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​Farmaci “green”, nel progetto UniBa c’è il coratino Marco Colella: «Usiamo le molecole come i Lego»

Giuseppe Cantatore
Giuseppe Cantatore
​Si chiama SusPharma ed è uno degli 8 progetti finanziati dalla comunità europea nell'ambito del cluster Health del programma Horizon Europe Research and Innovation Action per un ammontare di 6,9 milioni di euro
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Sintetizzare i farmaci in maniera sostenibile e con un ridotto impatto sull'ambiente, anche per fronteggiare al meglio situazioni di emergenza come, ad esempio, le crisi pandemiche. È l'ambizioso obiettivo del progetto internazionale SusPharma dell'università di Bari, finanziato dalla comunità europea nell'ambito del cluster Health del programma Horizon Europe Research and Innovation Action per un ammontare di 6,9 milioni di euro. Nel gruppo di ricerca – il cui coordinamento internazionale è affidato al professor Renzo Luisi, ordinario di chimica organica dell’università di Bari – ci sono scienzati del Politecnico di Milano, del Van’t Hoff Institute presso l’Università di Amsterdam, dell’Università di Cordoba, dell’Università di Loughborough e dello stesso ateneo barese. Tra loro, anche il coratino Marco Colella.

Trent'anni tra un mese, laureato con 110 e lode in chimica e tecnologie farmaceutiche, Colella ha deciso sin da subito di investire nella carriera universitaria. Dopo la laurea ha infatti iniziato il dottorato di ricerca in scienze chimiche e molecolari nel dipartimento di farmacia dell'università di Bari, durante il quale ha studiato anche 7 mesi a Kyoto, in Giappone. Ottenuto il dottorato (la cui tesi è stata premiata nel 2020) e dopo un passaggio nell'università del Salento, nel gennaio scorso è tornato a Bari dove ha vinto il concorso da ricercatore, entrando così a far parte del gruppo di lavoro del prof. Luisi che poi lo ha coinvolto nel progetto SusPharma.

«C'è tanto lavoro da fare, ma è un progetto certamente molto stimolante» racconta Marco Colella. «Sintetizzare una molecola (ad esempio un farmaco) possiamo immaginarlo come costruire delle strutture con i Lego. Noi chimici mettiamo insieme dei piccoli mattoncini (ovvero delle piccole molecole che chiamiamo reagenti o, appunto, building blocks) per costruire strutture più complesse (nel nostro esempio la molecola di un farmaco) attraverso delle reazioni chimiche. Il nostro obiettivo come chimici organici sintetici è quello da un lato di inventare nuove trasformazioni (ovvero nuovi modi per unire tra loro quei mattoncini) e rendere più sostenibile (dal punto di vista ambientale ed economico) delle trasformazioni già esistenti.

Con questo progetto vogliamo provare a cambiare il modo in cui vengono sintetizzati i farmaci. Spesso nel nostro settore si lavora sempre allo stesso modo e si mantiene una sorta di status quo che noi vogliamo invece modernizzare. Attualmente, ad esempio, stiamo lavorando al progetto di farmaco antivirale per il covid, con l'intento di rendere più semplice la sintesi di quella molecola». I vantaggi? «Una maggiore facilità nel processo di produzione del farmaco e un minore impatto sull'ambiente». Non a caso, queste attività di ricerca rientrano nell'ambito della strategia europea per lo sviluppo sostenibile, in linea con l'Agenda 2030 e l’European Green Deal.

Il progetto SusPharma – che coinvolge 9 partner tra cui 5 prestigiosi istituzioni di ricerca tra Europa e Regno Unito e 4 industrie operanti nel settore farmaceutico (Dompè, Vito, Feyecon e C2Cat) – durerà 36 mesi e combinerà moderne tecnologie microreattoristiche, nuove tecniche catalitiche, intelligenza artificiale e robotica avanzata. «Questo programma di finanziamento ha lo scopo di creare una industria della salute europea innovativa, sostenibile e competitiva, capace di fronteggiare situazioni di emergenza come ad esempio le crisi pandemiche o fronteggiare la mancanza di farmaci essenziali e permettere la rapida produzione di composti farmaceutici e chimici “on site” e “on demand”» spiegano dall'università di Bari. «SusPharma si concentrerà su attività di ricerca e innovazione per fornire risultati diretti alle industrie farmaceutiche, ai ricercatori e agli innovatori, spingendoli a sviluppare e produrre prodotti farmaceutici “greener by design”, intrinsecamente meno dannosi per l'ambiente, e che facciano uso di processi di produzione più ecologici ed economicamente più sostenibili».

In questi anni, oltre ai già citati traguardi, Marco Colella è riuscito anche ad avere all'attivo oltre venti pubblicazioni scientifiche. Insomma, se fosse andato via dall'Italia – come hanno fatto molti suoi colleghi – sarebbe stato il classico "cervello in fuga". «Avendo studiato anche all'estero, posso dire che la preparazione dei ricercatori italiani è molto apprezzata. Il problema è che in Italia troppo spesso mancano fondi strutturali per la ricerca anche se ora, con il Pnrr e i fondi europei, sembra che qualcosa stia cambiando. Alla fine – tiene a dire Colella – il successo nel campo della ricerca è il risultato di una grande lavoro di squadra, anche se magari i non addetti ai lavori potrebbero immaginare uno scienziato come un eremita. Ma è esattamente l'opposto: lavorare in un gruppo unito e appassionato – conclude – è importante almeno quanto avere delle fantastiche idee nel mondo della ricerca».

mercoledì 27 Aprile 2022

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Rosa Stolfa
Rosa Stolfa
2 mesi fa

Complimenti vivissimi a Marco!

franco
franco
2 mesi fa

alla tenera età del nostro concittadino abbiamo scoperto che ANCHE in ITALIA vi sono e crescono continuamente studiosi e soprattutto GIOVANI NON EREMITI bensì piuttosto sbarazzini tanto da preferire il GRUPPO- è inutile siamo proprio ITALIANI CUI PIACE SOCIALIZZARE E,PERCHE' NO? divertirsi- e vai Marco…

Marco
Marco
2 mesi fa

Pure la benzina è “green” ma fa' male lo stesso….

Aldo Fiore
Aldo Fiore
2 mesi fa

Forza Marco verso sempre più alti traguardi.