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Una ricerca svela come il Covid non passa dalla mamma al feto: nel team una dottoressa coratina

La Redazione
Nadia Santarella, 33 anni, lavora nella squadra di ricerca guidata dal professor Resta che ha analizzato 90 campioni di placenta
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Le mamme positive al Covid possono trasmettere il virus al feto e in che modo questo riesce a proteggersi? Le risposte a queste domande le ha fornite una ricerca, condotta nel laboratorio di Patologia ultrastrutturale all'interno del dipartimento di Anatomia patologica del Policlinico di Bari e diretta dal professor Leonardo Resta.

La coratina Nadia Santarella, tecnico di laboratorio, fa parte del team che ha analizzato, mese dopo mese, i campioni di placenta utili a raggiungere l'obiettivo, assieme alla biologa Roberta Rossi e al professor Resta. Trentatrè anni, laureata nel 2013, ha scelto di lavorare per tre anni nel laboratorio del Policlinico come volontaria, prima che venisse chiuso per mancanza di fondi. «Sarebbe stato un peccato non sfruttare il potente microscopio elettronico, unico del suo genere in tutto il sud Italia. Qui studiamo anche tumori rari e spero si riesca a capire quanto la microscopia elettronica sia importante in campo medico»

Ad aprile il laboratorio è stato riaperto e Nadia è tornata a lavoro grazie a un contratto di emergenza Covid. «Lo abbiamo riattivato rapidamente e ci siamo messi subito al lavoro», spiega la dottoressa Santarella. Prima sono stati esaminati campioni di cute di bambini tra gli 8 e i 12 anni che hanno riscontrato tracce del virus nelle lesioni causate dai geloni. I piccoli erano risultati negativi sebbene in famiglia ci fossero casi di contagio. Il super microscopio è riuscito a scovare il Coronavirus lì dove il tampone molecolare non ci era riuscito.

Poi sono stati esaminati 90 campioni di placenta di gestanti positive che hanno, però, partorito figli negativi. Di questi 20 sono stati esclusi – come ha spiegato il professor Resta a Repubblica – per problemi ostetrici non legati al Covid. Negli altri 70 solo in pochissime occasioni è stata riscontrata una tendenza alla coagulazione o alla formazione di trombi nel sangue, non legati al virus. 

Quindi la ricerca ha acclarato che le puerpere positive tendenzialmente non contagiano i figli nel grembo materno perché il virus rimane all'esterno della placenta, sul perimetro dei villi coriali, non permettendo così la trasmissione verticale. «La nostra ricerca serve anche a tranquillizzare le mamme positive – dice Nadia Santarella – che temono per la salute dei loro figli. In questo modo possono vivere l'ultimo periodo della gravidenza più serenamente».

Quando ne parla, in Nadia traspare tutto l'entusiasmo di aver contribuito al bene comune. «Credo fortemente in questo lavoro – dice – e nella missione che porta con sè. Quando è arrivata la chiamata dal Policlinico ho lasciato un lavoro comodo, sotto casa, in un laboratorio di analisi per accettare una vera e propria sfida, fatta anche di sacrifici, di continui spostamenti e di precariato. Però ho fatto quel che sentivo e sono felice di aver dato il mio contributo».

venerdì 14 Maggio 2021

(modifica il 23 Marzo 2022, 12:51)

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Annalisa
Annalisa
1 anno fa

Bravissima

nerdrum
nerdrum
1 anno fa

leggi storie come queste ed altre mille simili, fatte di applicazione, sacrificio, talento, speranze, timori, precariato, sfide, sogni, e ti rendi conto in che c di paese viviamo. una professionista come questa ragazza, umiliata dal volontariato e da contratti a termine sottopagati, trattata come un percettore del reddito di cittadinanza. prima repubblica, seconda, craxi, berlusconi, sinistra, destra, 5 stelle, ma l'orizzonte massone, nepotista e compiacente per la p.a., la sanità, per il mondo universitario ed accademico, per la magistratura, sono sempre la regola.

Falco  m.
Falco m.
1 anno fa

Non veritiero al 100 %. . Altri studi , non su un solo caso, dimostrano il contrario. È necessario essere prudenti. Il virus è stato trovato in quantità significative nella placenta, nel liquido amniotico, nel sangue materno, nel cordone ombelicale e nel postnatale.