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Georgiani in piazza per i fratelli ucraini: «Conosciamo quello che stanno vivendo, stop alla guerra»

La Redazione
Una quarantina di cittadini georgiani residenti a Corato ieri pomeriggio si sono riuniti davanti a Palazzo di Città con cartelli e bandiere, uniti nel dire "no" alla guerra
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Hanno sfidato la pioggia gelida di ieri pomeriggio per gridare a gran voce "Slava Ukraini", "Gloria all'Ucraina" e protestare contro l'invasione russa del Paese. Una ventina di cittadini georgiani residenti a Corato si sono riuniti davanti a Palazzo di Città con cartelli e bandiere, uniti nel dire "no" alla guerra. Più tardi sono stati raggiunti dal sindaco De Benedittis che ha manifestato loro la sua solidarietà.

La comunità georgiana a Corato è tra le più grandi in Puglia, sesta a causa soprattutto della sua vicinanza con Bari, la seconda più numerosa d'Italia. Sono 92 i cittadini georgiani censiti a gennaio del 2021. Per loro la guerra in Ucraina è molto sentita, vicende che conoscono fin troppo bene e che ha numerose analogie con la crisi russo-ucraina di questi giorni. Nel 2008 scoppiò il breve conflitto che coinvolse la Georgia, la Russia e le due repubbliche separatiste filo-russe dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia. L'escalation durò pochi giorni, dall'intervento dell'esercito georgiano nei territori dei separatisti alla discesa in campo della Russia di Vladimir Putin (all'epoca premier), all'invasione russa su larga scala della Georgia, fino al cessate il fuoco del 12 agosto. 

Da allora in molti sono andati via dalla Georgia, molti in Italia (nel 2007 erano circa 800 i georgiani sul nostro territorio, oggi sono più di 18mila) E qualcuno di chi ieri manifestava in piazza, è scappato proprio da quella guerra. Come la referente della protesta, Lizi, 18 anni, fuggita in Italia con la madre: «Vogliamo che tutto questo finisca presto, spero che Putin non voglia entrare anche in Georgia e che non muoia più nessuno».

domenica 27 Febbraio 2022

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Franco
Franco
3 mesi fa

Questi giorgiani (pochi) che manifestano sarebbero più credibili se avessero parlato anche per i bombardamenti dell'esercito ucraino sui paesi contadini del Donbass. Ora sembra solo un appoggio all'espansione della NATO a est. È guerra anche quella.