La storia

Ascesa e declino della Banda coratina di Baffigo, nel 1928 incoronata regina d’Italia da Mascagni

Michele Lamarca
Michele Lamarca
"Costruita" dal podestà Ripoli senza badare a spese, attraverso tasse illecite e multe camuffate da donazioni riscosse dai cittadini, trionfò al concorso bandistico corale davanti al celebre compositore Pietro Mascagni
3 commenti 1917

C'era un tempo in cui la banda concertistica del paese era cosa molto seria, tanto che averne una di qualità significava avere un ruolo di prestigio in tutto il territorio. Corato ha avuto un'ottima tradizione bandistica, con direttori di livello come Pasquale Vilella e Raffaele Miglietta e nel 1928 fu incoronata miglior banda d'Italia davanti a Pietro Mascagni, grande compositore a cavallo tra '800 e '900. 

L'affascinante storia di quel trionfo è stata raccontata da Pasquale Tandoi nel libro "La banda di Corato", che ripercorre più di 150 anni di una realtà oggi associata soltanto ai riti religiosi di San Cataldo e della Settimana Santa ma che porta con sé un passato ricco di storia e tradizione.

Nel 1925 l'Italia era fascista e Corato era governata dall'avvocato Vincenzo Ripoli che al Duce aveva prestato giuramento. A lui fu affidato il compito di dare nuova linfa alla banda cittadina e, nel dicembre di quell'anno, il consiglio comunale decise di affidarla al maestro Pompilio Baffigo, sardo di nascita che a Chieti aveva ottenuto importanti successi.

Baffigo, in poco tempo, riuscì a riunire molti dei migliori musicisti del sud Italia, non badando a spese e offrendo lauti compensi. Lo stesso Baffigo, nel 1926, guadagnava 12.000 lire l'anno, molto più di un operaio. Dietro questa faraonica "campagna acquisti" c'era Ripoli che divenne una sorta di manager.

Iniziò a comminare multe e contravvenzioni per rimpinguare le casse del fondo destinato alla banda, fece costruire una cassarmonica in pietra in piazza Plebiscito e fece pressioni su giornali locali e nazionali per far scrivere articoli glorifici come quello per il Gran Concerto di piazza Cesare Battisti del 25 marzo 1926, un evento che raccolse consensi da molte città della Puglia e non solo. Finanche il sindaco di Napoli inviò a Ripoli un telegramma di complimenti. 

La notorietà della banda di Corato attirò i sindaci di diversi Comuni del Sud Italia che provarono a soffiare i musicisti a Ripoli. La risposta del podestà fu eloquente. Al signor Grella di Sturno, provincia di Avellino, che tentò di portare in Campania uno degli elementi scrisse: «Se continua in quest'opera poco dignitosa, sarò costretto fascisticamente a metterla a posto».

La banda continuava a esibirsi a tamburo battante, riscuotendo successo in tutto il Meridione mentre il Governo emanava provvedimenti per "fascistizzare" le bande. Tutti i musicisti dovevano essere iscritti ai sindacati fascisti e la loro divisa divenne nera con il cappello da bersagliere.

La grande occasione per Ripoli e la banda di Corato arrivò nel 1928. Il 21 aprile si tenne a Roma il primo concorso bandistico corale al quale parteciperano 73 bande da tutta Italia. La giuria era presieduta da Pietro Mascagni, celebre compositore livornese che si iscrisse al partito fascista nel '32. 

Al Teatro Adriano, il "Gran Concerto Bandistico Città di Corato" diretto da Baffigo, vinse il concorso (con un premio di 40.000 lire) esibendosi con "L'inno al Sole", tratto dall'Iris composto dallo stesso Mascagni che – come riporta la scrittrice Bianca Tragni – "dopo aver ascoltato l'inno si fece incontro al maestro Baffigo e si congratulò personalmente con lui e con il più piccolo dei musicanti, il tamburino Felice Sannicandro, mascotte della banda coratina".

I musicisti, tornati a Corato, furono accolti da una città festante: bandiere sui balconi e applausi scroscianti. Fu organizzato un ricevimento in Comune e un'esibizione sul palco in pietra di piazza Plebiscito, davanti ad un pubblico in delirio. La banda coratina iniziò a esibirsi in tutta Italia e incise a Milano cinque dischi, premio per il primo posto al concorso romano, con l'etichetta Columbia di Londra.

Che fine fece la grande banda che aveva sbancato Roma ed era diventata famosa in tutta Italia? Seguì le sorti del podestà Ripoli che nel novembre del '28 non era più sindaco della città, sostituito dal commissario prefettizio Perrone. La banda fu smantellata perché non economicamente sostenibile e così anche la scuola di musica che Ripoli aveva messo su affidandola a Vilella. 

Sui finanziamenti alla banda furono svolte delle indagini. Emersero le responsabilità di Ripoli che aveva attinto illegalmente dazi e multe camuffate come donazioni per foraggiare la banda. Il vecchio podestà fu arrestato, anche se dietro il suo arresto si vociferava che ci fossero motivi politici e morì nel carcere di Bari il 14 giugno del 1930.

sabato 3 Aprile 2021

(modifica il 23 Marzo 2022, 13:05)

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Gigi Gusto
Gigi Gusto
1 anno fa

Che belli quegli anni !!!!

Dino Masciavè
Dino Masciavè
1 anno fa

Parlate anche della Banda Coratina, sotto la direzione del M:Raffaele Miglietta, che si esibì a Capri in onore della signora Jaqueline Kennedy

dina di
dina di
1 anno fa

L'articolista dimentica che la banda di Corato diretta dal maestro Baffigo ebbe il privilegio, negli anni 20 del secolo scorso, di suonare durante l'incoronazione del re Zog di Albania