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L’Anpi recupera centinaia di documenti inediti su partigiani e antifascisti coratini

La Redazione
Alcuni componenti del gruppo di ricerca "Storie resistenti", nello specifico Vincenzo Catalano e Giovanni Capurso, si sono recati a Roma presso l'Archivio Centrale di Stato per consultare centinaia di buste e migliaia di fascicoli
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Nei giorni che hanno preceduto la Pasqua alcuni componenti del gruppo di ricerca “Storie resistenti”, nello specifico lo studente universitario Vincenzo Catalano e lo storico e presidente dell’Anpi Corato Giovanni Capurso, si sono recati a Roma presso l’Archivio Centrale di Stato per consultare centinaia di buste e migliaia di fascicoli, in gran parte del tutto inediti, riguardanti i partigiani coratini e di un vasto territorio comprendente la provincia Bat e l’area metropolitana di Bari.

È una ricerca che si inserisce in un progetto di ampio respiro con la collaborazione di altri archivi, fondazioni e questure. Si tratta quindi di un lavoro immane che sta iniziando a produrre i primi risultati significativi e che potrebbe portare a riscrivere completamente la storia di partigiani del nostro territorio e dell’intera provincia. I documenti ora passeranno alla fase dell’analisi. Al momento i ricercatori si limitiamo a citare quelli riguardanti la famiglia Diaferia.

Per esempio il fascicolo di Luigi Diaferia, conservato nella Busta 58 con numero di fascicolo 5703 del fondo Ricompart, contiene ben 9 fogli in cui è riportata l’azione che il 4 giugno 1944 – giorno della liberazione di Roma – lo ha visto protagonista di una sparatoria contro dei nazisti e durante la quale rimase gravemente ferito. Queste sono le parole del testimone Maggi Giovanni alla stazione dei carabinieri di Torpignattara (documento non datato): «Il giorno 4 giugno 1944, all’atto dell’ingresso delle truppe alleate nella capitale, io unitamente ad altri appartenenti alla banda dell’8 zona del PCI di Torpignattara, uscimmo armati per rincalzare, unitamente alle truppe alleate, i tedeschi in ritirata. All’angolo di via Certosa mentre ci tenevamo appostati sparando contro i tedeschi, un nostro compagno a nome Diaferia Luigi, abitante in via Amedeo Cencelli, venne ferito alle gambe da pallottola. Soccorso da alcuni compagni e da militari alleati venne accompagnato all’ospedale…»

Oltre alla consultazione delle migliaia dei fascicoli personali di cui su si è detto, questa è stata l’occasione per visionare anche i fascicoli delle formazioni partigiane attive nel Lazio. Ad attirare l’attenzione dei ricercatori sono stati i fascicoli della formazione in cui militò Maria Diaferia, Armata Rossa (Busta 226, fascicoli 208.1, 208.2, 208.3, 208.4, 208.5). Da questi è stato possibile ricostruire alcune azioni significative oltre che i ruoli che hanno avuto le donne in questa formazione. Nella dichiarazione congiunta dei comandanti dei concentramenti V°, XVIII°, XIX° e XXVII° dell’Armata Rossa è riportato che il «gruppo delle donne si sono distinte per rifornimenti di armi dando con l’esempio lo sprezzo del pericolo incoraggiamento ai nostri compagni». La ricerca è stata preceduta dalla visita ai partigiani coratini sepolti presso il Cimterio Flaminio, alle porte di Roma. Particolarmente toccante è stata la visita dei resti mortali della partigiana combattente Maria Diaferia, a cui è stata dedicata la sezione locale (Corato, 19 gennaio 1929 – Roma, 22 settembre 2005).

lunedì 18 Aprile 2022

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franco
franco
2 mesi fa

non si aggiunga nient'altro altrimenti cadremmo nella retorica- sono caduti per l'Italia futura