi nel libro  “Quando Corato affondò.1921-’22. Immagini e cronaca di un disastro urbanistico”. Un libro che prossimamente vedrà nuovamente la luce con una preziosa ristampa edita da Live Edizioni. L'estratto qui sotto fa parte di uno dei capitoli del libro, quello che narra del 1° maggio del 1922. Nella gallery, invece, le foto che ripercorrono la tragedia, raccolte nel ricco archivio di Rino Scarnera. Da come appariva Palazzo Ducale, alle baracche costruite per ospitare i tanti sfollati.

È il primo maggio 1922. Alle 7 del mattino un cupo boato fa sussultare la cittadinanza. C’è un accorrere ansioso in tutte le direzioni del paese. Si sospetta qualcosa di grave. Poi la notizia: in Piazza Di Vagno è crollato il palazzo Pedone che ha trascinato con sé nella rovina metà del palazzo Pagano. Immediatamente è tutto un accorrere febbrile di gente, autorità, forze dell’ordine verso il quartiere pericolante. “Per puro miracolo, data l’ora, non si piange alcuna vittima”, in quanto il disastro è avvenuto gradatamente e quindi gli inquilini terrorizzati hanno avuto il tempo di fuggire.

Ma è il giorno della Festa del Lavoro. A Corato arriva l’on. socialista Vella, che visita le zone disastrate. “Ne riporta dolorosissima impressione rendendosi conto che urgono soldati del Genio e scale-ponti per iniziare prontamente i lavori di demolizione, e tendoni per un pronto ricovero delle famiglie che, d’un tratto, sono state gettate sul lastrico”. Davanti alla Casa del Popolo, alle ore 10, c’è il rituale comizio del 1° Maggio, nel corso del quale intervengono diversi oratori. La tragedia che incombe sulla città ha fatto dimenticare il sangue versato l’anno precedente nella stessa ricorrenza della Festa dei Lavoratori.

Il sindaco Quinto, con parole rotte dal pianto, invita la gran folla a far cessare il suono delle fanfare, perché “in questo triste momento si impone il silenzio più assoluto ed il pieno raccoglimento, per cui potrebbero valere le note di una marcia funebre. Per tanto disastro e dolore occorre serenità e compattezza, essendo ogni opera di violenza e di sangue inutile e degradante. Varie e ben altre sono le vie sulle quali si possono compiere opere di civiltà e d’amore, conducendo alla stessa meta del socialismo”. Anche l’onorevole socialista non se la sente di parlare come sarebbe convenuto nella giornata della Festa del Lavoro, ma le sue sono soprattutto parole di conforto e di lotta. Invita i coratini a persistere nell’agitazione. “Per risolvere la situazione di Corato – egli dice – urgono milioni che non ci sono, ma che debbono trovarsi con uno sforzo disperato, che sicuramente andrà ad aggravare le disastrose finanze dell’Italia, su cui sovrasta un debito di oltre 120 miliardi di lire”.

È il debito che l’Italia ha accumulato soprattutto con la guerra. “Per questo – aggiunge l’oratore – il 1° Maggio 1922 deve avere un significato di protesta contro tutti gli imperialisti che intendono turbare la pace nel mondo da poco raggiunta. Ma i lavoratori di tutto il mondo questo l’hanno capito per cui elevano il grido di indignazione e di protesta. Noi socialisti ci sentiamo italiani, ma comprendiamo che per ostacolare i movimenti egemonici, è necessaria l’intesa di tutti i lavoratori. Solo con il vincolo della solidarietà e dell’amore tra tutti i lavoratori la società potrà incamminarsi sulla strada di un avvenire migliore”. Quanto sono terribilmente attuali, ad un secolo di distanza, quelle parole contro gli imperialismi…

In seguito al crollo del 1° maggio, due giorni dopo un intero isolato, con il palazzo Ducale, viene giù ed altre case accanto minacciano di franare rovinosamente da un momento all’altro per un raggio di 700 metri. Crolla la chiesa del Monte di Pietà. Il disastro è immane, la popolazione è allarmata e angosciata, intravede funesti presagi.

domenica 1 Maggio 2022

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Felix 68
Felix 68
1 mese fa

Bellissime foto storiche…. sicuramente comprerò il libro

Fr
Fr
1 mese fa

Quanto era bella corato….ed ora ?ke peccato

Lm
Lm
1 mese fa

Bellissimo il primo libro.grande il prof tandoi