Cultura

L’Epitaffio della Disfida tra i luoghi accessibili nelle giornate del Fai di primavera

La Redazione
Nel weekend si celebra la trentesima edizione dell'iniziartiva
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C'è anche l'Epitaffio della Disfida nell'elenco dei 41 luoghi pugliesi del Fondo Ambiente Italiano che saranno aperti al pubblico in occasione delle giornate FAI di primavera domani, 26 marzo, e domenica, 27 marzo. Una manifestazione che tocca circa 700 luoghi e monumenti in tutta Italia e che punta a far apprezzare degli itinerari spesso chiusi o inaccessibili, tra cui, appunto quell'epigrafe situata nella lingua di terra tra Corato e Andria, ma in territorio di Trani, e che ricorda la famosa Disfida di Barletta. Su quel terreno, proprio al confine tra Corato e Andria si sarebbe infatti svolto il combattimento tra tredici cavalieri italiani, sotto l'egida spagnola, e altrettanti cavalieri francesi. Un combattimento che si svolse in località Mattina di Sant'Elia, a ridosso della complanare alla sp 231. 

Quest'anno le Giornate del Fai di Primavera celebrano il trentesimo anniversario e, anche in questa occasione, sarà possibile effettuare le visite guidate grazie all'attività dei volontari che, instancabilmente, tengono viva l'attenzione sul patrimonio culturale e turistico della nostra regione, contribuendo con la loro attività a mantenere in vita queste preziose testimonianze del passato. Ad accompagnare i turisti nella visita guidata saranno gli apprendisti ciceroni del Liceo Statale Classico Linguistico Scienze Umane "F. De Sanctis" – Trani. Per partecipare è previsto un contributo simbolico di 3 euro. Prenotazioni sul portale ufficiale del FAI 

L'epitaffio. Risale al 1846 e ricorda lo scontro armato tra tredici francesi e tredici italiani, offesi di essere codardi, in una locanda (cantina) a Barletta (da qui indicata come Disfida di Barletta), da parte di alcuni soldati francesi prigionieri, dopo che si erano battuti contro una armata spagnola, nella quale c'erano anche degli italiani. Il comandante spagnolo difese il valore degli italiani e si decise di allestire un combattimento per dimostrare le qualità di questi e difendere l'onore. Si combattè il 13 Febbraio 1503 in territorio di Trani, luogo politicamente neutrale, non sotto il dominio francese o spagnolo, dato che all'epoca Trani era occupata dai veneziani. Gli italiani vinsero. Accanto ai documenti storici, il libro di Massimo d'Azeglio ovvero “Ettore Fieramosca o La disfida di Barletta”, e film storici di riferimento, ne hanno tramandato la memoria, anche romanzandola.

Il monumento è la ricostruzione ottocentesca, voluta dal Capitolo metropolitano, di quello originale risalente al 1583, distrutto nel 1805 durante l'occupazione francese bonapartista. Targhe commemorative, stemmi e fregi ricordano la tenzone che si tenne nel Rinascimento e le volontà di realizzazione e di recupero del monumento. Nel 1903 furono apposti cippi con frasi celebrative del filosofo e politico tranese Giovanni Bovio. Bene monumentale comunale, è vincolato dalla Soprintendenza (D.M.16/01/1979 art.822c.c.). L'epitaffio non è valorizzato degnamente, forse anche per la lontananza dai centri abitati e per essere posto in aperta campagna, pur se presso una strada intensamente percorsa. Lo stato di conservazione, pur se oggetto da alcuni anni di pulizia da parte di un gruppo di volontari tranesi, in relazione al giorno della ricorrenza storica, non è ottimale e si auspica una opportuna valorizzazione riqualificandolo, anche relativamente al contesto, ed anche collegandolo alla città di Barletta, che a tal riguardo annualmente organizza un torneo e manifestazione culturale turistica di rilievo nel mese di Settembre. (Fonte: Delegazione FAI BAT – Sito ufficiale del Fondo Ambiente Italia).

venerdì 25 Marzo 2022

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Chiara Capozza
Chiara Capozza
3 mesi fa

In collaborazione con gli alunni di Trani, sabato mattina saranno presenti all'Epitaffio della Disfida anche tre alunni del Liceo Classico Oriani che concludono il loro percorso formativo in Beni Culturali come Apprendisti Ciceroni accompagnati dalla delegata FAI per Corato prof.ssa Chiara Capozza