Politica

Giacomo De Lillo e la “trasversalità di Renato”

La Redazione
L'analisi di Giacomo De Lillo (partito socialista) sul tema della trasversalità del sindaco Renato Bucci
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L'analisi di Giacomo De Lillo (partito socialista) sul tema della trasversalità del sindaco Renato Bucci.

«Ha scritto, recentemente, E. Scalfari: “I fini configurano una visione del bene comune, i mezzi debbono essere appropriati a realizzarli ma senza mai prenderne il posto. Quando i mezzi divengono essi stessi fini, la cupidigia del potere non ha più come obiettivo la visione del bene comune, ma semplicemente il mantenimento e il rafforzamento del potere, che è cosa completamente diversa e immorale”. 

Sono considerazioni a corollario dell’antinomia che Scalfari rileva e sottolinea  tra il pensiero di N. Machiavelli ritenuto il più autorevole precursore della politica moderna e il machiavellismo considerato la degenerazione di quel pensiero ed uno dei mali peggiori della politica.

“Quando la politica e l’etica della politica sono deboli, è l’intera società a disfarsi. Arriva allora il momento del cinismo e dell’utopia, due mali che dimostrano soltanto l’assenza letargica della politica.”

Siamo lontani dalla realtà che Scalfari descrive, se sosteniamo che anche a Corato la Politica sia latitante da troppi anni? Stendiamo un velo pietoso sulla ultradecennale, incondizionata gestione delle sorti della città  da parte di “parvenus” entrati, con passo studiato e con obiettivi utilitaristi,  nel mondo della politica politicante.

Vediamo, invece, se siano da considerare in linea con la politica e con l’etica politica i comportamenti del Sindaco in carica, alla luce, soprattutto, della stupefacente intervista riportata sull’ultimo numero de “Lo Stradone”.

Che la “trasversalità” potesse condurre fino al “compromesso operativo” con la parte avversa dello schieramento politico, non l’avevamo mai ipotizzato. Avevamo pensato che quella trasversalità stesse a giustificare l’estensione dell’alleanza di centrosinistra a componenti, della società politica e civile locale, che avevano creduto nella possibilità di aprire una prospettiva di governo cittadino alternativo a quello fondato sulla centralità della DC lattanziana nelle sue diverse e successive declinazioni e sulla immanenza del suo longevo profeta.
 
Abbiamo apprezzato l’abilità della Presidente del Circolo “Uncantiereincomune”, la brava Mariangela Mosca, nell’offrire una sua definizione della trasversalità, intendendola “come apertura massima ad ogni forma di contributo, come abbattimento di ogni spirito di appartenenza che induca a forzose e difensive sperimentazioni di spazi e di ambiti di signoria”. “La trasversalità – spiega Mariangela- è promiscuità, è contaminazione ed implica la predisposizione a mettersi continuamente in discussione, a non considerare mai le proprie convinzioni come granitiche ed inespugnabili roccaforti di certezze”.
    
Bene, così descritta e intesa, la trasversalità coincide perfettamente con la laicità e con la partecipazione e non certamente, riteniamo, con il partito trasversale che, per definizione, è quello che unisce soggetti di aree politiche diverse intorno ad interessi comuni.  Nei fatti, come applicata, fin dalle prime mosse del Sindaco, la trasversalità è divenuta la negazione della linearità e della coerenza che sono elementi essenziali della credibilità della politica. Chi ha votato un candidato e una coalizione, lo ha fatto perché ha investito in quegli uomini e in un preciso progetto politico- programmatico.
    
Ora il Sindaco sostiene che il programma  del centrodestra è perfino “meglio” di quello del Patto per Corato. Non siamo d’accordo, malgrado il nostro contributo al programma, quello del PSI, abbia subito non poche mutilazioni (vedi l’istituzione del registro delle coppie di fatto, la presentazione dell’istanza per l’acquisizione del titolo di città, il conferimento di una delega specifica  all’innovazione, all’efficienza e al risparmio energetico) per probabili ragioni di “compatibilità” con le indicazioni di altri soggetti del Patto.
    
Certo, sostenere la validità, anzi la superiorità del programma del centrodestra e presentare  la proposta, a nostro giudizio pre-politica, del nuovo metodo da rispettare nell’eventuale governo locale delle larghe intese, è funzionale alla rimozione di  una pregiudiziale importante alla “contaminazione” ed utile a rendere meno amara la pillola della nomina di assessori di centrodestra… condivisi.  

Ci chiediamo, però, se il gioco, al di là delle inevitabili implicazioni di etica politica, valga la candela. Non vorremmo che quest’ansia moralizzatrice di Renato, che si pone, nella richiamata intervista, come condizione sufficiente per una collaborazione con il centrodestra, produca gli stessi effetti del compromesso storico, nato all’insegna dell’austerità e dell’onestà nell’esercizio delle funzioni pubbliche e poi fallito per la constatata inconciliabilità di proposte e di progetti in materia di riforme economiche e sociali.

Ma, al di là degli effetti pratici, è da temere l’assuefazione alle larghe intese che, se da un lato si giustificano per far fronte a brevi periodi di emergenza nazionale, dall’altro offendono la essenza stessa della democrazia liberale fondata sull’alternanza  al governo del Paese di partiti e forze politiche diverse.
    
La disponibilità di Renato che sembra data per offrire motivazioni alla titubanza della parte trasformista/possibilista del centrodestra (le cinciallegre che si accompagnano ai falchi e alle colombe), allontana definitivamente, dal centrosinistra, partiti, movimenti e soggetti che ne hanno allargato il perimetro; ridà slancio  al  nucleo duro del centrodestra e, soprattutto, pone i partiti politici di sinistra nella condizione di dissociarsi da una riedizione in miniatura del governo di Vichy.   

Ecco perché abbiamo temuto gli effetti dell’anatra zoppa.  Ed ecco perché continuiamo a puntare sulla istituzione  Partito intesa, secondo lo spirito e la lettera dell’art. 49 della Costituzione, come strumento insostituibile di partecipazione per l’elaborazione di politiche nazionali; come antidoto al  populismo, al qualunquismo, al partito persona; come strumento di orientamento di massima nelle scelte locali di carattere politico e programmatico; come scuola di democrazia e di formazione politico-culturale.

I movimenti, le reti sociali soffrono il limite del respiro locale o parziale e, in qualche caso,  il peso e la durata di  derive personalistiche, anche se, in ogni caso e in qualche misura,  concorrono alla costruzione di momenti di democrazia diretta ed al contenimento dell’astensione, considerata, a ragione, fattore di crisi per la democrazia.
    
Intanto la città, anzi il Comune, si aggroviglia in una serie di problemi che, irrisolti, continuano ad occupare l’ordine del giorno delle sedute degli Organi istituzionali locali e a rendere sempre più difficile la vita del cittadino sul versante socio- economico, dei servizi e della stessa agibilità urbana.
    
Staremmo per dire: “Ciò che intendete fare, fatelo, ma fatelo presto”. Le strade sono sempre due: quella della coerenza e della determinatezza che salverebbe il “progetto” e quella dell’inciucio o delle larghe intese che determinerebbe la fine di un “esperimento”. Non è possibile assistere ad una Giunta ancora carente di due componenti, in aperta violazione dell’art. 28 dello Statuto comunale, né è possibile tollerare  tatticismi e ammiccamenti che possono consentire una “politique d’abord”, ma che allontanano  ogni possibile prospettiva di ripresa».

martedì 13 Agosto 2013

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tutto vero
tutto vero
8 anni fa

caro de lillo, ormai sei fuori tempo e per la tua conformazione politica, inadeguato. scusami, ma se proprio devi, cerca di non fare il moralista.

Gaetano Bucci
Gaetano Bucci
8 anni fa

Tra i politici di Corato della “vecchia guardia” De Lillo è uno dei pochi ad avere una notevole cultura politologica ed un acume per lo “spirito dei tempi”. Le sue analisi, condivisibili o meno, sono sempre caratterizzate dalla non comune capacità di essere centrate su temi di grande attualità. Anche le questioni locali sono trattate entro coordinate storico-culturali di più ampio respiro, nazionale ed europeo. Il tema della “trasversalità politica” di Renato Bucci ne è un esempio. Condivido la sua impostazione teorica, come d’altra parte ho scritto in precedenza. Se il neo-sindaco avesse fatto tesoro di certe idee critiche e proposte emerse dal dibattito politico in corso avrebbe evitato diversi errori. Del pezzo presente la parte che si apprezza maggiormente è quella relativa alla individuazione dei due grandi mali della politica italiana e locale d’oggi, ovvero il populismo e il personalismo. Da essi, giustamente, si esce attraverso la rigenerazione dei partiti, non attraverso la l

franco dacorato
franco dacorato
8 anni fa

non v’è dubbio che l’esperienza dell’anatra zoppa porta ad una serie di dubbi del fare poitica praticamente- ma con che spirito si potrebbe ammnistrare la città se da una parte l’intransigenza spinge a,l rifiuto di ogni compromesso(nel senso più puro e nobile del significato-A.MORO) dall’altra la governance quotidiana presenta numerosi aspetti che mai e giammai il Sindaco(prima di essere eletto) avrebbe messo in conto.Ed allora? Esimio DE LILLO, Macchiavelli lo ha descritto e riportato fedelmente e crudamente, e per questo , con stupore, è stato esiliato ed indicato come l’autore del realismo della politica in ogni campo ed epoca,comunque Bucci è esperto e non credo sbagli con convinzione,e,del caso, si ravvede-viva la democrazia

michele piarulli
michele piarulli
8 anni fa

Come si può non condividere il ragionamento di DE LILLO perfetto dal punto di vista politico della tradizione e dell’etica. Sicuramente Renato avrà commesso qualche errore come per esempio l’informazione ai partiti prima e non dopo , qualsiasi decisione. Ma al di là di queste non trascurabili osservazioni sappiamo che il Sindaco è al lavoro per la nostra Città (capire, verificare, ascoltare, proporre, leggere) non è cosa da poco. Ed infine raccolgo la proposta di alcuni cittadini invitando il Sindaco ad istituire la CONSULTA di ex Sindaci per un filo conduttore di “ieri, oggi, domani” della città che era che è e che potrebbe essere.