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Il paradosso dell’Ostetricia di Corato: 900 parti all’anno, ma senza anestesia

Giuseppe Cantatore
Giuseppe Cantatore
Pur essendo da tempo il reparto in cui (dopo il Di Venere) viene effettuato il maggior numero di parti nella Asl Bari - circa 900 negli ultimi anni e già quasi 800 nel 2021 - ad oggi non è possibile effettuare la partoanalgesia
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Se i reparti di Pronto Soccorso, Chirurgia e Ortopedia dell'ospedale Umberto I sono in difficoltà a causa dell'esiguo numero di medici in servizio, lo stesso non può dirsi dell'unità di ostetricia e ginecologia, da più parti definita fiore all'occhiello del presidio sanitario cittadino. Proprio per questo motivo, ciò che accade sfiora il paradosso. Pur essendo da tempo il reparto in cui (dopo il Di Venere) viene effettuato il maggior numero di parti nella Asl Bari – circa 900 negli ultimi anni e già quasi 800 nel 2021 – ad oggi non è possibile effettuare la partoanalgesia, ovvero l'anestesia chiamata "epidurale" e somministrata alle donne che provano particolare dolore durante il parto.

In questo caso il problema non nasce da una carenza di medici anestesisti. Le norme della Asl, infatti, stabiliscono che per poter erogare questa prestazione il reparto debba essere dotato di una sala operatoria adiacente alla sala parto. All'Umberto I questa sala c'è, ma necessita di essere adeguata. L'ospedale ha più volte richiesto alla Asl di intervenire per procedere ai lavori ma, dopo diversi sopralluoghi, non si è mai proceduto all'adeguamento.

Per l'Umberto I non poter effettuare la partoanalgesia non è un limite da poco. Sia perché viene regolarmente effettuata in altri reparti di ginecologia del territorio, sia perché si tratta di un "Lea", cioè di un livello essenziale di assistenza. E l'utenza, giustamente, reclama. È emblematico il caso di una donna coratina costretta a partorire a Bari proprio per l'assenza della epidurale all'Umberto I. La signora, già mamma di un bambino nato con parto naturale a Corato, è in attesa di un secondo figlio e poiché il primo parto è stato molto lungo e sofferto, è parecchio provata e necessita di anestesia. La struttura più vicina che la somministra si trova, come detto, a Bari e non è di facile accesso. Se non dovesse riuscire ad ottenere questo servizio, la signora sarebbe persino disposta ad effettuare un cesareo pur di non rivivere un secondo parto straziante.

Per provare a smuovere le acque, il mese scorso l'Ordine delle ostetriche Bari-BAT ha inviato a Regione e Asl una lettera in cui chiede l'attivazione del servizio. «Più volte le criticità circa l'assenza di partoanalgesia nei punti nascita di riferimento sono state segnalate a quest'Ordine professionale dalle donne in gravidanza che purtroppo si trovano a vivere in prima persona le gravi problematiche denunciate, ritenute lesive dei loro diritti ad una partoanalgesia sicura, efficace e gratuita senza discriminazioni geografiche e di censo, come invece, purtroppo, avviene» afferma la presidente Domenica De Tommaso.

«Con la delibera regionale 796 del 29 maggio 2017, conseguente a molteplici pregressi atti nazionali, è stato stabilito che i direttori generali delle Asl e delle aziende ospedaliero universitarie implementino la partoanalgesia nei punti nascita in quanto prestazione "Lea", verifichino i requisiti richiesti nel modello organizzativo e, qualora i predetti requisiti non siano totalmente garantiti dai punti nascita, entro 3 mesi dall'adozione del provvedimento di delibera regionale predispongano il relativo piano di adeguamento. Attualmente le donne – prosegue la presidente De Tommaso – pur abitando nelle varie zone delle province Bari e BAT, devono obbligatoriamente recarsi e ricoverarsi presso un esiguo numero di punti nascita in cui è possibile usufruire della partoanalgesia, frequentemente a pagamento, poichè tale prestazione non è presente a tappeto su tutto il territorio come dovrebbe essere per norma e regola. Pertanto come Ordine, con nota del settembre 2021, abbiamo invitato con urgenza il presidente Emiliano e la Regione Puglia a porre in essere tutte le azioni strutturali e organizzative atte a realizzare, nell'intero territorio delle province di Bari e BAT, il parto in analgesia come per legge e in attuazione dei protocolli giuridici nazionali e regionali. A tutt'oggi, però, non vi è stata alcuna risposta formale a tale missiva».

Anche l’associazione Adisco, associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale che ha una sede in città, sostiene la richiesta di questa prestazione, definita «un vero e proprio diritto che deve garantito anche presso il punto nascita di Corato. Già in passato abbiamo scritto alla Regione per chiedere l'erogazione del servizio – conclude l'associazione – ma non abbiamo mai ricevuto risposta».

sabato 30 Ottobre 2021

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lucio nichilo
lucio nichilo
7 mesi fa

gentile Direzione di Corato live, in qualità di Dirigente della Unità Operativa non posso che ringraziarVi per aver affrontato un argomento a Noi caro la cui mancata offerta routinaria come LEA è indipendente dalla Nostra volontà ma molto richiesta dalla utenza e a cui cerchiamo di sopperire con altre metodiche.
Alla signora che a Voi ha rilasciato l'intervista mi sento di dire di contattarci. I nostri anestesisti , se non possono garantire l'applicazione routinaria della metodica per i motivi enunciati nell'articolo, non sono insensibili a richieste di prestazioni dettate da situazioni cliniche particolari in maniera assolutamente gratuita e a cui va il nostro grazie.
cordialità

Luisa Belsito
Luisa Belsito
7 mesi fa

Nel 2021, nonostante la medicina abbia fatto passi da gigante, si curano tumori, malattie rare e perfino il COVID, a Corato si partorisce ancora con dolore.
Corato è un centro nascita in cui affluiscono gestanti di molti paesi del nord barese, è il primo centro di raccolta del sangue cordonale della regione Puglia, è il secondo centro nascita per numero di parti dopo il Di Venere.
Adisco – sede territoriale di Corato – è al fianco delle ostetriche nel richiedere a gran voce che anche nel reparto di ginecologia dell’ospedale di Corato possa essere praticata la partoanalgesia, superando gli stop burocratici, affinché venga garantita una prestazione ricompresa, sin dal 2017, nei LEA.