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Gaetano Partipilo in piazza Abbazia: «Il mio jazz meridionale»

Angela Iannone
Gaetano Partipilo in piazza Abbazia: «Il mio jazz meridionale»
Ieri sera in piazza Abbazia, il pubblico di Corato ha assistito alla travolgente musica del sassofonista Gaetano Partipilo, musicista barese, tra i più noti nel panorama jazzistico nazionale e non solo
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Proseguono gli appuntamenti di Gusto Jazz, festival dedicato alla musica jazz e alla promozione enogastronomica che ha portato a Corato, dal 21 luglio all’ 1 agosto, alcuni fra i più noti nomi del panorama jazzistico italiano e artistico, sempre coadiuvate giornalmente da attività di valorizzazione e promozione dell’enogastronomia.

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Ieri sera in Largo Abbazia, il pubblico di Corato ha assistito alla travolgente musica del sassofonista Gaetano Partipilo, musicista barese, tra i più noti nel panorama jazzistico nazionale e non solo. Formatosi tra la Puglia e Siena, ha guadagnato subito successo internazionale, pur mantenendo sempre solidi i legami con il paese d’origine. Con ben cinque album e numerosi riconoscimenti ottenuti in carriera, (si pensi alla premiazione del suo disco del 2012 “Besides” come tra i migliori dieci anni dell’anno, da parte delle storiche radio Jazzfm e WDR) Partipilo presenta anche a Corato il suo ultimo progetto “Bloom Collection”.

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Quella del sassofonista barese è una musica che oscilla tra diverse intensità sonore e melodiche, toccando corde intimistiche fino ad arrivare a composizioni più sostenute ritmicamente, dal sound rotondo e graffiante a quello più romantico, svelando la forza del collettivo e della scrittura di Partipilo.

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Bloom Collective è emblema di tutto ciò che è Sud dell’Italia, un’esperienza vivace dove emergono personalismi e virtuosismi studiati meticolosamente e sapientemente, non senza un incredibile assalto a creatività e originalità che sfociano nell’incredibile sinergia con i giovani e brillanti membri della band. Si comincia da Carolina Bubbicco, incredibile personalità artistica che mescola la sua voce con il neo-soul e l’indie pop. Seducente e forte al tempo stesso, Bubbicco trascina il pubblico nel suo mondo fatto di voce e tastiera. Altra voce è quella di Angela Esmeralda, personalità vocale emozionante e convincente. Il suo stile a tinta blues e pop abbraccia perfettamente le varie sfumature del jazz, immergendo gli ascoltatori in un mix di ritmi diversi, ma complementari. Alla batteria c’è Dario Congedo che convince con il suo multi-style, che è capace di padroneggiare la batteria con una forza, tenacia e vivida personalità. Infine, al basso Federico Pecoraro che incanta con i suoi assoli dall’originale finger-style, fulgida base per lo stile da Boom Collection.

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Sappiamo bene che l’America è un po' il sogno di tutti i musicisti jazz. Lì nasce il genere e tutte le novità ad esso connesso, per poi diffondersi un po' ovunque nel corso del tempo. Cosa distingue il sound del jazz pugliese da quello internazionale?

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Più che pugliese, lo definirei jazz meridionale, perché nel musicista del sud traspare sempre una vena solare. Anche nelle situazioni più impegnate, viene fuori questo senso di leggerezza e solarità. Il musicista italiano si distingue sul panorama internazionale, in quanto all’estero ci attribuiscono l’immagine del musicista che predilige la melodia a tanti altri fattori, tipo al ritmo e alla complessità di scrittura. Questa vena melodica è innata, spontanea, insita in ogni nostro musicista, assieme alla propria cultura, sogni e dolori.

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Quanto le sue esperienze internazionali hanno influenzato la sua musica?

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Ogni viaggio, cultura, esperienza, anche la più semplice, mi ha lasciato qualcosa anche in maniera inconsapevole, che inevitabilmente ho riversato nella mia musica. Però a fare la differenza è quella curiosità che ci rende sempre eterni bambini e per cui non è sempre necessario viaggiare. Anzi, se si viaggia e non si è curiosi, il viaggio perde il suo senso. Al contrario, essere curiosi anche senza viaggiare ti consente di provare quelle sensazioni, quei sogni che sono ingredienti necessari per costruire la propria identità. Spesso ai miei allievi consiglio di viaggiare, leggere, di vivere, perché nessun libro ti insegna a vivere davvero per costruire una propria identità. Tutti abbiamo bisogno di nutrimento emotivo prima che di studio teorico, perché poi è quello che viene fuori sul palco.

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Come nascono e come struttura le sue composizioni? È meticoloso nella stesura o lascia ampia libertà anche all’improvvisazione?

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Entrambe le cose: lascio molta libertà all’improvvisazione quando conosco bene i miei musicisti. Anzi, vorrei sempre che i miei musicisti mettessero quel tocco di personalità in ogni brano. Se poi non conosco i musicisti, tendo ad essere molto preciso. In uno dei miei primi album ricordo di aver scritto tutto, note di basso, colpi di batterie, scandendo e organizzando meticolosamente tutti gli assoli. Col tempo, ho imparato ad accettare la visione leggermente diversa di chi eseguiva un mio brano. E quando entri in sintonia con i musicisti ti arricchisci molto in termini di espressività.

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Che musica ascolta Gaetano Partipilo?

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Mentre ero in macchina ascoltavamo i Dirotta su Cuba, proprio in prossimità di un prossimo concerto a Milano con la cantante del gruppo, però tendo ad ascoltare un po' di tutto.

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Il jazz è continua influenza e si lascia continuamente e facilmente influenzare.

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Una caratteristica principale del jazz è proprio quella di essere in continua evoluzione. Combatto spesso con i cosiddetti “talebani del jazz”, che ritengono che il jazz sia unico, fermo nel suo genere e non può spaziare verso altri stili. Jazz è una parola che racchiude un mondo, soprattutto se c’è libertà formale, emozione, improvvisazione e dialogo tra musicisti. Anzi, il jazz è quel genere di musica che più di ogni altro consente il dialogo tra le varie personalità dei musicisti. Tendenzialmente, non condivido quel tipo di melodia tipicamente popolare che si ripete in loop finchè non ti entra e martella nel cervello. Quel tipo di musica, dove si segue in maniera meccanicistica lo spartito ed impedisce lo scorrere e il miscuglio  di sfumature individuali, l’istintività alla creazione, la bellezza dell’improvvisazione. Ma il rischio della sperimentazione ha proprio quel qualcosa di estremamente affascinante.

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Boom Collective è un progetto che vede protagonisti anche giovani talenti pugliesi. Che visione ha dell’approccio tra giovani e musica jazz?

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I giovani hanno quella forte carica che ci scuote dall’ossidazione della quotidianità. I giovani sono freschi, sognano e si mettono in gioco, e questo lo senti quando sei sul palco con loro. Tutti i grandi maestri, come Miles, hanno sempre collaborato con i giovani artisti proprio per mantenere viva la fiamma della creatività.

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martedì 27 Luglio 2021

(modifica il 3 Agosto 2022, 5:10)

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