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“All Hallows Eve”, ovvero la notte di Ognissanti

La Redazione
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Pubblichiamo volentieri una replica all’articolo, apparso ieri sulle nostre pagine, in cui si si evidenziavano scarsi collegamenti tra la festa di Halloween e le tradizioni nostrane. Anche se le righe di ieri passavano per una chiave di lettura più personale che storica, la replica odierna, a firma di Michele Tedone, è apprezzabile per la narrazione delle origini della festa e del contenuto folkoristico di cui è portatrice.

Mi spiace di essere in totale disaccordo con l’articolo di Gerri Ferrara pubblicato ieri, ma la festa di Halloween ha origini anche cristiane!
La parola Halloween ha una radice anglosassone e pare che derivi da una contrazione della frase "All Hallows Eve", ovvero la notte di Ognissanti.

Nell’Irlanda celtica questa notte coincideva con la fine dell’estate e i colori tipici erano l’arancio, per ricordare la mietitura e quindi la fine dell’estate, il nero per simboleggiare l’imminente buio dell’inverno. E’ per questo motivo che i colori che caratterizzano Halloween sono l’arancio ed il nero. La leggenda narra che gli spiriti erranti dei morti durante l’anno, tornassero la notte del 31 ottobre in cerca di un corpo da possedere per l’anno successivo. Ovviamente i vivi non volevano essere posseduti! Quindi i contadini dei villaggi, rendevano le loro case fredde ed indesiderabili spegnendo i fuochi nei camini, rendendo i loro corpi orribili, mascherandosi da mostri e gironzolando tra le case per spaventare gli spiriti che incontravano.

Le tradizioni che accompagnano la notte di Halloween sono due: "Dolcetto o scherzetto", che, pare, abbia ha origine dalla questua praticata il 1° novembre dai primi Cristiani, che vagavano di villaggio in villaggio elemosinando un po’ di "pane d’anima", un dolce di forma quadrata con l’uva passa, simile al ‘Pane di San Francesco’, dolce tipico di Assisi (è da ricordare che in molte regioni italiane, proprio per ricordare questa questua, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, vengono tutt’oggi tradizionalmente preparati alcuni dolci tipici il 31 ottobre per il 1′ novembre: per esempio, in Umbria, gli ‘ossi di morto’).

Più dolci ricevevano più preghiere promettevano per i parenti defunti dei donatori. Mentre la tradizione di Jack-o-lantern deriva sicuramente dal folklore irlandese, quindi tipicamente anglosassone: si narra che un uomo di nome Jack, noto baro e malfattore, ingannò Satana sfidandolo nella notte di Ognissanti a scalare un albero sulla cui corteccia incise una croce intrappolandolo tra i rami. Jack fece un patto col diavolo: se non lo avesse più indotto in tentazione lo avrebbe fatto scendere dall’albero. Alla morte di Jack, continua la leggenda, gli venne impedito di entrare in paradiso a causa della cattiva condotta avuta in vita, ma gli venne negato l’ingresso anche all’inferno perché aveva ingannato il diavolo. Allora Satana gli dette un piccolo tizzone d’inferno per illuminare la via nella tremenda tenebra che lo attorniava. Per far durare più a lungo la fiamma Jack scavò un grosso cavolo rapa e ve la pose all’interno. In origine erano usati i cavoli rapa ma poi si scoprì che le zucche erano più grosse e più facili da scavare.

Ecco perché, a tutt’oggi, Jack-o-lantern è una zucca intagliata al cui interno è posata una lanterna. E questa è l’unica parte più anglo-americana inglobata, negli ultimi anni, dalla tradizione euro-cristiana ma, d’altro canto, noi europei-cristiani siamo stati i precursori del ‘dolcetto-scherzetto’ tradizione esportata in tutto il mondo, ‘sfruttando’ gli americani, non viceversa.

mercoledì 9 Novembre 2005

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